Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Le Bocchette
di Conforto Giorgio Tognarini

Il vecchio andava, appoggiandosi ad un bastone fatto sui resti di un ornello sradicato dal vento, poco prima di iniziare a battere il ‘Vallin delle beccacce, dentro il bosco pieno di alberi di alto fusto, un po’ invecchiati, anche perché da più di trenta anni non avevano subito il taglio.
Infatti in quella zona irta e difficile, i boscaioli moderni non avevano più convenienza a tagliare.

Mancavano due carbonaie ed una razzina, dove solitamente trovava le beccacce al pascolo, e quindi avrebbe raggiunto la spianata delle Bocchette, dove, dopo una rapida cacciata nei dintorni, si sarebbe riposato dalla dura scalata.

Tom cacciava regolarmente ai fianchi del vallino, rovistando i pochi cespugli rimasti sotto gli alti alberi.

Dalle piante filtravano dei decisi raggi di sole che illuminavano parzialmente l’ambiente e tale atmosfera gli faceva pensare a quando giovane e scattante aveva percorso quel tratto in pochi minuti; ma ,ora, vecchio e pieno di malanni, quel tratto gli comportava una gran fatica a cui sopperiva con la grande passione per la caccia alla beccaccia.

Finalmente arrivò alla prima carbonaia e pensò: ”gamba, gamba come mi dai noia “

Dicendo questo si rivolgeva alla sua gamba sinistra che da molti anni ormai non si muoveva più con scioltezza. Era successo in guerra , una bomba e la sua gamba, prima tesa e muscolosa, era stata presa dalle schegge. Ora era semiinerte e magra.

Sentì in lontananza un campano e poi due colpi di fucile,forse avevano scovato la sua vecchia amica. Sperò che fosse stata padellata, non per avere poi lui l’occasione di fucilarla, ma per un senso di solidarietà verso lei stessa.
Poiché l’inverno stava finendo forse stava cercando il compagno per ritornare al nord ad accoppiarsi , così da formare una famigliola ,ed il suo pensiero andò alla moglie Nina.

L’aveva conosciuta, durante una festa, in un paesino più a monte del suo.
Da allora erano stati inseparabili e dopo pochi mesi si erano sposati.
Erano andati a vivere in una casetta in fondo al paese dove,ora , abitava solo lui.
In un primo momento, superato l’iniziale entusiasmo dato dal matrimonio,le cose si erano messe un po’ male dal lato finanziario.
Lui era stato licenziato dalla ditta in cui lavorava e la situazione era peggiorata dopo la nascita del primo figlio Claudio, ma poi aveva recuperato un altro posto di lavoro e tutto era tornato normale.
Ripensò ancora a sua moglie; il suo era stato un matrimonio felice, con lei aveva diviso gioie e dolori, ansie e preoccupazioni e tutti i giorni che aveva passato con lei erano stati ugualmente belli e felici.
Solo ora, ad un anno dalla sua morte, poteva rendersi conto di quanto vuoto avesse lasciato intorno a se. Nella cucina vuota mancava quel calore che la moglie era solita dare alla sua casa, ed adesso, quando lui rientrava dal lavoro tutto era freddo e buio.
I suoi figli, già perché ne aveva avuti tre, erano disposti a prenderlo con sé, ma lui aveva preferito rispondere di ‘no’. Non gli piaceva andare a vivere con Mario, il figlio minore, perché, dato che viveva solo, aveva paura di rubargli la sua libertà.  
Mario era giovane, lavorava da artista libero professionista, aveva numerosi amici ed amiche, e un padre a casa sarebbero senz’altro stata una scocciatura.
Riguardo a Claudio aveva subito rifiutato la proposta perché sapeva che sarebbe stato di peso alla nuora che, anche se affettuosa e premurosa, doveva badare alla casa e ai bambini.
E poi, ripensandoci bene, aveva la pensione, era autonomo, poteva disporre liberamente della sua vita.

Fu distolto dai suoi pensieri quando sul crinale dei Sassi, sopra in alto alla carbonaia dove lui si trovava, vide passare sullo stradello un giovane, Matteo, già suo allievo e con la stessa passione. Forse era stato lui a sparare. Matteo aveva circa la stessa età di Mauro.
Mauro era il mezzano dei suoi figli, l’unico che somigliasse a lui e che lo capiva meglio, s’intendevano molto, ed una sera un incidente glielo aveva portato via.
Il dolore di tanti anni fa, che era stato spolverato violentemente faceva molto male.
Perdere un figlio è una brutta cosa,  pensò e in quel momento si ricordò della profonda amarezza che, i due figli, gli avevano dato subito dopo la morte della madre:
volevano che andasse in una ‘casa di riposo’.
Si era molto arrabbiato, non era una ‘casa di riposo’, ma una casa per ‘vecchi ammalati’ e lui si sentiva ancora giovane nello spirito e nel fisico, anche se era un pò più lento nei movimenti, era cosa da poco.
Pensando a questo riprese a camminare lungo il vallino con le membra un pò infreddolite per la lunga sosta effettuata.
Intanto si era levato un forte e ghiaccio vento che attenuato dalle alte piante, filtrando fra le stesse, soffiava in faccia al vecchio facendogli riprendere vena e forza nella camminata.
Oltrepassò la seconda carbonaia e quando iniziò la razzina sentì improvvisamente spengersi il suono del campano di Tom e poco dopo iniziare il suono del beeper.
La beccaccia, la sua amica/nemica, si trovava davanti a Tom.
Immediatamente, anche se con notevole fatica, si pose davanti al cane pronto a sparare.

Passarono alcuni minuti ,ma non successe niente. Tutto era come all’inizio.

Vi era un gran silenzio scandito dal bip-bip-bip del beeper.

Il vecchio si avvicinò ancora di più al cane, che con gli occhi fuori delle orbite e con le gote come uno stantuffo, fissava in un punto del terreno dove volse subito lo sguardo lui stesso.

Acquattata vicino ad un sasso sopra ad una borracina stava lei con occhioni allargati, becco poggiato a terra e sguardo fisso sul cane.
Il vecchio si intenerì vedendola così spaurita, gli venne un nodo in gola e il desiderio di accarezzarla.

Fece due passi in avanti e si portò dietro al cane e lisciandolo lo fece mettere completamente a terra. Poi lentamente si portò vicino alla beccaccia che rassicurata si alzò lievemente da terra e con volo soffice sparì nel centro del bosco.

Il vecchio seguì la traiettoria e si sentì invadere da un sentimento di felicità.

Era riuscito a non sparare e far continuare a vivere quel piccolo essere così da dargli la possibilità di accoppiarsi e fare una sua famigliola.

Continuò a salire con più ardore e quando arrivò sulla spianata delle ‘Bocchette,  si sedette su di un sasso e riscaldato dal sole sulla faccia, con lo sguardo verso il mare, le isole, il cielo, e si addormentò felice e sereno come non era stato da tanto tempo.


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