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| 22.03.99 | |
La regina nero su bianco
Da qualche tempo, è in corso una querelle, tra gli addetti ai lavori, su quanto sia opportuno parlare della beccaccia sulle riviste specializzate e come questo possa tornare utile al selvatico o se viceversa, diventi una cassa di risonanza per tutti quei cacciatori, che alla ricerca di un identità, affascinati dal mito, diciamolo pure, pompato, si riversano nei boschi alla ricerca della lungobeccuta regina. Da qui a credere che il diffondersi dell'argomento sia cosa recente ce ne passa. Chiunque mastichi un minimo di bibliografia venatoria, sa che non esiste autore, codaiolo e non, che non abbia dedicato uno o più capitoli a questo selvatico, a dimostrazione che un innamorato non può esimersi da citare l'oggetto del suo desiderio. La caccia alla beccaccia è oggi profondamente cambiata, in buona parte per i mutamenti dell'habitat; per il diffondersi della specializzazione unita alla cultura cinofila ed è, in molti casi migliorata grazie al diffondersi di una diversa sensibilità che non può prescindere dall' etica divulgativa della letteratura specializzata che l'ha senza dubbio coltivata. Ma proprio per quelli che combattono a spada tratta, nel nome della conservazione della specie, o forse più semplicemente per non avere nuovi concorrenti tra i piedi, voglio citare una voce autorevole, quella di Ettore Garavini, fondatore del Club della Beccaccia, che nel prologo della prima edizione del suo libro "La beccaccia" del 1938, scriveva: "La passione ardente che mi trascina ogni anno a ricercare la beccaccia nei boschi dell' Appennino e nelle folte macchie della Maremma, fece sorgere in me il vivo desiderio di conoscere e sapere qualche cosa di più preciso e di più intimo sul conto di questo misterioso e selvaggio ucello crepuscolare. (....) Sarò infinitamente lieto se questa mia modesta monografia, priva di ogni pretesa dogmatica e letteraria, servirà a far nascere in chi la legge il desiderio di sapere più di quello che essa realmente contenga: mi auguro anzi che altri Italiani, più competenti e più preparati di me, vogliano ancora scrivere su questo argomento che affascina e che ha materia per tutti senza diminuirne per nulla le sue attrattive e senza esaurirlo" Di conseguenza credo che sia meglio lasciare da parte queste futili discussioni e godere delle esperienze di quei cacciatori che non per autocelebrazione, speriamo, hanno dedicato, e dedicano le pagine dei loro articoli alla maliarda regina del bosco. Tornando a getto all'argomento di questo articolo, possiamo dividere la letteratura specializzata in diversi tipi: Al primo gruppo appartengono i libri squisitamente scientifici, scritti da cacciatori ornitologi che hanno voluto miscelare la parte prettamente scientifica a quella empirica fondendole. Cito, per ordine di anzianità, si parla di letteratura italiana, Pietro Geronzi, che in anni non sospetti ha dato alle stampe, "La beccaccia", volumetto di 114 pagine edito a Fano nel 1937 e successivamente, il più completo: "La beccaccia ed il cane da ferma" pubblicato sempre a Fano nel 1939, questa volta di ben 643 pagine. L'autore ha diviso in tre parti ben distinte l'opera, dedicando la prima alla biologia, alle abitudini del selvatico ed al cane specialista per finire con un riassunto interessantissimo delle sue esperienze di caccia nel meridione d'Italia ed in Albania, che già negli anni trenta era meta venatoria ambita per i cacciatori Italiani. Nella seconda parte si parla dell'addestramento del cane da beccacciaro mentre nella terza il Geronzi, accenna alle malattie del cane e alla loro cura. Non va dimenticato infatti che l'autore era titolare di un allevamento noto con l'affisso dell'Adriatico per la selezione del setter inglese. Tra le due pubblicazioni descritte si inserisce quella del papà del Club della beccaccia Italiano, l'indimenticabile Ettore Garavini, che nel 1938 a Firenze per la Biblioteca di Diana pubblica "La beccaccia". Naturale evoluzione del libro di Geronzi del 37, citato nella bibliografia dell'opera, si arricchisce delle pubblicazioni sull'argomento soprattutto francesi, sviluppate ed elaborate in una perfetta fusione tra tecnica, scienza e caccia, rara per il tempo. Alcuni temi, trattati in altre sedi superficialmente, vengono approfonditi, dando al libro un più ampio respiro. Episodi di caccia in Maremma, sulle isole Toscane e in montagna allargano gli orizzonti della conoscenza della rusticola con una chicca finale: una tabella statistica sugli inanellamenti e catture avvenute nei primi anni del "900 nell'Europa centrale. Poi una dovuta concessione alla gola, con un capitolo dedicato alla beccaccia in cucina. Nel 1946 vede la luce la seconda edizione di questo testo a cui seguirà una edizione spagnola del 1955, preludio alla prima edizione, numerata (1000 copie) di "Beccacce e Beccacciai" del 1957, degno erede del testo precedente, in cui confluisce tutto il lavoro svolto dal l'autore, che realizza così un'opera fondamentale (Ancora oggi in catalogo). E' del 1960 una traduzione a quattro mani, con il figlio allora sedicenne, del "Il cacciatore di beccacce" di Polet de Faveaux, per finire "Moers, migrations et chasser de la becasse" edito a Parigi nel 1962. Nel 1963, viene pubblicato "Migratori alati", di Mario Rotondi, che avvalendosi della consulenza di illustri studiosi del tempo, celebra la beccaccia, dedicandogli ben 110 delle 613 del libro, affrontando sia gli aspetti tecnico-scientifici che quelli venatori senza trascurare le credenze