I Forum di Scolopax rusticola
I Forum di Scolopax rusticola

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Affascinante attesa
di Giuliano Rigoni Podestà

Mio figlio emerge dal caldo abbraccio del piumone, svegliato dal mio leggero tocco.-  Pochi secondi con un occhio serrato e l’altro appena socchiuso a ripararsi dalla luce fastidiosa e quasi violenta, sebbene arrivi indiretta dal corridoio, poi esce dal caldo mondo dei sogni e si avvia senza una parola verso il bagno, ancora quasi addormentato o per lo meno l’impressione è proprio quella.- Lo seguo con lo sguardo, aspettando da un momento all’altro di vederlo ruzzolare per le scale tanta è la convinzione che stia ancora sognando Baggio o Shevchenko .- L’impatto dei suoi piedi nudi che lasciano il tepore del parquet di legno per affrontare le fredde  piastrelle del bagno lo sveglia davvero.- A nulla servono le mie continue raccomandazioni ad usare le pantofole in casa, la sua abitudine nel girare scalzo vince sempre.-

Mentre scendo di sotto, sento nell’aria il buon profumo di caffè che gorgoglia nella moka da tre che avevo già posto sul gas, quello piccolo per avere il tempo di salire a svegliare Roberto.- Passando davanti alla porta del bagno lo avverto sottovoce di far presto che è già pronta la tazza di cioccolato caldo e i biscotti di pasta frolla con la marmellata di pesche che la mamma aveva sfornato la sera prima.-

In cucina si sta bene.-  L’atmosfera calda, creata dall’aroma del caffè e dalla fioca luce della lampada sotto al pensile della cappa, ci avvolge e rende quei momenti particolarmente dolci e carichi di un’intensa pace famigliare mista ad una strana aria di complicità tra noi due.-

In silenzio sorseggio quella calda bevanda, dalla tazza grande dove ho versato tutta la moka aggiungendoci un cucchiaio di latte, così solo per addolcirlo un poco.- Questa mia abitudine può quasi considerarsi un rito, perché sempre quando mi alzo a quest’ora, uso sorbirmi tutta la caffettiera, diversamente dagli altri giorni, quando sono abituato a portare il caffè a letto a mia moglie che in queste mattine invece lascio ancora addormentata.-  Mio figlio, ormai ben sveglio, inzuppa quei fantastici fagottini nel cioccolato caldo.- Lo guardo da sopra il bordo della mia tazza e sorrido tra me indovinando i suoi pensieri, combattuto tra questa passione e la voglia di rigirarsi ancora tra le calde coperte del suo letto.- Fuori è notte fonda.- Il freddo quasi si vede, l’intensa luce delle stelle che sembrano brillare più del solito in quel cielo fantastico, fa presagire un’alba fredda ma ancora lontana.- La neve nei prati sembra rispondere a quelle stelle rimandando loro un brillio  riflesso  e tremolante, quasi un dialogo tra quei cristalli e quegli astri che in qualche modo si assomigliano, anche se quelli a terra sono estremamente piccoli e quelli in cielo  infinitamente grandi e lontani .- L’occhio attento della luna controlla quello strano dialogo amoroso delle sue scintillanti figlie.-    Usciamo, lo zaino in spalla, la carabina nel fodero e il binocolo infilato al caldo nella tasca grande della giacca, per evitare l’appannamento delle lenti nell’impatto con l’aria fredda della notte.- L’auto stenta a partire, il motorino d’avviamento gira insistente ma inascoltato dal motore.- Ecco, forse ora, dopo due colpi di tosse sembra essersi risvegliato, ma non appena stacco la chiave ricade nel silenzio.- Riprovo, questa volta parte allegro e pimpante, quasi a prenderci in giro per lo scherzetto che stava per farci, lo lascio girare un poco a fermo, per dargli e darci sicurezza, poi usciamo dal garage e ci avviamo.- La strada ghiacciata  mi consiglia prudenza, il freddo della notte ha depositato anche sull’asfalto quel sottile  strato di cristalli che luccicando alla luce dei fari, quasi mi avvertono della loro pericolosa scivolosità.- Prendiamo la strada bassa  che, sebbene più lunga, sale più dolcemente e meno insidiosa fino alle case dell’ultima contrada, poi la strada asfaltata lascia il posto alla sterrata che ora appare completamente coperta di neve battuta dal numeroso via vai delle auto.- Continuiamo così, lentamente fino alla curva secca, dove lo spiazzo usato d’estate come deposito di legname, ci permetterà di girare l’auto e posteggiarla con il muso in discesa.- L’avvertimento inviatoci dal motore al momento dell’avvio precedente, mi induce a questa prudenza, non sarebbe piacevole dover spingere in retromarcia la vecchia carretta reticente.- Scendiamo, sempre in silenzio ci carichiamo dei nostri pesi, a dire il vero Roberto ha solo il binocolo, mentre io lo zaino e la carabina che, tolta dal fodero, mi sistemo di traverso sulla schiena.-
Pronti.- Sottovoce dico a mio figlio di precedermi sul sentiero ghiacciato e di fare attenzione ad evitare assolutamente qualsiasi rumore, in questo tipo di caccia anche il minimo scricchiolio potrebbe vanificare l’alzataccia notturna.- Nell’oscurità indovino lo sguardo seccato e di ostentata superiorità che mi deve aver inviato a questa inutile raccomandazione, ma i primi passi nella neve ghiacciata sembrano tuoni in quel silenzio irreale.- Roberto si ferma e allarga le braccia in silenzio, quasi a scusarsi per quell’involontario baccano, mi fa cenno di precederlo nella improbabile speranza ch’io possa essere più bravo e silenzioso nel mio procedere.- Non ci rimane che lasciare il sentiero ed avventurarci tra gli abeti, dove l’ombrello fitto dei rami non ha permesso alla neve di arrivare ed il terreno appare sgombro e più silenzioso, anche se sappiamo che quella via avrà altre difficoltà ed ostacoli.- 

