Il problema dei parchi in Italia è piuttosto complesso e merita
alcune considerazioni.
Intanto perchè si tende a fare "d'ogni erba un fascio":
i Parchi nazionali sono infatti strutture ben diverse da quelli regionali ed entrambe le
tipologie sono ancora diverse da tutte le altre molteplici forme di protezioni perviste
dalle diverse normative (es. Zone di ripopolamento e cattura, Oasi, Riserve naturali
ecc.), unico comune denominatore è l'eliminazione della caccia al loro interno (fanno
lodevole eccezione solo le Aree Wilderness), e a tal fine devono rientrare in quel 20-30%
del territorio agro silvo pastorale che per legge deve esser sottratto all'esercizio
venatorio (Legge 157/92).
La parola stessa "parco" appare sempre straordinariamente incompatibile con la
parola "caccia" e pertanto localmente si è dovuto ricorrere a veri "giri
di parole" per poter proteggere particolari ambienti , con il sostegno anche dei
cacciatori, senza pero farli rientrare nella parola "parchi"!
In realtà, mentre i Parchi nazionali, laddove rappresentano un reale "scampolo"
di ecosistemi sufficientemente intatti e/o rappresentativi (es. quello del Gran Paradiso e
d'Abruzzo) possono risultare veri "monumenti" della conservazione, esempi da
mantenere tal quali (anche a fini di ricerca e didattici), veri laboratori ove studiare (e
mostrare) il naturale svolgersi della vita, non si capisce perchè i Parchi regionali, per
lo più istituiti per conservare polmoni verdi, a fruizione antropica abbastanza banale e
domenicale, ma anche in qualche modo indirizzata e controllata, debbano rappresentare
analoga immagine di "sancta sactorum" della natura inviolata ! (inviolata come?
Basti pensare alle colonne multicolori e vocianti dei gitanti "amanti" della
natura!):
E comunque occorre dire ben chiaro e forte che, tranne le riserve naturali in senso
stretto (es.quelle "integrali"), tutte le suddette strutture , e i Parchi in
particolare, dovrebbero esser studiate ed istituite PER l'uomo e NON CONTRO l'uomo!
Con questa premessa potrebbe essere interessante ed utile a rendere più partecipata la
gestione una previsione di attività, seppur parziali e strettamente controllate, che in
qualche modo rientrano nella sfera della caccia, senza d'altra parte essere veramente
caccia.
Deroghe all'assoluta incompatibilità di cui s'è detto esistono già, in particolare
quando l'azione dell'uomo col fucile può assumere funzione di riequilibrio: lo si è
rilevato più volte in seguito all'esplosione demografiche di molte specie di ungulati
all'interno dei parchi , dove sono state utilizzate le metodologie proprie della caccia di
selezione.
Permane tuttavia il veto per l'ingresso dei cani, "sotto qualsiasi forma"!
E qui sta un punto che potrebbe esser oggetto di approfondimento;
- E' incontrovertibile che il cane in genere causa disturbo alla
fauna selvatica.
- E' anche vero tuttavia che in molti parchi regionali NON c'è
fauna da disturbare, almeno in certe aree e in certi periodi.
- E' inoltre pensabile che un disturbo controllato non sia poi
così "fatale", visto le numerose specie di predatori presenti nei parchi stessi
, che cercano non solo di far volare o correre, ma di mangiarsi quelle specie che
potrebbero essere un poco disturbate dai coani accompagnati dai proprietari.
- Occorre infine stabilire cosa si intende per " cane" :
tutti i cani, con padroni che nulla sanno dell'eventuale disturbo e che magari pensano che
il loro "boby" voglia giocare col leprotto che insegue, oppure i cani corretti e
in mano a persone che sanno quello che fanno!
E qui passiamo al punto seguente..
- Mediazione vorrebbe che, soprattutto in certi parchi del
centro-sud , dove tra l'altro hanno fagocitato aree favorevolissime alla caccia con il
cane da ferma, alla beccaccia in particolare (localmente abbondante in zone boscate poco
idonee ad altra fauna disturbabile), potessero esser concesse limitate possibilità di
fruizione anche a questa componente umana che da secoli ne aveva conoscenza e utilizzo, ad
esempio permettendo lo svolgimento di prove cinofile , in limiti di spazio e tempo
razionali da stabilirsi, e enche utilizzando gli stessi cinofili per monitorare la
presenza di alcune specie elusive, non evidenziabili senza l'uso di un cane.
E' un invito e una speranza!
Silvio Spanò