Caro Sandro,
da tempo dovevo farmi vivo, ma è mancato tempo e spirito. Impegni,
tensioni e tutto il resto della mia "vita normale" non lasciano molto spazio a
quel "pensiero libero" che, se pur soffocato, resiste in me..
Lo strumento per farlo riemergere è ben conosciuto: una sana
giornata di caccia e tutto ritorna a posto!!
Oggi ne avevo proprio bisogno, dovevo ricostruirmi!
Perciò dopo un giro tra cerri e lecci, peraltro infruttuoso come
ripetutamente in questo secco e gelido mese di gennaio, sono risalito sulla parte alta
alla conquista ( sempre agognata) di quella cima a noi ben nota : Il Redentore.
Ne sono certo : in questo momento mi invidi e ti balzano alla mente
ricordi che si sovrappongono confusi: la pineta con le beccacce che tu e Mizar non
riuscivi a contare, quella coppia tra i faggi, le ferme di Mizar a fine a giornata, i
burroni improvvisi e profondi, ma soprattutto quella luna che comparve come dincanto
dopo una folata di vento così grande e piena, da impaurirci e stupirci nello stesso
momento e, poi, esaltarci.
Sandro, queste cose mi mancano, e di esse ne ho bisogno per
ricaricarmi: perciò oggi sono qui, tra chiazze di neve, seduto su una pietra, con Bellina
accucciata tra le gambe, a respirare laria frizzante di montagna, rimirando
limmobilità di questo nostro bel mare blu.
Ho la penna, una di quelle piccoline - apprezzato dono di mia
figlia - ma non ho carta; ho solo quella solita, destinata ad uso non
..edificante,
ma in questa occasione è anchessa utile per esprimere la mia opinione sul
Beccacciaio.
Lessi da qualche parte, anni fa, la differenza tra il cacciatore di
campagna e quello di città.
Il primo, in naturale e continuo contatto diretto con la natura
preleva da essa, con spontaneità, tutto quanto essa offra. Il suo obiettivo primario è
il prelievo e perciò si affina nella tecnica e si specializza nelle armi e negli
strumenti per la caccia. Ciò, tuttavia, in sintonia con un forte senso della tutela e
della conservazione (cosa, questa, che gli anticaccia , unitamente a tante altre
importanti sfumature, non capiranno mai).
Il secondo, invece, privo di uno "status" originario,
diviene quasi forzatamente specialistico, fruendo, per alcuni versi, solo di parte di
quello che la natura offre.
Vive, però, la natura con senso di eccezionalità ed intensità tali da portarlo a
ricercare e ritrovare nella caccia in quella alla beccaccia, in particolare
spinte emozionali forti.
Da questa considerazione, solo in parte accettabile, vorrei partire
per individuare la profonda differenza che, a parer mio distingue e, talvolta,
contrappone, il Beccacciaio al cacciatore di beccacce.
Mi rendo conto che non è agevole cogliere il distinguo così
dimpatto, ma riflettiamo:
un cacciatore di beccacce, sotto acqua e neve, tra rovi ed
acquitrini, da mattina a sera percorre distanze infinite tra i boschi per ricercare lei,
folletto dombra, e tentare di farla sua. Se non la trova si dispera, quasi
impazzisce, ma poi crolla la sua tensione e, anche contrariamente al suo stile, si lascia
andare a qualche piccolo tradimento (fagiano, riserva, tordi ecc.)
Il Beccacciaio ugualmente ricerca la beccaccia, ma senza avere
quale obiettivo primario, se pur non escludendolo, il prelievo: desiderio dominante è di
rinnovare nel bosco, in quella attività di riverente ricerca emozioni che danno benessere
e sublimano il suo animo. Punte di queste emozioni, è innegabile, si ritrovano
nellincontro ed il prelievo, ma questultimo già come fase discendente
dellapice conseguibile con lincontro.
La netta diversità tra le due figure genera atteggiamenti diversi
e talvolta opposti.
Due cacciatori di beccacce che hanno trovato una regina, senza
incarnierarla, sono cupi e contrariati: si consultano con frenesia per stabilire
subitaneamente nuove e più sottili strategie.
Comportamenti, questi, perfettamente individuati nei testi
specializzati - anche di autori di tutto rispetto che interpretano la caccia alla
beccaccia soprattutto come un confronto, di natura esclusivamente numerico con gli altri
cacciatori, verificabile essenzialmente con la triste rappresentazione di capi abbattuti;
e poi ci scandalizziamo se la Crimea oggi rappresenta leldorado dei cacciatori di
beccacce!!
