
"La gioia č pių grande quando dei
ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"

Apertura
a Beccacce
di Conforto Giorgio Tognarini
Le
persiane delle finestre della sala sbattono con ritmo costante per
il forte libeccio che tira già da due giorni.
In lontananza si sente il forte rumore delle onde del mare che si
infrangono sugli scogli del porticciolo, lentamente, per non svegliare
la consorte che dorme , il cacciatore si alza dal letto e con un'occhiata
all'orologio fosforescente si accorge di essere leggermente in ritardo
per l'appuntamento fissato al Bar con i propri compagni di caccia.
Con fare svelto, ma non rumoroso, si lava la faccia con l'acqua gelida,
si infila i panni già predisposti la sera prima di coricarsi
, apre il gas, dove sopra è già sistemata la caffettiera
, controlla il tesserino di caccia, marcando il giorno e l'Atc consentita-
, prende il caffè, nel frattempo venuto con forte ribollio
e delizioso profumo, si mette gli occhiali, apre il portone e si avvia
verso la cuccia dei cani.
Tom, il cane più giovane è in ansiosa e rumorosa attesa
, mentre la vecchia-Briga-si sta stirando , appena svegliata dal rumore
della coda del suo giovane discendente.
Aperto il cancellino della cuccia ambedue si precipitano nella cassetta
a loro destinata nella parte posteriore dell' Opel-SW del padrone
mugolando allegramente.
Il cacciatore, dato uno sguardo sommario alla volta del cielo, completamente
piena di stelle lucenti, e constatato il forte dibattersi dei lecci
circostanti per la forza del vento, si sofferma pensando se sia il
caso di andare a caccia, visto il tempo, ed anche in considerazione
del proverbio degli anziani del paese, sempre valido che cita: 'Con
vento di mare a caccia non andare' decide in un primo momento di rimandare.
Ma subito dopo ci ripensa dato che è l'apertura a beccacce
e sarebbe la prima volta, da quaranta anni, che diserterebbe tale
avvenimento.
Pensa anche che, poiché siamo agli inizi della stagione, occorre
mantenere il cane ed il suo fisico in allenamento in previsione di
future abbondanti e faticose giornate di caccia.
Arriva al Bar dove trova vari cacciatori in procinto di andare alcuni
alle poste ai colombacci ed altri ai tordi.
Gli amici, con i quali la sera prima aveva concordato tale appuntamento,
forse visto il tempo, sono restati a casa sotto le lenzuola, riscaldati
dalla consorte, ed in parte li invidia, ma ormai è alzato e
quindi parte da solo.
Decide di fare il giro piccolo: vallino Manienti-vallin delle beccacce-falde
di M.Rombolo poi indietro verso la Pineta-Buche e poi a casa.
Durante il tragitto, con la macchina, da casa al luogo di caccia,
incontra varie macchine d' altri cacciatori che salutano con la mano
all'apparenza felici di iniziare una nuova giornata di caccia.
Dopo aver messo a Tom il campano ed il biper, regolato per la sola
ferma, lasciata la vecchia Briga nella macchina, parte e , passato
il 'triangolo' (zona particolarmente adatta alla rimessa mattutina
delle beccacce di entratura) vicino alla carbonaia Tom inizia a braccare
freneticamente intervallando delle ferme e delle lente guidate fino
a fermarsi definitivamente con l'inizio del suono del 'biper' costante
della 'ferma'.
Il cacciatore sorpassa il cane in statuaria ferma, flesso nelle gambe
posteriori, con occhi spiritati, sguardo fisso davanti e con guance
che si gonfiano sbuffando ritmicamente, si piazza più in avanti
nella razzina del capanno ai tordi, in tale zona situato, ed attende
con il fucile imbracciato.
Passano vari secondi interminabili, il cuore del cacciatore è
alla gola e batte fortemente, quando dal dietro, senza aver udito
il minimo rumore, intravede in lontananza, fra i lecci, un volatile
che si dirige verso l'alto del 'triangolo'.
Non ha il tempo di sparare, ma osserva il colore abbastanza chiaro
delle piume.
Non gli è sembrata scura come solitamente si vedono le beccacce,
ma ricordandosi quando anni fa, a caccia con gli amici Angiolino e
Matteo, alla razzina grande dello 'stradello delle razzine' vide uno
stesso animale volare, che in un primo tempo definì 'tortora',
ma che poi fu accertato che era una beccaccia, gli viene un forte
dubbio.
Forse era una beccaccia che, dato il tempo particolare , spesso lo
fanno si sottraggono alla ferma diretta del cane, con una lunga pedinata
si è allargata, complice anche il cacciatore che, messosi davanti
al cane, con la sua presenza l'ha reso ancora più immobile
impedendogli di filarla ulteriormente .
Poiché la direzione del volo era verso il chiarore del giorno
con forti riflessi del sole sulle leccete circostanti il colore delle
penne sarà stato riflesso in chiaro , così pensa il
cacciatore a mente fredda.
