| ORIGINI
La nostra era una Famiglia di Commercianti di Tessuti, mio padre
primogenito della famiglia, era emigrato in Sud America all'inizio degli anni 50, in
Venezuela conobbe e sposò mia madre, di lì a poco naque mio fratello Gianni.
Io il Venezuela non l'ho conosciuto, sono nato ad Avellino quando i
miei erano da poco ritornati in Patria.
Sono cresciuto in un paese del basso avellinese a ridosso della catena appenninica del Partenio, Mugnano del Cardinale, paese di grandi lavoratori, ma ahimè, anche di
emeriti bracconieri.
Ero ancora un bambino quando un giorno in solaio, mi ritrovai di
fronte ad una vecchia foto.
Era grande, impolverata ed ingiallita, la grossa cornice racchiudeva un immagine sbiadita,
quasi sfuocata.
Un uomo dai grossi e lunghi baffi aveva uno "schioppo" al fianco, e accanto
aveva un cane che sedeva nobile ai suoi piedi, ricordava gli attuali bracchi e di certo
non avrà avuto nè origini nobili e tantomeno pedigree, ma aveva l'aria di chi sa il
fatto suo.
Quell' antico ritratto era la foto del mio bisnonno.
L'immagine del vecchio cacciatore lasciò un segno profondo ed
indelebile, idealizzando i desideri del piccolo "vagabondo".
Fù così che naque in me quella passione che nel corso degli anni mi avrebbe coinvolto e
trascinato in una dimensione di vita che a volte paradossalmente diventava quasi
anacronistica.
L'uso della fionda lo imparai subito, e quel rudimentale attrezzo a
cui raramente potevo attribuire successi, mi accompagnava dall'alba al tramonto.
Poi ancora adolescente conobbi l'uso dei fucili ad aria compressa, feci "
l'occhio" e imparai a tener ferma la mano.
Nel frattempo non perdevo occasione per accompagnare cugini, amici e conoscenti per
imparare l'arte della caccia.
Appena compiuti sedici anni conseguii l'esame per il porto di armi,
e finalmente non fui più costretto a sottrarre il fucile di nascosto e ottenni il mio
calibro 12 semiautomatico.
Il mio primo cane si chiamava Dan, un Setter Inglese, e fù con lui
che di lì a poco conobbi una Regina che mi rubò letteralmente l'anima, La Beccaccia.
Conoscere il Setter Inglese fù una folgorazione, e ancora oggi amo
questa razza più di ogni altra.
Non discrimino le altre razze, ma trovo difficile pensare di andare
per boschi senza un setter. Senz'altro questione di "Feeling" , ma trovo che il
cane, in fondo, rispecchia l'animo del padrone.
Un giorno arrivò un cucciolo di sessanta giorni, la genealogia era
davvero di tutto rispetto lo comprai dal gentilissimo Sig. Marchesi titolare
dell'allevamento Gonzaghensis. Il piccolo setter aveva una grande macchia nera sull'occhio
destro, il resto del corpo era bianco come la neve, e tale sarebbe rimasto.
Questo particolare si sarebbe verificato molto utile in seguito,
per identificarlo nel bosco.
Lo chiamai Mizar, il nome mi fù ispirato da una stella doppia che si trova nella
costellazione dell'Orsa Maggiore.
Da grande non diventò mai uno stilista nel puro termine, la sua morfologia non glielo poteva consentire, ma un
beccacciaio senz'altro.
Le mie beccacce sono legate al ricordo di quell'animale che con i suoi occhi
languidi, la sua lunga canna nasale, e le sue lunghe setole bianche, era capace di
suscitare in me forti emozioni.
Si tradiva solo quando entrando nel bosco, dove trasformandosi,
diventava avido e appassionato.
Eppure non furono tutte rose e fiori, nessun cane nasce beccaccaio, e Mizar divenne tale
solo perchè non gli rimase altra alternativa.
Come monocacciatore gli offrii solo la possibiltà di sentire qualche quaglia durante la
stagione estiva per farlo mantenere attivo.
Sono stato sempre dell'opinione che un cane da beccacce dovrebbe essere usato con molta
parsimonia con altri volatili, ma qui le opinioni sono state spesso divergenti.
Ma il mio destino è stato crudele (almeno per il momento), un giorno del Gennaio 1992,
dopo aver vissuto una stagione di caccia bella ed intensa, dovetti lasciare il mio
"Borgo selvaggio".
I miei ricordi si fermano a quella ultima settimana vissuta da solo io ed il mio cane per
i boschi della Sila. In Italia lasciai i miei cari, i miei pochi veri amici, i boschi di
mezza Italia, e Mizar.
Era giunto il tempo di pensare ai miei "cuccioli".
Il resto è vita.
Alessandro Tedeschi
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