Un Beccacciaio, al quale è volata silenziosamente una beccaccia,
invece, ci appare seduto su un tronco di taglio, con il cuore che gli palpita mentre
accarezza il suo cane; è freneticamente eccitato, ma sorride pensando alla sua giornata
di caccia, improvvisamente coloratasi per quellincontro: ripartire nella sua ricerca
lo stimola ancor più, lasciandogli pregustare la forte emozione che di lì a poco un
nuovo incontro potrà dargli. Si avvia quindi verso la direzione prescelta e ad ogni passo
crescono tensione e concentrazione, e la mente si affolla di pensieri, programmi,
supposizioni. Lo sforzo, talvolta, appare insostenibile: cala il controllo dei sensi e
prevale lannullamento. Poi uno svolattio nervoso, un salto e cambia il cielo:
subitaneo un attimo di smarrimento, di esaltazione, di sublimazione, un profondo senso di
benessere che si innalza con quelle piume
e subito si avverte il bisogno di
rinnovarlo.
Questo è linferno ed il paradiso del Beccacciaio!
In una estensione più ampia del concetto di Beccacciaio,
qualificherei Beccacciaio chi vive intensamente la sua vita, tentando di perseguire il suo
appagamento emozionale nel rispetto di tutto e di tutti.
Lo sforzo di raggiungere lirraggiungibile è nelluomo,
ma è desiderio da ben interpretare, soprattutto con profonda onestà, intellettuale e di
cuore.
E quanto si ha dentro traspare inevitabilmente dai modi, dagli
atteggiamenti, dalle espressioni.
Quando capita di incontrare cacciatori di beccacce nel bosco, sono
almeno in due, tre, quattro con ghigno dispiaciuto e aria scostante; li precede un gregge
di cani che trascinano penzoloni campanacci, dalle misure spropositate e dal suono
assordante. Mai racconteranno dei loro incontri, mal celandosi (dal più furbo al più
fesso) dietro occhiate furtive e a loro parere fuorvianti; avranno il fucile sempre
imbracciato, senza sicura e sempre pronti al fuoco incrociato (qualche volta mi è
capitato di incontrarli nel momento clou non lo racconto, ma sono momenti
impressionanti).
E quando si incontra il Beccacciaio?
E solo, sorridente, stanco, abbastanza soddisfatto di sé,
del suo cane, ma mai appagato: può decidere anche a fine giornata di conquistare
"quella cima avvolta nei pochi faggi"; ha titubanza a far guardare la sua preda,
della quale, così immobile, poco si compiace; ha piacere, invece, a soffermarsi sulla
spettacolarità dellazione, sugli indicatori delle "presenze sfuggenti"
ecc.. Il suo racconto non è mai cruento e si tinge via via di colori solo suoi , fino ad
abbandonare la realtà ed assumere, invece, un tono in parte autobiografico ed in parte
surreale; si confondono i tratti veri e quelli sognati. Poi prevale limmaturo ed il
miracolo si materializza.
Cosa credi: se oggi in tanti si dedicano alla beccaccia, è per
merito (o colpa) del Beccacciaio, che quando ne ha parlato lha esaltata talmente, da
stimolare ogni neofita a tali particolari esperienze.
Ricordi il Garavini, quando parla della sua maliarda? Quel libro
lavrò riletto cento volte, ma mai mi è apparso prevalente lintento di voler
incarnierare beccacce. Era, quel libro, pervaso di una gran voglia di trasmettere agli
altri la propria passione ad inseguire la beccaccia là dove essa si spostava, con la
certezza che una amante così fedele non avrebbe certo deluso il suo innamorato e,
puntuale, si sarebbe presentata allincontro.
Che passo, quando ricordava della caccia allestero e di
quella volta che lui, acciaccato ed immobile, aveva seguito i suoi compagni solo per
accoglierli al ritorno e respirare con loro quella gioiosa atmosfera di vera caccia.
Certo a queste condizioni gran parte di quelli che oggi vanno in
Crimea, non ci sarebbero andati!. Ma chiariamoci, io contro la Crimea non ho niente, se si
è Beccacciai lo si è anche lì. Ciò che rifiuto è il modo aberrante di intendere la
caccia, anche in Crimea - e questo non lo dico a favore delle compagnie che organizzano
viaggi in quelle regione, ma solo perché queste, se possibile trasferiscano e trasmettano
ai loro clienti comportamenti più giusti!
A questo punto ritengo dover dire qualcosa anche sul cane.
Del resto il modo " Beccacciaio" emerge anche qui.
Il cacciatore di beccacce ha un grosso rispetto del suo ausiliare,
ma in senso strettamente utilitaristico. In tale ottica, fino a qualche tempo fa, oggi
molto meno, (allepoca erano tanti i cacciatori di campagna e pochi quelli di
città), il miglior cane da beccacce era quello che non si allontanava eccessivamente, si
manteneva sempre a distanza di schioppo e consentiva "di non perdere un colpo".