ed i luoghi comuni, il tutto condito dalle splendide stampe a tutta pagina, e le illustrazioni in neretto del pittore venatorio Vittorio Caroli. Dopo un periodo di stasi, sull'argomento, nel 1966 arriva nelle librerie "La beccaccia" di Piero Pieroni, bel volume di 373 edito dall'Olimpia di Firenze, in cui l'autore da sfogo, con esclusiva originalità a tutto il suo sapere, che non è poco, sulla regina. Simpatico il modo con cui titola i diversi capitoli: "La beccaccia un personaggio; Scaccomatto alla regina etc. Da profondo conoscitore dell'ambiente, e frequentatore delle pagine venatorie, chiama a raccolta in un ampio capitolo, gli autori specialisti, con articoli tecnici tratti da riviste e libri, italiani ed esteri. Infine dedica un "Omaggio alla regina", con una raccolta tra i più bei racconti sulla beccaccia. A coronare il tutto le impareggiabili illustrazioni del grande Roberto Lemmi, che contribuiscono ad aumentare il vuoto che questo libro a lasciato, auspicandone quanto prima una nuova edizione. Passano rapidamente gli anni, e, come logico, la caccia si trasforma, così, alla luce di nuove esperienze c'è chi ritiene sia arrivato il momento di rivedere certi concetti espressi sulla caccia alla beccaccia. Lo fa, nel 1971 "Beccaccia" di Matteo Califano che raccoglie i suoi articoli, e quelli di altri autori, apparsi sulle riviste specializzate negli anni "60, in un prezioso quanto interessante resoconto, di esperienze, corroborate da valutazioni a carattere scientifico. Il testo che in alcuni passaggi risulta discutibile, a causa di considerazioni forse un po' troppo personali, ha il pregio di contenere una rassegna di episodi di caccia vissuta unici nel loro genere. Comunque il libro di Califano ha avuto un discreto successo di vendite ma mai quanto "Il libro della beccaccia" di Vincenzo Celano, che apparso nel 1973 è oggi, ancora in catalogo nella sua quarta edizione. Con il suo stile inconfondibile, l'autore affronta l'argomento beccaccia, con autorevolezza ed insieme con quella visione tipica del cacciatore vero. Tutti gli aspetti peculiari vengono trattati nei diversi articoli, confrontando, in diretta, le considerazioni scientifiche con quelle empiriche. Teatro delle vicende venatorie il sud d'Italia, dove, in attesa che il pane si ammorbidisca nella polla sorgiva, il cacciatore, riassume le proprie esperienze ad alta voce, per il godimento del lettore. Per la prima volta, inoltre, si parla di conservazione e di prove di caccia sulla beccaccia, con una piacevole appendice che mette a confronto la Scolopax Rusticola con la Philohela minor (Beccaccia americana). Chiude questa rassegna di libri squisitamente scientifici "Il punto sulla beccaccia", del 1982, in cui l'autore Silvio Spanò, insigne naturalista nonché presidente del Club della Beccaccia, fa il punto della situazione alla luce delle recentissime scoperte scientifiche che inevitabilmente sfatano molte credenze, aprendo nuovi interrogativi sulla biologia dell'arcera. Infatti spicca sotto il titolo della seconda edizione (ancora in catalogo) del 1994: "Stato delle conoscenze scientifiche al 1993", cosa che lo pone in assoluto all'avanguardia nel repertorio degli studi sulla beccaccia. Il libro, che non si sofferma eccessivamente sulla caccia, sviscera la parte scientifica con una puntualità che denota l'estrazione accademica dell'autore, professore universitario. Per la prima volta si parla a fondo di gestione razionale della specie e della sua conservazione; dei gruppi di studio europei; dei club e delle riviste specializzate. Non manca inoltre in appendice un recente studio sulla beccaccia americana ed un' estesa, quanto esauriente bibliografia mondiale sull'argomento, che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, la completezza della ricerca in un testo che non può e non deve assolutamente mancare nella libreria di ogni appassionato di beccacce. Al secondo gruppo, appartengono quegli autori, che hanno dedicato la loro esistenza venatoria alla caccia della beccaccia, affidando al lettore il compito di trarre insegnamento dagli episodi narrati. Da citare infine Pietro Chilanti che attraverso i ricordi delle cacciate romane descrive la macchia di Carrocceto, già citata da Niccolini e Noghera, esaltandone le caratteristiche di ambiente da beccacce. Proprio dove sorgeva il casello di carroceto, da carex carex nome latino di una pianta, molto comune in questa zona, sorge oggi la città di Aprilia, mentre dell'antica selva non resta che il ricordo narrato dagli autori venatori del tempo. Per quanto riguarda il meridione, Giuseppe Colacicco, raccogliendo gli articoli scritti su Diana negli anni 40/50, ha tracciato un immagine precisa su "Cacce di Puglie e Lucania", di quella che era la caccia alle beccacce in nel sud dell'Italia peninsulare. Immagini che ritroveremo più tardi, esattamente nel 1973, riproposte, oltre che da Vicenzo Celano, da Giorgio Gramignani, altro fautore del Club della Beccaccia, sul libro "Tra Cime boschi e paludi" ancora disponibile presso l'autore, dove vien dedicato ampio spazio alla caccia della regina, sia nell'Italia meridionale che nelle macchie del Conero. E dato che siamo tornati nel centro Italia non possiamo dimenticare un altro autore che ha dedicato la sua vita alla caccia ed in particolare a quella della regina: Piero Pieroni che nel 1972 ha pubblicato per le Edagricole "La beccaccia nel Whisky", che con le sue 266 pagine lascia nel lettore un il segno indelebile di rara intensità. Giacomo Cretti |
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