Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Il bosco delle parole

22.02.99

Beccacciaio
oppure
cacciatore di Beccacce?

di Pietro Masucci

N.d.R.
Ricevo e pubblico volentieri questo scritto dal mio amico e compagno di innumerevoli ed indimenticabili giornate di caccia.
Rendervi partecipi di questi pensieri che celano emozioni che andrebbero altrimenti custodite e tenute gelosamente ed intimamente nascoste, è cosa che faccio di cuore e volentieri, pensando che in tutti noi c'è sempre uno spazio per la crescita e la riflessione.
Noi che abbiamo diviso e condiviso boschi e cime di mezza Italia, che ci siamo incontrati e scontrati, confrontati, divisi,.... ci ritroviamo poi, sempre e puntualmente ...Beccacciai per l'eternità.
E quando un giorno avremo finito il nostro percorso terreno ci ritroveremo, ne sono sicuro, ad andare per Beccacce anche nei boschi del Paradiso.
In questo scritto ho cambiato, facendo un torto alla grammatica italiana, solo la "b" di Beccacciaio, rendendola maiuscola, come merita di esserlo tutte le volte che dietro un cacciatore si nasconde un galantuomo che ama le Beccacce.
Grazie Pietro

 


Caro Sandro,

da tempo dovevo farmi vivo, ma è mancato tempo e spirito. Impegni, tensioni e tutto il resto della mia "vita normale" non lasciano molto spazio a quel "pensiero libero" che, se pur soffocato, resiste in me..

Lo strumento per farlo riemergere è ben conosciuto: una sana giornata di caccia e tutto ritorna a posto!!

Oggi ne avevo proprio bisogno, dovevo ricostruirmi!

Perciò dopo un giro tra cerri e lecci, peraltro infruttuoso come ripetutamente in questo secco e gelido mese di gennaio, sono risalito sulla parte alta alla conquista ( sempre agognata) di quella cima a noi ben nota : Il Redentore.

Ne sono certo : in questo momento mi invidi e ti balzano alla mente ricordi che si sovrappongono confusi: la pineta con le beccacce che tu e Mizar non riuscivi a contare, quella coppia tra i faggi, le ferme di Mizar a fine a giornata, i burroni improvvisi e profondi, ma soprattutto quella luna che comparve come d’incanto dopo una folata di vento così grande e piena, da impaurirci e stupirci nello stesso momento e, poi, esaltarci.

Sandro, queste cose mi mancano, e di esse ne ho bisogno per ricaricarmi: perciò oggi sono qui, tra chiazze di neve, seduto su una pietra, con Bellina accucciata tra le gambe, a respirare l’aria frizzante di montagna, rimirando l’immobilità di questo nostro bel mare blu.

Ho la penna, una di quelle piccoline - apprezzato dono di mia figlia - ma non ho carta; ho solo quella solita, destinata ad uso non …..edificante, ma in questa occasione è anch’essa utile per esprimere la mia opinione sul Beccacciaio.

Lessi da qualche parte, anni fa, la differenza tra il cacciatore di campagna e quello di città.

Il primo, in naturale e continuo contatto diretto con la natura preleva da essa, con spontaneità, tutto quanto essa offra. Il suo obiettivo primario è il prelievo e perciò si affina nella tecnica e si specializza nelle armi e negli strumenti per la caccia. Ciò, tuttavia, in sintonia con un forte senso della tutela e della conservazione (cosa, questa, che gli anticaccia , unitamente a tante altre importanti sfumature, non capiranno mai).

Il secondo, invece, privo di uno "status" originario, diviene quasi forzatamente specialistico, fruendo, per alcuni versi, solo di parte di quello che la natura offre.
Vive, però, la natura con senso di eccezionalità ed intensità tali da portarlo a ricercare e ritrovare nella caccia – in quella alla beccaccia, in particolare – spinte emozionali forti.

Da questa considerazione, solo in parte accettabile, vorrei partire per individuare la profonda differenza che, a parer mio distingue e, talvolta, contrappone, il Beccacciaio al cacciatore di beccacce.

Mi rendo conto che non è agevole cogliere il distinguo così d’impatto, ma riflettiamo:

un cacciatore di beccacce, sotto acqua e neve, tra rovi ed acquitrini, da mattina a sera percorre distanze infinite tra i boschi per ricercare lei, folletto d’ombra, e tentare di farla sua. Se non la trova si dispera, quasi impazzisce, ma poi crolla la sua tensione e, anche contrariamente al suo stile, si lascia andare a qualche piccolo tradimento (fagiano, riserva, tordi ecc.)

Il Beccacciaio ugualmente ricerca la beccaccia, ma senza avere quale obiettivo primario, se pur non escludendolo, il prelievo: desiderio dominante è di rinnovare nel bosco, in quella attività di riverente ricerca emozioni che danno benessere e sublimano il suo animo. Punte di queste emozioni, è innegabile, si ritrovano nell’incontro ed il prelievo, ma quest’ultimo già come fase discendente dell’apice conseguibile con l’incontro.