Oggi, dopo la frenesia del trialer, tale visione è stata superata
da quella che il cane deve allargare maggiormente, al fine di poter perlustrare una
maggiore quantità di terreno con presumibili maggiori possibilità di incontro.
Tuttavia, in questa sede, è mio intento prescindere da
disquisizioni strettamente tecniche e parlare (non suoni strano!!) del cane beccacciaio.
Non ha quindi tanta importanza parlare di collegamento, di stile, di nota; accantonate le
questioni canoniche, lanalisi diventa più complessa e va ad incentrarsi sul
"cuore" dellanimale.
Perché il cane beccacciaio, anche con poca grazia, a tre zampe,
con nessuna caratteristica di razza, cercherà beccacce da mane a sera. E non cè da
illudersi, quando avvertirà la beccaccia si dimenticherà del padrone, sarà sordo ai
richiami, lo abbandonerà per lunghi momenti, non ritornerà da lui, lo farà dannare.
Sarà, come il suo padrone, pervaso dalleccitazione ed attraverserà il bosco con
andatura sempre crescente, trascurando salite fossi e rovi, ansioso quasi un adolescente
al suo primo appuntamento damore.
E quando si sentirà quel bip lontano tuonare cupamente, non
cè da affrettarsi troppo, godiamoci quel richiamo melodioso: sarà lì con il suo
tartufo, alto e scuro, sempre in costante movimento, ad indicare loggetto dei
desideri, quel folletto ombroso che ammalia sia noi che lui.
A volte ci penso: ma che peccato che il cane non abbia lanima
per innamorarsi della beccaccia.
Ed in queste condizioni, perché meravigliarsi se i risultati dei
ns. colpi sono deludenti; le forti emozioni sono già di per sé appaganti e non
consentono il mantenimento della concentrazione anche al momento dello sparo.
Per quanto mi riguarda io riesco ad essere unaccettabile
doppietta solo quando lazione si svolge su cani non miei: allora la concentrazione
la mantengo fino in fondo, come mi capitò in quella epifania di qualche anno fa che
trovammo tante beccacce, ma solo con i cani del mio amico ed io non persi un colpo: mai
capitato ( con i miei cani non supero medie del due su dieci).
Mi accompagno da sempre a pointer, uso il bip - e non più quel
campanaccio fastidioso che annullava tutti i rumori del bosco - regolato in modo che suoni
solo quando il cane è in ferma ed una doppietta a cani esterni, che "carico "
solo quando il cane è in ferma. Questanno mi è capitato una trentina di volte, ma
le emozioni sono state fortissime perché Bellina, il mio amore di pointer (a cui
attribuisco un'anima capace di innamorarsi), di quasi tre anni, pare che si stia
finalmente innamorando sul serio della beccaccia.
Il mio desiderio più grande: "poter ammirare, da lontano,
sulla cima più alta del monte, la mia pointer ferma al limitare dei faggi e dopo un
po seguire il volo della beccaccia fino a quando sparisce
."
Caro Sandro, starei ancora qua a scriverti, ma devo affrettarmi, il
sole ormai sta tramontando.
Certo che parlarti è come una bella giornata di caccia e di questo
te ne sono grato.
Se potessi rivolgermi ad un neofita che, mi auguro non ancora
contaminato, si sta avvicinando al mondo meraviglioso della beccaccia, vorrei potergli
raccontare le poche e banali riflessioni che ho innanzi tentato di trasmettere,
aggiundendo anche un ulteriore suggerimento:
vivi la tua caccia, fino in fondo, senza esagerazioni ed isterismi,
in sintonia con il tuo tempo ed il tuo cuore. Non farti coinvolgere da chi con fare
demoniaco ti propone lussurie (aspetto) e ricchezza (Crimea), e resisti anche a chi con
rigorismo di stile "savonaroliano", minaccia tempeste e fulmini per luso
delle cose che in fondo ti piacciono (barbour per la pioggia, dispersante nel bosco fitto,
bip al cane e così via : le novità sono del tuo tempo e tu la caccia la devi vivere
profondamente: così come sei e ne potrai cogliere la magia.
Adesso , Sandro devo salutarti e lo faccio con calore, dedicandoti
questo scritto con la consapevolezza che sei stato felice di ascoltarmi, auspicandomi che
mille altri come noi godano delle stesse emozioni, ma con un pensiero anche agli altri,
che diversi da noi, possano un giorno dire: Dio che mi sono perso.
Pietro