L’appostamento che dobbiamo raggiungere, prevede l’aggiramento della collina procedendo al coperto del bosco, per arrivare sulla sommità e tagliare in tal modo la strada alla volpe nel tragitto che di solito usa percorrere per rientrare dalla caccia notturna nei pascoli aperti verso il fitto della foresta dove ha la sua tana.-  Quell’abitudine l’abbiamo individuata osservando le abbondanti tracce lasciate sulla neve fresca caduta qualche settimana prima, ed anche successivamente   sul leggero strato dei cristalli di ghiaccio che la brina notturna ha lasciato cadere sulla crosta della neve, ora  ghiacciata, dopo la bonaccia dei giorni precedenti.- Usa percorrere sempre la stessa via, un poco a destra o un poco a sinistra, ma passa sempre in quella valletta che scende dolce fino alla pozza della malga ora invisibile sotto allo strato di neve.- Una volta giunta quasi alla sommità,  vira bruscamente a destra e correndo parallelamente al crinale si inoltra nel fitto del bosco, non prima di aver lasciato qualche ciuffo di pelo sulla fila di reticolati che delimita il pascolo estivo delle vacche.-

Arriviamo sul posto, sotto ad un grande abete, dove qualche giorno prima abbiamo sistemato alla meglio un piccolo rifugio di rami, togliendo quelli secchi,  per renderlo silenzioso ai nostri movimenti.- La notte è chiara e la luna splende ancora nel cielo stellato, tra poco cadrà dietro alla collina e la notte si farà veramente buia in attesa dell’alba che spunterà proprio di fronte a noi, verso il Grappa che risalta all’orizzonte con il suo cappuccio candido.- Ci sistemiamo nel nostro piccolo riparo, la schiena contro il tronco dell’abete e dopo aver alzato bene il bavero della giacca e tirato fin sopra le orecchie il caldo berretto di lana, ci mettiamo in attesa scrutando attentamente il pascolo, coperto di neve, che scende dolcemente fino a   valle, verso la strada percorsa poco prima con l’auto.- La carabina è già stata caricata e, con la sicura inserita, appoggiata alla mia destra a portata di mano.- Passa solo qualche minuto e la schiena viene percorsa da un brivido intenso, il gelo della notte ha velocemente raffreddato il sudore della salita.- Sento mio figlio che si appoggia al mio fianco, probabilmente nella vana speranza di trovare quel calore abbandonato sotto al piumone nel suo letto, di certo ora sta rimpiangendo abbondantemente di avermi seguito in questa piccola avventura.- Dallo zaino, appoggiato al mio fianco, tolgo con silenziosa lentezza il plaid di lana prudentemente infilato al momento di lasciare l’auto, l’esperienza insegna che il freddo penetra inesorabilmente nelle ossa in queste immobili attese notturne.- Roberto sorride riconoscente dopo che gli ho avvolto le gambe e il busto in quel caldo mantello di lana e si rannicchia ancora di più con le ginocchia alzate e il collo incassato nella giacca, solo gli occhi e un pezzo del naso emergono tra il berretto e il bavero alzato.-

