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Notizie storiche
Per i francesi non esiste una discussione
sulla storia del épagneul breton o non l’hanno mai fatta
troppo lunga sulla sua storia anche perché non hanno avuto
a che fare con benedetto Croce – filosofo e storicista –
che ha molto influenzato la cultura italiana e secondo il quale tutto
il reale è storia e la storia è tutto il reale e nulla
esiste che non sia storico.
Lo scrittore francese R. Munsch nel 1937 nel suo libro su L’
épagneul breton , aveva scritto che : “ Senza dubbio,
non è assolutamente necessario per gli allevatori dei nostri
giorni, conoscere nei dettagli quello che fu il breton nei secoli
passati”. Ma lo stesso R. Munsch cita nel suo libro tratti del
poema di Oppiano su La caccia nel quale si parla di cani bretoni denominati
“ agasse “ .Oppiano nativo della Cilicia, è un’
autore greco del II secolo dopo Cristo. Ma la descrizione di Oppiano
si riferisce a un cane che non aveva l’ istinto della ferma,
fu solo nel Medioevo, quando la diminuzione degli ungulati e l’
inizio della borghesizzazione della vita cambiò anche il modo
di andare a caccia.
Non è un caso quindi che solo verso la fine del Medioevo –
e non prima – noi abbiamo una testimonianza dell’ épagneul
breton quale cane da ferma. La testimonianza la fornisce nel 1387
Gaston Phoebus, conte di Foix, visconte del Bearn, una regione francese
dei Pirenei, nella sua opera Le livre de la chasse. Un accenno su
questo autore c’è anche nello standard.
Un’ottima considerazione la fa Edward Laverack, nel suo libro
Il setter, afferma : Io sono dell’opinione che tutti i setters,
in origine discendano più o meno dalle antiche nostra razze
di epagneuls, e credo che la maggio parte degli allevatori di qualche
merito, siano dell’avviso che il setter non è altro che
l’epagneul da ferma migliorato. In qual maniera il setter sia
pervenuto ad acquisire una ferma sufficiente, è difficile da
spiegare, cosi ne lascio la cura a cervelli più capaci del
mio.
Comunque , se noi volessimo avere l’idea di un épagneul
breton del passato, dovremmo rifarci, più che all’epoca
di Gaston Phoebus, al 1600/1700 e in particolare all’arte pittorica
fiamminga. E’ famosissimo quel quadro di Adriaen Beeldemaker
( 1618-1709 ), esposto al Rijksmuseum di Amsterdam, in cui è
riprodotto un cacciatore in compagnia di alcuni levrieri di un cane
a pelo lungo che noi possiamo senz’altro avvicinare ad un breton
, anche se non sappiamo , né possiamo sapere quali fossero
le sue funzioni. Se cioè fosse un cane da ferma o da cerca.
Avendo il cacciatore incernierato una lepre.
Ma è sempre su quadri sparsi un tutti i musei del mondo che
possiamo individuare i nostri breton simili per colore, coda mozza,
e tipicità.

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