Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


In ricordo di Indio
di Ambrogio Riva

Era una limpida giornata di maggio, il sole si nascondeva pigro dietro il rosso del tramonto quando con mio fratello decisi di venire a vedere la tua cucciolata. Beninteso solo più per curiosità che per l’intenzione di acquistare un cucciolo anche perché il proprietario mi aveva segnalato che eri l’ultimo cucciolo rimasto invenduto ed eri anche un poco gracilino .Quando entrai nel serraglio ho visto gli altri cagnolini correre veloci verso la mamma in cerca di protezione mentre tu ti sei diretto verso la mia scarpa destra. Eri goffo e procedevi con il corpo piegato ad arco sballottato dalla piccola coda che si muoveva freneticamente. Giunto alla scarpa tentavi di arrampicarti sui pantaloni per poi cadere goffamente a terra pronto a riprovare dimostrando una tenacità non comune.

Effettivamente eri un poco gracilino con le gambe posteriori piegate e aperte: insomma avevi quei difetti che, secondo le istruzioni canoniche per la scelta del cucciolo ai fini sportivi, tu eri inadeguato e inevitabilmente da scartare. Ma quando ti ho visto afferrare i miei pantaloni e cercare di tirarli verso di te,quando ho visto i tuoi occhi pieni di gioia ho capito che tu eri il mio cane.

Decisi di acquistarti ed il proprietario onestamente mi disse “ se non cresce normalmente riportamelo che lo riprendo “. Ti portai dal veterinario di fiducia che mi prescrisse una dieta a base di vitamine e olio di fegato di merluzzo. Giorno per giorno sei migliorato e in breve sei diventato un setter con tutte le caratteristiche della razza. Durante il periodo di addestramento ti sei dimostrato veloce nell’apprendere anche se in verità il tuo riporto non era perfetto.

All’apertura della stagione venatoria successiva alla data di acquisto, all’ età di 18 mesi, fatta eccezione dei primi giorni di caccia , decisi di non portarti più a fagiani perché volevo che ti specializzassi sulla beccaccia. Abito in una zona che è interessata solo marginalmente dalle linee di migrazione della beccaccia e un cacciatore esperto con dei bravi ausiliari può arrivare massimo a 5/6 beccacce in tutta la stagione venatoria. Quindi questa selvaggina è fortemente ambita dai cacciatori locali. Iniziai a cercare la beccaccia agli inizi di ottobre. Indio trovò la sua prima beccaccia verso la fine del mese.

Quel giorno avevo girato inutilmente come al solito e verso le 11 camminavo sul sentiero per raggiungere un boschetto, tipica rimessa per la beccaccia. Ad un tratto ho sentito il suono del campanello che Indio aveva al collo, allontanarsi fino a svanire nel silenzio del bosco Ti chiamai più volte con il fischietto ma inutilmente: cominciai a cercarti ma invano. Vidi arrivare verso di me un cacciatore del paese e gli chiesi se aveva visto il mio cane che conosceva benissimo perché abita a circa 50 metri da casa mia. Mi rispose di no. Gli raccontai che non riuscivo a trovare il cane probabilmente
in ferma da qualche parte. Gentilmente si prestò di aiutarmi. Dividemmo il bosco in 2 settori : io ispezionavo la parte bassa e lui la parte alta.

Ci ritrovammo dopo 10 minuti ma del cane nemmeno l’ombra. Mi raccontò che circa venti minuti prima era partita nel bosco una scarica di fucilate a una lepre e che probabilmente il cane si era spaventato e si era diretto verso casa. Anche se molto dubbioso, sposai questa tesi e raggiunsi il sentiero per dirigermi verso casa. Il sentiero attraversava un bosco di robinie e castani che a volte le beccacce involate utilizzavano come seconda rimessa. Fu lì che vidi Indio in ferma statuaria vicino a una piccola siepe di rovi. La beccaccia frullò e grande fu la mia sorpresa che non imbracciai neanche il fucile .La beccaccia si diresse pigramente verso un torrente per poi sparire definitivamente alla mia vista.

La catturai la domenica successiva. Era una mattina piuttosto fredda. Iniziai il solito giro attraversando un ampio prato per raggiungere il bosco dove avevo frullato la beccaccia la domenica precedente. Ero ancora a metà del prato quanto ti vidi in guidata sulla gronda del bosco sotto alcune piantine di sambuco. Mi avvicinai lentamente osservando il tuo corpo che rasentava il terreno, i tuoi passi erano lenti e felpati quasi come se avessi paura di farti notare dal selvatico. Dopo alcuni minuti, vicino a un grosso sambuco, sei rimasto in ferma: la coda rigida con il dorso e la testa formavano una linea retta perfettamente parallela al terreno, e il labbro destro sbuffava aritmicamente. La beccaccia partì lenta in direzione del prato. Il tiro fu facile. Sono convinto che la beccaccia non ha paura del cane e se viene fermata delicatamente ed ha la possibilità di decidere quando frullare, si alza in volo normalmente rendendo il tiro al cacciatore molto più semplice.