Il binocolo crepuscolare schiarisce ancora di più la notte e mi permette di perlustrare perfettamente tutta la zona antistante al nostro appostamento.-  Approfitto della luce della luna per focalizzare bene quei punti e riferimenti fissi che mi permetteranno, nel caso dovessi sparare, di stabilire le distanze ed anche per famigliarizzare con l’ambiente che ci circonda.- Il tempo scorre lentamente in questo silenzio, i minuti sembrano non passare mai, il tepore degli indumenti di lana contrasta con il freddo intenso ed una certa sonnolenza a poco a poco ci conquista dolcemente.-  Mi scuoto e attorno a me ora è quasi completamente buio, la luna è ora nascosta dalla collina e le stelle stemperano appena appena questa oscurità invernale.- Guardo il quadrante luminoso dell’orologio, non è nemmeno passata mezz’ora dal nostro arrivo e manca forse più di un’ora all’alba.- Il silenzio assoluto della notte viene rotto solamente da piccoli indistinti rumori, il leggero frusciare delle fronde alla brezza gelida, l’impercettibile tonfo degli aghi d’abete che cadono sulla mia giacca, il fruscio d’ali di una civetta o di un gufo che sorvola le nostre teste, il suo canto malinconico a salutare la notte, appollaiato sul palo della recinzione del pascolo a dare un’ultima occhiata a qualche arvicola imprudente.-

