La
mia avventura inizia una domenica pomeriggio di Dicembre con il
cielo grigio e un'aria frizzantina su una delle zone più
adatte per la Regina, anche se una delle più battute dai
beccacciai dell'Umbria.
Con la mia fuoristrada e la mia cagna di 7 anni Peggy, raggiungo
il luogo dove poche decine di minuti prima una squadra di cinghialai
avevano terminato la loro battuta di caccia.
Mi fermo a parlare con uno di loro e cercando di farlgli dire se
avessero visto la Regina da quelle parti mi riferisce di averne
alzata una alle prime luci dell'alba.
Già nella mia mente cresce la sensazione che se poi troverò
la Ragina sarà molto difficile avvicinarsi.
Non mi perdo d'animo, estraggo il fucile dal fodero, apro alla mia
Peggy e le metto il solito campanello ormai arrugginito e sporco
di terra.
Mi incammino verso il posto dove penso di trovarla. Peggy da buon
setter fa la sua sfuriata iniziale allontanandosi da me eccessivamante,
ma appena faccio sibilare il fischio, lei si ripresenta e mi guarda
coma per dirmi " dove si va a cercare la regina?".
Le indico con la mano la direzione cui prendere e lei non perde
tempo incamminandosi con il suo passo e con il naso al vento cercando
tutte le emanazioni presenti nel fitto del bosco.
Ci incamminiamo su una costone di faggi, lecci, carpini con un sottobosco
di ginepri, muschio e spini, Peggy scivola silenziosa sotto ogni
cespuglio esplorando ogni singolo ginepro.
Siamo quasi giunti al punto dove avevo pensato di trovarla, improvvisamente
il campano di Peggy si ammutolisce ed io scivolando tra le piante
e i ginepri cercando di far meno rumore possibile cerco di servirla,
ma mentre faccio l'ultimo passo prima di vedere la cagna sento il
frullo della Regina che si è involata senza farsi vedere.
Anche la mia Peggy rimane immobile, forse anche lei non si è
accorta che la Regina non c'è più.
La trovo pochi metri più in la tra due ginepri con la testa
rivolta verso la sua sinistra che guarda uno dei due ginepri, appena
mi vede mette il naso in terra cercando di catturare l'emanazione
più forte, ma come detto prima la Regina non c'è.
Ricominciamo la cerca cercando nelle rimesse più probabili,
ma senza ottenere quello che speriamo entrambi.
I minuti volano, le ore passano e dopo circa tre ore di ricerca
sfrenata non ce la faccio più e decido di riposarmi sotto
una quercia, richiamo Peggy e la faccio sedere al mio fianco.
Mi accendo una sigaretta e appoggio il fucile in sicura al tronco
della quercia che mi sovrasta imponente e incurante della mia presenza.
Peggy con la testa sempre alta mi guarda di tanto in tanto e mi
annusa l'orecchio fino a darmi di tanto in tanto una leccata al
lobo.
Dopo circa trenta minuti mi rialzo e Peggy appena mi vede muoversi
riparte con la sua solita foga.
Tolgo la sicura del fucile calibro venti a cui tengo in particolar
modo perchè regalatomi da mio padre e mio fratello, anche
lui esperto beccacciaio e appassionato più di me alla caccia
alla regina,e riparto verso una rimessa scomoda e piena tronchi
abbattuti dal tempo.
Peggy è cauta e sembra calcolare ogni suo passo, sembra che
sappia che stà andando a cacciare in una zona molto tecnica
e difficile.
Dopo alcuni metri sul costone che volge verso levante Peggy si blocca
e mi guarda, io sono poco lontano da lei e la vedo chiaramente,
lei sempre attenta inizia una gattonata che dura circa cento metri
verso la cima del colle, con i suoi passi piccoli e decisi mi porta
a circa venti metri dalla fine del bosco che termina in cima al
versante della collina.
Peggy si blocca ed io scrutando di fronte a lei vedo le Regina che
si invola fuori dal bosco verso la cima della collina, ancora una
volta si è presa gioco di noi.
Per niente pago, esco dal bosco e mi dirigo verso una facile e unica
rimessa sul tetto della collina, Peggy dalla sua esperienza nella
zona si dirige decisa verso un lembo di macchia che si trova più
basso rispetto al mio punto, appena cerca di entrare nel bosco il
vecchio campano si azzitta ed io con il cuore in gola mi dirigo
diretto verso al cagna, non riesco nemmeno a fare dieci passi e
il frullo della Regina rompe il silenzio e la tensione del luogo.
Il suo battito di ali mi rapisce l'attenzione e la vedo sorgere
dalle cime del bosco e si dirige verso la mia destra scendendo verso
la base della collina, imbraccio il fucile e con la calma di un
veterano la prendo sotto mira e faccio fuoco.
Finalmente è presa, la vedo cadere e sbattere contro le piante,
Peggy che non l'ha vista cadere ma sa già che dovra cercarla
viene verso di me e improvvisamente si dirige verso il punto dove
è caduta la Regina.
Dopo pochi secondi esce con quel trofeo in bocca orgogliosa e vaniosa
me la porge, meravigliosa, affascinante, la prendo in mano, le aggiusto
le piume e la ammiro con grande rispetto.
Si è quasi fatta notte, ripongo la Regina nella catana e
mi dirigo verso la macchina.
Anche Peggy semra appagata dalla meravigliosa giornata che quel
selvatico ci ha fatto pasare anche se con molto sudore, infatti
la stanchezza si fa sentire, saliamo in macchina e ci dirigiamo
verso casa dove il nonno ci aspetta per sentirsi raccontare la giornata
di caccia.
Arrivato a casa accudisco la mitica Peggy e le porgo una abbondante
e succolenta porzione di cibo che lei avidamente fa sparire in pochi
secondi.
Entro in casa e trovo il nonno a fianco del camino acceso e senza
che io parli si accorge che la giornata è stata meravigliosa.
Mi rivolge la parola dicendomi" fammela vedere quanto è
bella" le porgo la Regina aggiustandola come lui mi ha sempre
insegnato ed inizio a raccontargli la giornata di caccia.