La netta diversità tra le due figure genera atteggiamenti diversi e talvolta opposti.

Due cacciatori di beccacce che hanno trovato una regina, senza incarnierarla, sono cupi e contrariati: si consultano con frenesia per stabilire subitaneamente nuove e più sottili strategie.

Comportamenti, questi, perfettamente individuati nei testi specializzati - anche di autori di tutto rispetto – che interpretano la caccia alla beccaccia soprattutto come un confronto, di natura esclusivamente numerico con gli altri cacciatori, verificabile essenzialmente con la triste rappresentazione di capi abbattuti; e poi ci scandalizziamo se la Crimea oggi rappresenta l’eldorado dei cacciatori di beccacce!!

Un Beccacciaio, al quale è volata silenziosamente una beccaccia, invece, ci appare seduto su un tronco di taglio, con il cuore che gli palpita mentre accarezza il suo cane; è freneticamente eccitato, ma sorride pensando alla sua giornata di caccia, improvvisamente coloratasi per quell’incontro: ripartire nella sua ricerca lo stimola ancor più, lasciandogli pregustare la forte emozione che di lì a poco un nuovo incontro potrà dargli. Si avvia quindi verso la direzione prescelta e ad ogni passo crescono tensione e concentrazione, e la mente si affolla di pensieri, programmi, supposizioni. Lo sforzo, talvolta, appare insostenibile: cala il controllo dei sensi e prevale l’annullamento. Poi uno svolattio nervoso, un salto e cambia il cielo: subitaneo un attimo di smarrimento, di esaltazione, di sublimazione, un profondo senso di benessere che si innalza con quelle piume……e subito si avverte il bisogno di rinnovarlo.

Questo è l’inferno ed il paradiso del Beccacciaio!

In una estensione più ampia del concetto di Beccacciaio, qualificherei Beccacciaio chi vive intensamente la sua vita, tentando di perseguire il suo appagamento emozionale nel rispetto di tutto e di tutti.

Lo sforzo di raggiungere l’irraggiungibile è nell’uomo, ma è desiderio da ben interpretare, soprattutto con profonda onestà, intellettuale e di cuore.

E quanto si ha dentro traspare inevitabilmente dai modi, dagli atteggiamenti, dalle espressioni.

Quando capita di incontrare cacciatori di beccacce nel bosco, sono almeno in due, tre, quattro con ghigno dispiaciuto e aria scostante; li precede un gregge di cani che trascinano penzoloni campanacci, dalle misure spropositate e dal suono assordante. Mai racconteranno dei loro incontri, mal celandosi (dal più furbo al più fesso) dietro occhiate furtive e a loro parere fuorvianti; avranno il fucile sempre imbracciato, senza sicura e sempre pronti al fuoco incrociato (qualche volta mi è capitato di incontrarli nel momento clou – non lo racconto, ma sono momenti impressionanti).

E quando si incontra il Beccacciaio?

E’ solo, sorridente, stanco, abbastanza soddisfatto di sé, del suo cane, ma mai appagato: può decidere anche a fine giornata di conquistare "quella cima avvolta nei pochi faggi"; ha titubanza a far guardare la sua preda, della quale, così immobile, poco si compiace; ha piacere, invece, a soffermarsi sulla spettacolarità dell’azione, sugli indicatori delle "presenze sfuggenti" ecc.. Il suo racconto non è mai cruento e si tinge via via di colori solo suoi , fino ad abbandonare la realtà ed assumere, invece, un tono in parte autobiografico ed in parte surreale; si confondono i tratti veri e quelli sognati. Poi prevale l’immaturo ed il miracolo si materializza.

Cosa credi: se oggi in tanti si dedicano alla beccaccia, è per merito (o colpa) del Beccacciaio, che quando ne ha parlato l’ha esaltata talmente, da stimolare ogni neofita a tali particolari esperienze.

Ricordi il Garavini, quando parla della sua maliarda? Quel libro l’avrò riletto cento volte, ma mai mi è apparso prevalente l’intento di voler incarnierare beccacce. Era, quel libro, pervaso di una gran voglia di trasmettere agli altri la propria passione ad inseguire la beccaccia là dove essa si spostava, con la certezza che una amante così fedele non avrebbe certo deluso il suo innamorato e, puntuale, si sarebbe presentata all’incontro.

Che passo, quando ricordava della caccia all’estero e di quella volta che lui, acciaccato ed immobile, aveva seguito i suoi compagni solo per accoglierli al ritorno e respirare con loro quella gioiosa atmosfera di vera caccia.

Certo a queste condizioni gran parte di quelli che oggi vanno in Crimea, non ci sarebbero andati!. Ma chiariamoci, io contro la Crimea non ho niente, se si è Beccacciai lo si è anche lì. Ciò che rifiuto è il modo aberrante di intendere la caccia, anche in Crimea - e questo non lo dico a favore delle compagnie che organizzano viaggi in quelle regione, ma solo perché queste, se possibile trasferiscano e trasmettano ai loro clienti comportamenti più giusti!