Sento mio figlio abbandonato al mio fianco, deve essersi addormentato e con gesto lento gli risistemo inutilmente la coperta  che lo copre già alla perfezione.-  Ripenso alla mia prima volta, quando lo zio Renato, dopo mille insistenze, mi aveva portato con se e ricordo bene anche la mia delusione dopo la lunga e fredda attesa, quando tornammo verso casa senza aver visto nemmeno l’ombra di una volpe.- Bisogna avere pazienza, mi disse allora, ma anche le volte successive la mia pazienza non bastò, perché mai nelle nostre attese assieme riuscimmo a sparare ad una volpe.- Più volte le avevamo viste passare fuori tiro, oppure fermarsi sospettose ed immobili per interminabili minuti annusando l’aria e poi cambiare direzione e sparire nel fitto.- Forse è stato proprio grazie a quegli insuccessi che mi sono affascinato a questa caccia, la difficoltà di riuscire ad averla a tiro, di ingannarla con l’immobilità e la pazienza, la soddisfazione poi quando finalmente la mia perseveranza riuscì a battere la sua astuzia.-  Lo sparo quella volta sembrò quasi una liberazione, una specie di acclamazione quando l’eco del colpo rimbombo per la valle e si perse lontano, la mia agitazione di prima e l’estrema calma che mi pervase dopo quando stetti per oltre mezz’ora fermo ad aspettare che le mie gambe riuscissero a trovare la forza per portarmi verso di lei.- L’oscurità ora incomincia ad appassire, ritorno ad indovinare i contorni del bosco, il tetto della malga emerge lentamente dal buio e nella penombra si cominciano a distinguere le ombre dei piccoli cumuli  delle talpe che rigonfiano la neve.-  Con il binocolo scruto il fianco della collina, cercando con più insistenza sul tragitto segnato dalle tracce dei giorni precedenti, ma non succede nulla.- Quasi senza che me ne rendessi conto, l’alba ha vinto anche stamattina la sua perpetua guerra con la notte e la luce ora risulta sufficiente per vedere bene tutto attorno.- Con il gomito accentuo leggermente la pressione sul fianco di mio figlio, che in silenzio si sveglia e mi guarda stupito, forse non ricorda già più di non essere nella sua cameretta.- Gli sorrido e gli passo il binocolo.- Rimaniamo così per un po’, cercando di intuire anche il più piccolo movimento o rumore che possa farci individuare il nostro fantasma.-  Il gomito di mio figlio si scontra silenziosamente con il mio .-   Eccola, sale tranquilla dal fondo valle verso la pozza, l’avevamo individuata contemporaneamente.- In silenzio mi sposto leggermente a destra, per poter imbracciare agevolmente la carabina, tolgo già la sicura, ho imparato a mie spese quanto eccezionale sia il suo udito e pertanto eseguo questa piccola imprudenza ben prima che mi arrivi a tiro.- La seguiamo con lo sguardo, si ferma prudente in ascolto, pochi secondi e riprende a salire, gira attorno alla pozza gelata e si rimette in ascolto.- Rimane ferma, spostando a destra e a sinistra la testa, forse per direzionare le sue orecchie o il suo naso a captare possibili rumori e pericoli.- Sale ancora ma di colpo si ferma nuovamente, ora appare sospettosa e agitata.-  Il vento è cambiato, prima l’aria della valle, leggermente meno fredda saliva verso l’alto mentre ora ci arriva alle spalle e probabilmente deve aver portato il nostro fastidioso odore verso di lei.- Inizia una estenuante ed impotente attesa che, già lo so, porterà inevitabilmente alla fuga la nostra rossiccia furbona.- Conosco quell’atteggiamento, ha captato qualcosa, odore o movimento che sia,  e la sua prudenza la porterà in una direzione diversa da quella solitamente   adottata.- Per ben otto volte l’anno scorso una sua amica mi ha giocato, adottava sempre la stessa strada  quando non c’ero io ad aspettarla, mentre si fermava immobile per uno o due  minuti a metà della salita e poi girava i tacchi e si allontanava spedita quando intuiva la mia presenza.-   C’è voluto l’aiuto di Ivano per giocarla.- Siamo saliti assieme, poi lui si è fermato a metà strada e si è appostato nella zona dove la volpe era solita passare quando intuiva la mia presenza sulla cima.- Anche quella mattina era  arrivata, si era fermata come sempre fuori tiro ad  annusare l’aria,  ed allora io mi ero alzato da oltre il mio nascondiglio, spaventandola a tal punto da costringerla a scappare di corsa verso il bosco, senza mettere in atto quegli accorgimenti olfattivi che avrebbero di certo smascherato anche il mio compagno, che invece se l’era vista arrivare addosso senza quasi timori.- La sorpresa alla fucilata deve essere stata per lei più umiliante della morte stessa. -   Sento  sulla  mano il tocco interrogativo di quella di mio figlio.- Che si fa ?  In silenzio il suo sguardo mi interroga.- Nulla, dobbiamo solo sperare che il vento non sia proprio del tutto contrario e non sentendo più il nostro odore, riesca a tranquillizzarsi e a proseguire verso di noi.- Sembra si stia avverando la nostra speranza, perché la volpe ricomincia ad avanzare seppure lentamente e con estrema cautela.- Ma è una illusione che dura poco, d’un tratto scatta a sinistra e con una corsa sfrenata guadagna velocemente il fitto senza neppure darmi il tempo di provare ad inquadrarla nell’ottica della carabina.- Rimetto la sicura, appoggio a terra il fucile e prendo dallo zaino il thermos di te bollente.- Nel porgere la tazza a mio figlio, indovino dal suo sguardo le cento domande che vorrebbe farmi.- Lo anticipo spiegandogli che questa è la caccia alla volpe, nessuna certezza, nessun errore e talvolta anche non commettendo errori come è successo stamattina a noi, succede quello che ha visto.- Il te bollente ci scalda e dissipa a poco a poco  la nostra sconfitta, lentamente ci avviamo verso valle, tagliando per il pascolo aperto, ora non serve rifare lo stesso percorso prudente della salita, lei starà già cercando, nella sua tana, la posizione migliore per il meritato riposo.- In auto le solite parole di circostanza.- Forse se il vento non cambiava, oppure se l’appostamento fosse stato più   a valle, oppure……….. .- A casa mia moglie ci interroga sull’esito e sto già per riproporre la classica scusa che il cacciatore beffato usa portare, quando mio figlio mi anticipa.- < Ma mamma, cosa credi che la volpe sia così facile da catturare ? Chissà quante notti ancora dovremmo patire al freddo per poterla prendere > .- Sorrido divertito a questa risposta, la strana passione ha colpito ancora.- Infilo il fodero con la carabina nell’armadio in ingresso, non serve riporla di sopra nella fuciliera, domattina sarà più comoda da prendere.-


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