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| A mio padre
di Giorgio Minelli Veglia il cacciator mirando di sue prede ogni volo, sterpi e cespi vestendo natura è il suo rifugio. L'orizzonte mira silente ed ogni mossa è un sussulto, di vento un sibilo incanta l'udito quasi riducendo al caldo giaciglio. Una forma, una mossa, l'occhio punta, il dito freme, il freddo metallo vibra, risuona, rimbomba nella bruma lo sparo: la forma nera cade sull'orizzonte, le selve l'ingoian quasi rivendicando, con diritto, sua creatura. Possente l'uomo di fuoco capace, s'inchini Giove tonante co'suoi lampi, onore dia a tanta mortal natura. Un rumore rompe, ora, i sogni arditi, fedele il compagno ritorna, fra denti grondanti la preda che di suo sangue ha pagato tributo. La frescura ritorna del mane brumoso l'ardore è spento nella bisaccia e già è tempo di tornare alla veglia.
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