Ti ordinai il” porta” e dopo pochi minuti sei ritornato con la beccaccia in bocca . Ti mantenevi però a una distanza di sicurezza di circa 2 metri senza avvicinarti .Decisi di ignorarti e mi incamminai verso il bosco. Con mia grande sorpresa mi hai superato,ti sei messo davanti a me in posizione di seduto e quando ho allungato la mano sinistra per accarezzarti mi hai depositato delicatamente la beccaccia nella mano destra. Questo rituale si ripeté per parecchie volte nei sette anni della tua pur breve vita e la caccia alla beccaccia diventò la tua specializzazione.

Anno dopo anno sei migliorato sempre di più e quando uscivamo a caccia, tu sapevi già cosa fare. Giravi i boschi sempre al galoppo, forte della tua memoria e del tuo naso battevi ad una ad una le rimesse della beccaccia e anche se non trovavi niente andare con te a caccia era sempre una forte emozione, un sentirsi in perfetta simbiosi con la natura. L’anno scorso, per una serie di motivi personali, la mia stagione venatoria si è chiusa verso il 10 dicembre anche se il passo delle beccacce non era ancora concluso. Mia moglie che ti accudiva mi aveva fatto notare che ogni tanto non mangiavi il pasto serale. Ai miei cani ho sempre dato la razione giornaliera suddivisa in 2 volte perché ho letto da qualche parte che un solo pasto abbondante ai cani in attività può provocare la torsione dello stomaco e la morte fra atroci dolori. Non ho dato importanza alla tua inappetenza perché ritenevo che non andando più a caccia ti bastava il pranzo di mezzogiorno.

Il giorno 30 dicembre ti portai nuovamente a caccia per farti chiudere in bellezza la stagione venatoria. Non sapevo che per te quel giorno era effettivamente l’ultimo giorno di caccia. Feci il solito giro nei boschi ma notai subito che la tua cerca era apatica, il tuo galoppo lento e stanco. Pensai a una giornata no che capita spesso anche a noi uomini. Ti sei subito riabilitato quando per l’ultima volta mi hai dato ancora una lezione di caccia sulla tua ultima fagiana a cui non ho sparato perché nella nostra provincia la caccia a questo selvatico chiude il giorno 8 di dicembre.

Quando tornai a casa, ti vidi fare i tuoi bisogni sul porfido del cortile ( cosa mai successa ). Un poco irritato presi il badile per pulire e mi accorsi che le feci erano rigate di sangue. Telefonai al veterinario per una visita urgente e fissai l’appuntamento. Il veterinario ti fece l’esame delle feci e dopo alcune ipotesi cominciò ad esaminarti l’addome. Sentiva in prossimità della cistifelia una massa anomala. Fece un ecografia e mi disse che probabilmente c’era un tumore alla cistifelia e che bisognava eseguire una indagine esplorativa ed al limite togliere l’organo per dare al cane ancora qualche anno di vita. Nei giorni di attesa per l’intervento ti vedevo ogni giorno regredire. La tua gioia quando arrivavo a casa era sempre meno evidente,non saltavi più non mi giravi intorno con il pane in bocca o con il legnetto trovato nel giardino.

Non mi interessavano i soldi, voleva farti vivere a tutti i costi. In attesa dell’ intervento ti ho portato da un altro veterinario che dopo breve visita mi confermò la tesi del collega. Mi disse anzi che recentemente aveva avuto un caso simile e che tu avresti avuto pochi giorni di vita. Mi sentii crollare addosso un macigno e non riuscii a trattenere le lacrime. Fu terribile anche per me la mattina di martedì quando ti chiamai per l’intervento. Sei uscito dalla cuccia solo per metà. mi hai guardato con due occhi tristi e poi sei rientrato. Ti ho richiamato mostrandoti il guinzaglio. Solo allora sei uscito con la coda bassa fra le gambe, la corsa pesante e affaticata. Il veterinario ti ha fatto l’ iniezione di pre anestesia. Dopo qualche minuto ti sei accasciato a terra con la testa appoggiata fra le gambe anteriori. Seguivi i miei movimenti con gli occhi quasi volessi dirmi che per te era finita.. E così fu. Il veterinario ti aprì l’addome e scoprì un tumore all’intestino non operabile. Aspettava da me la conferma per l’eutanasia ma un groppo alla gola mi impediva di parlare. Feci cenno di sì con il capo poi uscii dallo studio e scoppiai in un irrazionale pianto dirotto. Quando tutto era finito pretesi quasi con rabbiosa insistenza che il veterinario mi ridasse il tuo corpo. Adagiato in una scatola di polistirolo ti portai a casa per darti sepoltura in un terreno di mia proprietà vicino agli altri 3 cani che ho avuto precedentemente.

Il terreno era gelato e per eseguire la buca dovetti usare anche il piccone. Ti adagiai mettendoti in una posizione comoda per il tuo ultimo viaggio in fondo eri solo un cane ,“ mi dicevo egoisticamente. Ma quando la buca fu completamente chiusa capii che con quel cenno al veterinario avevo tradito il codice che tu e i tuoi simili avete scritto nel vostro DNA. Sette anni di affetto di ubbidienza a volte pretesa a sproposito, di dedizione, di gioia di vivere, di desiderio incommensurabile di compiacere al proprio capo branco incurante del dolore provocato dalla malattia.

Addio Indio

 

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