Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Amico
di Giuliano Rigoni Podestà

Mi giro di scatto sorpreso dall’improvviso rumore di una pigna che cade, sorrido in silenzio burlandomi,  vedendola rotolare verso il sentiero appena percorso.           Quel rumore ha fatto emergere il silenzio che mi circonda e che mi  fa ora inconsapevolmente trattenere il respiro, fino a sentire le pulsazione del mio cuore  rimbombarmi nelle tempia e fin dentro al cervello.
Il ritmo del mio cuore, sordo e profondo, sembra quasi fuori luogo in questa pace irreale, sembra disturbare la solennità dei centenari abeti che svettano verso il cielo lassù.
Tra i loro rami, di certo gli abitanti della foresta hanno già da tempo interrotto le loro faccende, per  meglio captare il pericolo che questo rumoroso intruso sta   portando.
Immobile resto in ascolto in questo strano silenzio formato da mille indistinti e leggeri rumori.
Riesco a poco a poco a decifrarli, mi concentro su quel leggero  scricchiolio fino a capirne l’origine, due rami d’abete che si toccano mossi dalla  brezza.
Più in alto un Crocere lascia cadere verso il basso le piccole scaglie di una pigna, dopo aver  rubato dal loro cuore con l’ingegnoso becco il piccolo seme nascosto. Mi appoggio al tronco di quest’albero e lentamente mi lascio scivolare verso le sue radici fino a sedermi ai suoi piedi, accolto da una strana sensazione di protezione, di maestosa  maternità, riesco a sentire contro la mia schiena la vita di quel gigante scorrere, succhiata con discrezione dalla terra, entro nella sua magia, lentamente divento parte di essa.
La mia immobilità riporta il silenzio nella foresta ed in esso riemergono i leggeri rumori dei suoi abitanti.- 

Lontano il grido di un Picchio Nero sembra un rimprovero, lo immagino, puntellato sul tronco di un abete mentre con il suo fine udito intercetta il lavoro delle larve nell’anima del legno,  un toc-toc-toc velocissimo  interrotto da brevi intervalli di verifica, per captare pericoli e per localizzare meglio il suo pasto nascosto.
Una Cincia balla tra i rami proprio sopra la mia testa, curiosa e incosciente scende sempre più in basso, imitata come in uno strano gioco di sfida al pericolo, dal quel piccolo amico con il ciuffetto arancione.
Quel minuscolo Regolo,  piccolo  oltre ogni immaginazione, che  per capirne veramente la fragilità  bisogna averlo tra le mani, come da bambini, quando si appiccicava sulle trappole di vischio che noi, giovani cacciatori, predisponevamo sulle gabbie delle Cince .
Con quanta leggerezza ed attenzione pulivamo le sue piccole zampette e le sue piume delicate, per poi appoggiarlo sul ramo basso di un abete nella falsa certezza che si sarebbe ripreso e sarebbe tornato a volare, ben sapendo che il suo minuscolo corpo era stato devastato da quella trappola, le sue piume rovinate e la sua vita rimasta tra le nostre piccole grandi mani.-

Pace, serenità, dolcezza, sentimenti che succhio avido da questo stare, sembra impossibile ma è così, sono rari quelli di noi che riescono a recepire e catturare dalla foresta queste sensazioni, questi tesori immateriali, siamo più abituati a portare a casa i suoi frutti, i suoi funghi o la sua legna, più facili da trovare, ma questo immenso tesoro di solito, non sembra interessarci.
Lo sguardo cade sui miei scarponi, le curiose formiche rosse non sono ancora riuscite a capire, ingannate dalla mia immobilità, se questa strana cosa sia o meno un intruso, un pericolo per la loro colonia.
Corrono agitate  ma non attaccano,  in una falsa confusione di traiettorie, ognuna svolge il proprio compito con la determinazione della sopravvivenza, ognuna porta a termine la sua missione senza incertezze, con studiata maestria.
Sul loro formicaio, posto a qualche passo a ricoprire una vecchia ceppaia, sono ancora evidenti i segni dell’attacco notturno del Tasso alla ricerca delle minuscole larve, poche zampate hanno scavato una voragine sul fianco e ci vorranno giorni o settimane per risistemare quello squarcio.
Questo non sembra demoralizzare il frenetico esercito che in fila indiana riporta i piccoli aghi di pino, che sembrano enormi tronchi, al loro posto.
La strana sensazione di essere osservato mi fa trasalire, ma non mi muovo, cerco con l’istinto del cacciatore di individuare quegli occhi, che di certo mi stanno fissando.
Tra due tronchi, a pochi metri da me, emerge dal nulla l’elegante  sagoma rossastra  di un vecchio capriolo maschio.

