Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Una pagina del nostro Diario di caccia
di Giacomo Cretti e Giulio Tirotti
da: La Regina del Bosco Marzo 1993



La strada da percorrere non è molta, oggi che le ruspe hanno spianato i dossi, riempito le valli ed abbattuto gli alberi, appiattendo il paesaggio come del resto la vita dell'uomo che lo abita, ed il nostro appuntamento alle sei rispetta la legge ed il luogo comune del buon beccacciaio di non iniziare la cacciata prima delle otto.

Lo sguardo dell'irriducibile romantico corre perforando come fossero strutture invisibili i manufatti abusivi che nascondono le antiche terre sommerse immote padrone da Malpasso a Sperlonga.
Si chiacchiera, comodamente sprofondati nel sedile dell'auto, di caccia, di cani e naturalmente di scolopacidi, e l'atmosfera, nel piccolo privato, si adorna di un guscio più forte di qualsiasi rumore, la nostra passione.

Tradizionalmente ci fermiamo a fare il pieno di zuccheri al bar Moderno, dove il vecchio proprietario ci prende in giro per l'ora tarda, lui, abituato ai cacciatori di botte, ai tordari ci scambiava per nembrotti di città, poco avezzi alle levatacce... lasciamoglielo credere, con queste buone bombe immerse nel cappuccino la polemica non va d'accordo.
Compriamo il giornale, resterà in auto, come tutta la realtà degli altri giorni, e cominciamo a salire verso la montagna.

Una volta il sottoscritto, Giacomo, che dei tre è il più vecchio di età e di caccia, saliva dal fondo valle a piedi, ma oggi complice una strada sterrata, residuo di un recente taglio del bosco, che sale fino a quota 700, si può lasciare la macchina a ridosso di un rifugio, dal quale si prosegue a piedi fino allo spartiacque del monte a circa 900 m. dove, tra il residuo del ceduo, e la macchia di carpino, inizia la cacciata.

Chi mi ha portato per la prima volta su questa montagna, c'è arrivato a sua volta accompagnato da un appassionato che qui cacciava le starne e che accidentalmente, in una giornata di tarda stagione, incontrò la regina.

Infatti sulla cima dei numerosi canaloni sono ancora visibili le tracce lasciate dall'uomo nella secolare lotta per strappare alla montagna terreno da coltivare a terrazza ed i muretti a secco, fatica ed onore di numerose generazioni, giacciono dimenticati quasi a testimonianza di una storia che non vogliamo più appartenga a questa ricca nazionale.
Ma tra i muretti a secco un giorno razzolavano le brigate di starne in simbiosi con l'uomo cacciatore; oggi sono scomparse, domani chissà.

Ed ecco che i campani delle nostre giovani bracche ci portano alla realtà; Tosca sembra titubante di fronte ad un cespuglio di rose canine, ma è in ferma e la beccaccia si prende gioco di lei volando come una pizzarda tra i lecci, rubando due frenetiche botte che ingenuamente le invio.
Piove, e la situazione impone calma, la rimessa è là leggermente sopra di noi, su una terrazza spoglia di sassi, sicuramente la regina, arrivata di notte con la pioggia ed il vento, non ha avuto il tempo di acquartierarsi in luoghi più idonei, e la foga della cucciolona l'ha smossa dal primo sito che il tempo le ha concesso in attesa di una schiarita.

Niente da fare, al pulito vola verso l'alto e questo mi dice che è appena arrivata, infatti solo raramente, le beccacce d'entrata alle prime levate sprofondano nei canaloni, lo faranno certo, quando smaliziate, punteranno verso il basso alla ricerca di recessi sicuri.
La lasciamo "appaesare" e seguendo i consigli del mio maestro, Antonio Miceli, che per anni ha cacciato la beccaccia su queste montagne, attacchiamo il bianco dal basso dopo aver tolto il campano ai cani, i quali entrati in un canalone accennano... ed eccola apparire, come per incanto mostrandomi il fianco, la fermo in prima canna per la gioia delle cucciolone che vedono materializzarsi il motivo del loro affanno e dell'atavico ardore.
Franco, che ha seguito la scena dall'alto, si precipita giù dal crinale urlando come si fosse liberato da un incubo, ci bacia e ci abbraccia, poi fedeli alla tradizione, baciamo il becco della beccaccia.

Continuiamo a cacciare e mentre ci allontaniamo la solita immensa malinconia mi pervade pensando a quel luogo ora silente e tragicamente vuoto e mi ritornano in mente le parole del pescatore ne "Il vecchio ed il mare""Ora che ho ucciso il mio fratello pesce inizia il mio lavoro di schiavo", ma poi penso che lo stesso angolo di bosco sarà abitato presto da un'altra beccaccia, e così continuerà l'eterno gioco della vita e della morte di cui non siamo nè i giudici nè i carnefici ma solo attori della scena e così come la sorte delle starne è legata al contadino, quella della nostra passione è legata alla mitica arciera e tristi spettatori della fine della palude, ci gloriamo ancora della montagna e dei suoi tesori.


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