Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Il bosco delle Querce (dedicato a mio padre)
di Dino Scagliola

Alle cinque del mattino Toni saltò giù dal letto. Il suo era stato un sono breve ed agitato, pensando all’eventuale passo di Regine che ci sarebbe stato in quei giorni…Era ormai Novembre inoltrato .Alzò la persiana della sua camera, prestando a non far troppo rumore che avrebbe potuto destare gli anziani genitori che dormivano nella camera attigua, poi spalancò la finestra, il cielo era terso, la luna circondata da un alone biancastro illuminava la campagna, gli alberi erano ricoperti da un leggero strato di brina – “ Brr.. che freddo !… se questa mattina non trovo almeno due Beccacce, appendo il fucile al chiodo !” –pensò- stropicciandosi le mani…

Toni era un ragazzo di ventotto anni, aveva iniziato ad andare a caccia all’età di undici con un vecchio zio paterno che gli aveva svelato tutti i trucchi del mestiere: Era stato un buon maestro … e lui un allievo diligente, paziente aveva ascoltato le storie ed i consigli del vecchio  e sul campo molte volte era stato lui il migliore. Ora che lo zio era deceduto, il Toni cacciava spesso da solo.

Fuori, nel recinto, Tom mugolava e raspava contro il cancelletto – “Aspetta!” – disse Toni al suo setter bianco e nero – Fra mezz’ora sarò pronto ed andremo  a caccia!”

Si lavò in fretta e furia con l’acqua gelata, infilò i pantaloni , la camicia di lana e la vecchia giacca di velluto dello zio,  gli stivali restavano sempre in auto vicina alla cassa del cane, mise in tasca sei cartucce del nove e sei del sette – “Basteranno! – pensò - Prese dall’armadio la fedele doppietta con le canne accorciate, nel bosco sotto la ferma del cane, sarebbe andata benissimo.

Trangugiò velocemente un panino al salame di cinghiale, che aveva preparato la sera precedente, bevve mezzo bicchiere di vino… avrebbe cacciato tutto il giorno senza sentire i morsi della fame, tanta era la sua passione.

Scese nel cortile, si recò nel recinto per liberare il cane che lo attendeva impaziente –“Buono… Buono.. sta giù!…Ora vado a prendere l’auto poi andiamo!”. Si diresse all’autorimessa, mise in moto la vecchia Land Rover, aprì il portellone…Tom balzò all’interno acciambellandosi nella sua cassa…- “ Il bubbolo!” ..toccò in una tasca della giacca, era lì …”Meglio metterglielo! Altrimenti chi lo prende più quello dopo!…” – così mise il campano al collo del cane, andò ad aprire  il cancello della sua casa di campagna ed uscì’ dall’autorimessa con la Land .. un piacevole tepore si era diffuso nell’abitacolo.

“Ora dove andiamo?…” – diversi erano i luoghi dove quella mattina avrebbe potuto trovare la Regina… Optò per un vallone appena   uscito dal paese. Vi era un bel bosco di querce ed acacie e per di più il sottobosco era abbastanza pulito, ricoperto da un fitto strato di foglie macerate, ove appunto lo scolopacide avrebbe potuto trovare il suo nutrimento.

Il tragitto non era molto lungo, dopo una mezz’oretta raggiunse il posto dove lasciava l’auto.. Toni scese , tolse dalla custodia il fucile e liberò il cane… Tom iniziò a saltellargli intorno – “Si! Ora andiamo!!” -… Mise nella doppietta le cartucce s’inoltrò nel bosco preceduto dal cane- “Vai bello! Scovami la Regina!!!”.

Il setter iniziò ad esplorare tutti gli anfratti che conosceva , non si allontanava troppo dal padrone quando questi cacciava da solo… il campano si sentiva distintamente nel folto. Il Toni   si era diretto con il cane verso una zona del bosco che solo lui conosceva e dove molte volte la beccaccia aveva soggiornato. Era una radura ricoperta da arbusti di rovo, piccoli pruni selvatici e felci, attraversata da un rigagnolo che nasceva da una fonte in mezzo al bosco…Li il terreno non era quasi mai ghiacciato e lo scolopacide avrebbe potuto trovare facilmente il suo sostentamento di vermi ed altri insetti in mezzo alle foglie macerate.

Non erano trascorsi cinque minuti da quando il cane era entrato nella radura e svolgeva la sua cerca in mezzo alla vegetazione, quando il suono del bubbolo iniziò a mutare, da regolare diminuì, intervallato da brevi pause .. ad un tratto tacque…Tom era fermo.. Toni lo intravedeva a circa trenta passi da lui in mezzo ad alcuni arbusti , più in là vi era un agglomerato di liane che formava un folto capannone , li sotto, nascosta, vi era certamente l’Arciera.

Il ragazzo aveva il cuore in gola, l’incontro con lo scolopacide era stato sempre una forte emozione per lui e molte volte aveva spadellato ignominiosamente a pochi passi l’uccello.

Egli cercava di avvicinarsi il più silenziosamente possibile al cane. Tom era sempre fermo…”Sta attento!…la tengo! Non far rumore !.. Se no frulla!!” – questo doveva essere il pensiero del cane rivolto verso il suo padrone: Toni era ormai ad una decina di passi dal capanno, ad un tratto un ramoscello si ruppe sotto i piedi del cacciatore, il frullo caratteristico sorprese il ragazzo…la Beccaccia, partita dal suo nascondiglio si era incolonnata tra gli alberi a circa venti metri da lui… un tiro abbastanza difficile…..Lasciò partire la coppiola mirando proprio la punta dell’albero dove si era incolonnato l’uccello….Sulla seconda fucilata la regina esplose in un turbinio di piume…il colpo era andato a segno.. Il setter in breve tempo recuperò l’animale morto .. Toni la esamino attentamente …era una vecchia, molto grossa ..l’avrebbe pesata e sessata da un suo amico.

Toni era contento ed anche Tom lo era.

Ripose l’Arciera nella cacciatora tra due rametti di felce bagnati di rugiada, come gli aveva insegnato il vecchio zio ….e la caccia riprese.  


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