Come sia  giunto là senza essere notato, appare un mistero ma di certo è da un po’ che è lì immobile a fissare la strana presenza  ai piedi di questo abete.
Non sembra spaventato, piuttosto sorpreso dall’inconsueto comportamento di quella cosa che è abituato a vedere in modo diverso, a sentirla  rumorosa e volgare.
Si convince che deve essere qualcosa di simile ma non certo un pericolo, fa qualche silenzioso passo verso la piccola radura e dopo un altro breve sguardo di verifica, sposta la sua attenzione su  un  sottile arbusto di giovane Sambuco, già ferito nella corteccia da precedenti battaglie  delle sue corna.
Sfrega per qualche  secondo la sua testa su quel nemico, impregnandolo con l’essenza delle sue ghiandole a marcare gli invisibili confini  del suo regno. L’improvvisa immobilità precede di qualche secondo lo scatto del suo attento sguardo  in direzione del folto.
Lo imito e giro il mio sguardo nella stessa direzione indicata dal suo,  alla ricerca della fonte di quel pericolo, che solo i suoi sensi eccezionali hanno potuto captare.   Allunga il collo per meglio mostrare i suoi palchi, che come la corona sulla testa di un re dimostrano la sua sovranità su questa parte di foresta, immobile ed arrogante rimane  in attesa ed ecco dal fitto uscire un giovane  maschio, tiene la testa china, quasi a dimostrare riverenza al sovrano.
Lentamente il nuovo arrivato, guadagna qualche metro verso la radura, si ferma a studiare l’immobilità del rivale, tenta di capirne le intenzioni e si sente a disagio di fronte a quella maestosa immobilità sovrastata da quella corona  ben più   importanti delle sue giovani corna.
Il vecchio maschio sceglie con cura  una foglia dal cespuglio ai suoi piedi,  la strappa quasi con dolcezza e masticandola lentamente osserva tranquillo il potenziale nemico.
La sottomissione di quel giovane gli fa capire che non dovrà temere nulla, non sarà certo lui ad Agosto  a contendergli le femmine in estro.
Due passi decisi nella direzione dell’intruso bastano al vecchio per far capire al presuntuoso rivale di togliersi di torno, con due agili balzi quest’ultimo sparisce tra gli alberi, forse alla ricerca di qualcuno con cui potersi confrontare alla pari, nell’attesa delle prossime stagioni.
Rinfrancato da quella prova di superiorità, il vecchio si avvia con passo altero verso la valletta più in basso, dove ripeterà il rito dello sfregamento delle corna su quel giovane pino ferito che ho notato salendo, di certo opera sua e che so essere un altro segnale di avvertimento per tenere lontani gli intrusi dal suo regno.
Il suo allontanarsi mi fa sentire stranamente solo, ma dura poco perché la mia attenzione viene subito attratta da un altro movimento  che intuisco tra le felci, un poco più a destra.
Osservo quel punto, ma nulla accade e penso già di aver avuto una specie di allucinazione, quando di nuovo succede ma questa volta vedo anche cosa l’ha causato.
Alzando la testa incontro lo sguardo buffo e quasi stupito di uno scoiattolo che, immobile sul ramo dell’abete, non sa se scendere a recuperare la pigna caduta  o fuggire sulla cima più alta a cercarne un’altra.
I suoi grandi occhi, sproporzionati soprattutto ora con quell’espressione di sorpresa causata dal movimento del mio sguardo verso di lui, mi attraggono.
Vorrei che scendesse a terra, che venisse a salutarmi a scambiare quattro chiacchiere con me sul tempo e sulle pigne, così abbondanti quest’anno e che gli permetteranno di passare il prossimo inverno con tranquillità.
Mi accorgo dell’assurdità di quel dialogo con lui, ma il leggero spostamento della sua testolina sembra quasi una risposta, lo sventolio della sua coda nel balzo verso il ramo più alto, sembra un saluto amichevole, un “ciao ora vado” detto ad un amico dopo una breve chiacchierata.
Rimango così a guardare le sue gioiose acrobazie sui rami alti, la sua  incredibile velocità, dettata dalla necessità di essere sempre pronto a deridere la martora, che di certo quest’inverno cercherà al suolo i residui del suo pasto sulla neve per sapere in quale abete salire a cercarlo.  Buona fortuna piccolo amico.
Mi riscuoto da queste fantasticherie, mi alzo e mi avvio sul sentiero con passo lento, quasi controvoglia.
Dopo qualche metro mi giro  a guardare quel luogo, quasi con la paura di non trovarlo più, di averlo solo sognato.
Ma no, è sempre lì, la piccola radura, l’abete maestoso, il sambuco ferito, le operose formiche che instancabili continuano a lavorare, tutto sembra così normale e tranquillo ora, ma forse è sempre stato così .
Confuso penso a mio padre che ai piedi un abete come quello mi ha lasciato, senza poterlo tenere tra le mie braccia, senza sentirlo ancora una volta chiamarmi “bocia”.
Le lacrime che non ho versato allora scendono sulle mie guance ora, nessuna vergogna in me.
Uomo, piccolo uomo, cosa credi di poter fare contro la morte, cosa pensi sia la morte quando ti chiama se non  qualcosa o qualcuno che aspettavi  da sempre, non importa se non sei pronto, non lo saresti mai, tocca a te.
Un improvviso leggero vento si  fa vedere tra gli alberi, muove le loro braccia, confonde le foglie, dà voce alla foresta,  scuote il mio pensiero.
L’abete che mi aveva ospitato tra le sue radici sembra salutarmi con quel suo ondeggiare.
Grazie vecchio abete, grazie grande amico di avermi sostituito con le tue braccia in quell’ultimo doloroso addio.-


Ti piacerebbe pubblicare il tuo racconto?

Trasmettilo a mailto tedeschi@scolopaxrusticola.com

Home Scolopax rusticola Il bosco delle parole Sondaggi & Test Beccacce vissute La Favola La Storia interattiva
Autore Studi e Ricerche l'esperto risponde La posta...infame I Forum Il mercatino Regina in cucina
Pensieri in Versi Scolopax Cards Links Guestbook Cani & Beccacce A.T.C. Screen Saver
Bibliodata Foto Collection Desktop Gallery Chi l'ha visto    

[an error occurred while processing this directive]

-