Tormentato dal detto pensiero e leggermente amareggiato per non aver
potuto sfruttare la prima occasione dell'anno, il cacciatore si dirige
verso la zona dove forse è sparita la beccaccia.
Arrivato sul posto Tom non accenna minimamente a cacciare e nonostante
una ricerca piuttosto dettagliata il cacciatore decide di andare oltre
verso la Rocca ripromettendosi di battere la zona al ritorno dal giro.
Intanto il giorno è avanzato ed anche se il vento continua
a tirare piuttosto intensamente, nella valle è apparso un bel
sole che riscalda le membra inumidite del cacciatore, che confortato
da tale calore riprende con più convinzione la caccia.
Mentre cammina nello stradello basso del vallino pensa a quanto sarebbe
bello poter nuovamente compiere una bella azione completa.
E' passato un altro anno e purtroppo ne rimarranno pochi, visto l'età
avanzata e i dolori reumatici che hanno cominciato ad assalirlo, ed
alla mente ritornano le varie azioni di caccia effettuate in quella
zona prima con la 'Amba' (la prima vera beccacciaia che ha diviso
con lui le prime esperienze e che praticamente gli ha insegnato a
trattare le beccacce) e poi con l'effervescente e grande stilista
'Kira', e poi ancora con la vecchia 'Briga' (quella che sicuramente
è stata la migliore, dotata di grande intelligenza , di obbedienza,
di cerca, di sagacità, di filata o accostata prima della ferma,
di solida ferma, di guidata, di passione, di naso, di resistenza,
di consenso, di riporto).
Assorto in quei bei ricordi ha perso completamente coscienza del presente,
cammina come un automa, fino a che risvegliandosi bruscamente sente
il il 'biper, suonare costantemente .
La mente immediatamente torna sveglia e, dopo breve ricerca, vede
Tom immobile con il muso rivolto verso l'alto in direzione di una
cacchiaia di leccio piuttosto folta.
Immediatamente analizza la situazione e le possibilità di risolvere
nel miglior modo.
Dirigersi al di sopra, davanti a Tom su di un sasso, ed attendere
il frullo della beccaccia, con una buona visione generale, ma non
totale, oppure andare sul cane e sperare di intravederla alla frullata
e sparare d'imbracciata.
Decide per quest' ultima ipotesi, si affianca al cane e dopo interminabili
secondi, guardando davanti a Tom, la intravede rannicchiata con gli
occhioni fissi verso il cane, pronta per il balzo in alto.
La mente del cacciatore, vedendo quell'animalino indifeso, è
presa da due sensazioni.
La prima, sparargli direttamente in terra.
La seconda continuare a guardarla fino a che non si sia alzata sopra
i lecci e quindi sparargli.
Prevale la seconda ipotesi che sarà per il cacciatore un ricordo
indimenticabile.
La scena si presenta con tre esseri viventi, con caratteristiche e
natura diversa, che si osservano l'un con l'altro.
Gli occhi sono tutti collegati .
Il cacciatore guarda la beccaccia negli occhioni che si allargano
sempre di più, e dentro ad essi immagina di vedere le zone
da dove proviene, forse le zone paludose e lacustri d'Onega o le zone
palustri dell'Obi in Siberia, le difficoltà incontrate per
il lungo viaggio intrapreso per arrivare qua.
Pensa all'inutilità di uccidere questa meraviglia della natura
e si intenerisce.
Il cane, anche lui con occhi allargati e spiritati, irrigidito dalla
ferma, che osserva la beccaccia, in trance, pronto, al comando del
cacciatore, a far partire l'animale affinchè il suo padrone
possa sparare ed uccidere, per avere così la gioia del riporto.
La beccaccia, tutta rannicchiata a terra, pronta a balzare in alto
fra i lecci, alla disperata ricerca del varco il più distante
e difficile per il cacciatore.
Questa scena dura da vari minuti e il bosco intorno è tutto
silenzioso ad eccezione del continuo insistente bip-bip-bip del 'Biper'.
Nessuno si muove fino a che un curioso pettirosso si posa sul ramo
davanti a Tom che vedendolo muove leggermente la testa.
Questo movimento dà il via all'alzata della beccaccia, che
parte fragorosamente, sbattendo le ali nei rami dei lecci.
Il cacciatore d'imbracciata scarica un colpo nel punto più
rumoroso dove ha intravisto la sagoma della beccaccia.
Attende il cane per il riporto e spera di non aver ucciso.
Tom cerca freneticamente, ma non trova niente.
Rallegrato dall'insuccesso il cacciatore decide di cessare le cacce
contento di non essere riuscito ad interrompere un'esistenza, anche
se la sua natura di predatore aveva tentato di uccidere.
Finisce così l'apertura a beccacce che sempre ricorderà
come la più nobile da lui effettuata, anche se dopo continuerà
a cacciare ed a uccidere le beccacce.
Ti piacerebbe pubblicare il tuo
racconto?
Trasmettilo a tedeschi@scolopaxrusticola.com |