A questo punto ritengo dover dire qualcosa anche sul cane.

Del resto il modo " Beccacciaio" emerge anche qui.

Il cacciatore di beccacce ha un grosso rispetto del suo ausiliare, ma in senso strettamente utilitaristico. In tale ottica, fino a qualche tempo fa, oggi molto meno, (all’epoca erano tanti i cacciatori di campagna e pochi quelli di città), il miglior cane da beccacce era quello che non si allontanava eccessivamente, si manteneva sempre a distanza di schioppo e consentiva "di non perdere un colpo".

Oggi, dopo la frenesia del trialer, tale visione è stata superata da quella che il cane deve allargare maggiormente, al fine di poter perlustrare una maggiore quantità di terreno con presumibili maggiori possibilità di incontro.

Tuttavia, in questa sede, è mio intento prescindere da disquisizioni strettamente tecniche e parlare (non suoni strano!!) del cane beccacciaio. Non ha quindi tanta importanza parlare di collegamento, di stile, di nota; accantonate le questioni canoniche, l’analisi diventa più complessa e va ad incentrarsi sul "cuore" dell’animale.

Perché il cane beccacciaio, anche con poca grazia, a tre zampe, con nessuna caratteristica di razza, cercherà beccacce da mane a sera. E non c’è da illudersi, quando avvertirà la beccaccia si dimenticherà del padrone, sarà sordo ai richiami, lo abbandonerà per lunghi momenti, non ritornerà da lui, lo farà dannare. Sarà, come il suo padrone, pervaso dall’eccitazione ed attraverserà il bosco con andatura sempre crescente, trascurando salite fossi e rovi, ansioso quasi un adolescente al suo primo appuntamento d’amore.

E quando si sentirà quel bip lontano tuonare cupamente, non c’è da affrettarsi troppo, godiamoci quel richiamo melodioso: sarà lì con il suo tartufo, alto e scuro, sempre in costante movimento, ad indicare l’oggetto dei desideri, quel folletto ombroso che ammalia sia noi che lui.

A volte ci penso: ma che peccato che il cane non abbia l’anima per innamorarsi della beccaccia.

Ed in queste condizioni, perché meravigliarsi se i risultati dei ns. colpi sono deludenti; le forti emozioni sono già di per sé appaganti e non consentono il mantenimento della concentrazione anche al momento dello sparo.

Per quanto mi riguarda io riesco ad essere un’accettabile doppietta solo quando l’azione si svolge su cani non miei: allora la concentrazione la mantengo fino in fondo, come mi capitò in quella epifania di qualche anno fa che trovammo tante beccacce, ma solo con i cani del mio amico ed io non persi un colpo: mai capitato ( con i miei cani non supero medie del due su dieci).

Mi accompagno da sempre a pointer, uso il bip - e non più quel campanaccio fastidioso che annullava tutti i rumori del bosco - regolato in modo che suoni solo quando il cane è in ferma ed una doppietta a cani esterni, che "carico " solo quando il cane è in ferma. Quest’anno mi è capitato una trentina di volte, ma le emozioni sono state fortissime perché Bellina, il mio amore di pointer (a cui attribuisco un'anima capace di innamorarsi), di quasi tre anni, pare che si stia finalmente innamorando sul serio della beccaccia.

Il mio desiderio più grande: "poter ammirare, da lontano, sulla cima più alta del monte, la mia pointer ferma al limitare dei faggi e dopo un po’ seguire il volo della beccaccia fino a quando sparisce…."

Caro Sandro, starei ancora qua a scriverti, ma devo affrettarmi, il sole ormai sta tramontando.

Certo che parlarti è come una bella giornata di caccia e di questo te ne sono grato.

Se potessi rivolgermi ad un neofita che, mi auguro non ancora contaminato, si sta avvicinando al mondo meraviglioso della beccaccia, vorrei potergli raccontare le poche e banali riflessioni che ho innanzi tentato di trasmettere, aggiundendo anche un ulteriore suggerimento:

vivi la tua caccia, fino in fondo, senza esagerazioni ed isterismi, in sintonia con il tuo tempo ed il tuo cuore. Non farti coinvolgere da chi con fare demoniaco ti propone lussurie (aspetto) e ricchezza (Crimea), e resisti anche a chi con rigorismo di stile "savonaroliano", minaccia tempeste e fulmini per l’uso delle cose che in fondo ti piacciono (barbour per la pioggia, dispersante nel bosco fitto, bip al cane e così via : le novità sono del tuo tempo e tu la caccia la devi vivere profondamente: così come sei e ne potrai cogliere la magia.

Adesso , Sandro devo salutarti e lo faccio con calore, dedicandoti questo scritto con la consapevolezza che sei stato felice di ascoltarmi, auspicandomi che mille altri come noi godano delle stesse emozioni, ma con un pensiero anche agli altri, che diversi da noi, possano un giorno dire: Dio che mi sono perso.

 

Pietro

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