I Forum di Scolopax rusticola
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Beccacce vissute

"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


La Regina, il Maestro e il Professore
di Alessandro Miccoli

Il suono frenetico della sveglia rompe il silenzio della notte e per un istante il richiamo caldo del letto prevale sulla ragione e sul cuore; ma, appena il pensiero è lucido e il sonno vinto, ecco il ritorno fulmineo della passione, quella vera, che non ti fa dormire la notte e che solo pochi comprendono.
Sono le 5.30 di una domenica di fine novembre e non c’e’ più tempo da perdere, l’alba è oramai alle porte.
Giusto il tempo necessario per vestirsi e via all’appuntamento con papà e con il grande Roy, un bellissimo setter inglese di cinque anni e mezzo, soprannominato “il Professore”.
La macchina scivola veloce nella tranquillità della notte e il suo rumore squarcia il silenzio della città che dorme.
Ecco, la luce è accesa e papà è già fuori e mi fa cenno di aprire il cofano: l’arrivo di Roy dal giardino è imminente.
Nemmeno il tempo di sistemare la cassetta con tutto l’occorrente per la caccia e lui è gia al mio fianco, tutto sbuffante e col pelo ritto: è pronto per un’altra avventura, a regalarci un’altra di quelle gioie che nessuno può comprendere appieno, ma che sicuramente accompagneranno nel ricordo le fredde serate invernali della nostra vita.
Dritti al bar a prendere il caffè e a scambiare quattro battute con quel gruppetto di amici come noi molto mattinieri e poi via di corsa verso quel posto solitario e misterioso che gelosamente nascondiamo con molta cura, quel posto studiato giorni e giorni prima.
Lungo il tragitto, mio padre, come al solito, cerca di rendermi la guida più piacevole raccontandomi il comportamento mattutino di Roy.
“Sai, questa mattina il cane si è svegliato addirittura mezz’ora prima che suonasse la sveglia e con molta garbatezza ha raspato alla porta come per dire lo so che oggi si va a caccia…io sono pronto!”.
Appena mezz’ora di strada ed eccoci al posto giusto.
L’alba irrompe oramai nel buio spesso della notte dando colore e vita a tutto ciò che prima sembrava grigio e inanimato.
Appena giù dalla macchina, le utili raccomandazioni tattiche di mio padre:” Mi raccomando: andiamo di pari passo e occhio al cane; e attento a non sparare basso!”.
Raccomandazioni utili nella caccia alla beccaccia, raccomandazioni di un uomo che ha speso tutta una vita alla ricerca di quel magico selvatico e che conosce bene quanto sia difficile insidiarla e imprevedibile il suo comportamento.
“Ale, tieni. Questa di prima canna e questa di recupero. Le ho caricate ieri sera per questo freddo: vedrai non ti deluderanno”.
Roy è pronto e sa cosa fare. Lo sa bene e la sua contentezza mi ha già ripagato per il sonno perduto.
La zona è quella ideale per la Regina: macchia mediterranea con querceto e arbusti d’olivo molto fitti, insomma tutto ciò che serve alla furbacchiona per eluderci.
Io cammino a circa dieci metri da mio padre e Roy fa la spola un po’ più avanti, come il carrello di una macchina da scrivere.
Ad un certo punto, dove la boscaglia è più fitta, il cane inizia a gattonare ed suono della campanella è sempre più fioco. Il sangue mi gela nelle vene ed il cuore mi balza in gola. “La beccaccia ci può essere” mi ripeto tra me stesso.
Intanto Roy scende veloce per un sentiero per poi risalire lentamente con il muso all’insù fino a fermarsi di colpo: è seduto per terra, fermo, immobile, come incantato da una strana magia.
“Ale, attento, il cane è in ferma -urla mio padre-. Guardati dalla destra, io cerco di raggiungere l’angolo opposto!”.
In un istante mi tornano in mente tutte le raccomandazioni fattemi prima di scendere dalla macchina, ma una è fissa nella mia mente vedi che se il cane entra in ferma puoi stare ben sicuro che la furbacchiona è lì; Roy non sbaglia!
“Dai Roy –inizio a balbettare-, dai bello”.
Le parole mi escono dalla bocca senza che me ne renda conto, la pressione sanguigna è alle stelle!
Tatatatatà….ed il rumore inconfondibile irrompe nel silenzio dello spazio circostante.
“Papà, attento, viene verso di te!”.
Ma la boscaglia è molto fitta e la regina vola via invisibile come un sogno al risveglio.
Le solite imprecazioni seguite da quei leggeri autorimproveri e poi via, pronti nuovamente per quel magico gioco che è la caccia.
Quando succedono queste cose mi viene in mente la frase di un mio vecchio amico, un grande cacciatore di beccacce:” Alessandro, con la regina sono più i dispiaceri dei piaceri…Ricordalo sempre!”.
Il tempo necessario a capire dov’e’ che stava nascosta e soprattutto a capire la direzione della sua involata, e siamo nuovamente pronti per la grande cerca con la speranza di un incontro più fortunato.
Roy continua incessante il suo lavoro e di tanto in tanto alza lo sguardo come se mi volesse controllare ed essere sicuro del nostro supporto.
Ad un certo punto inizia nuovamente a gattonare, poi nulla, e riprende la sua galoppata a scendere per una leggera scarpata fino all’angolo dove la macchia s’innesta con il bosco; ed ecco che gattona nuovamente e poi scompare totalmente alla vista. Il suono della campana che fino ad un secondo prima indicava la posizione del cane si arresta completamente.
“Papà –urlo-, il cane sarà in ferma! Attento, non riesco a vederlo!”.
Ed ecco il frullo, quasi immediato stavolta, e subito dopo la sagoma scura della regina si materializza in cielo.
In una frazione di secondo il fucile mi scivola sul viso…giusto un attimo per accompagnare il vol rapido del selvatico e poi….tum-tum!
Il rumore delle due fucilate sincronizzate perfettamente squarciano la quiete del bosco.
“Bravo! –urlo- bravo! E’ fatta! Dai Roy, portala su, dai!”
Il professore ha la regina in bocca e torna fiero verso papà: è lui il suo padrone ed è lui che col cane merita la massima onorificenza.
Quel magico momento viene coronato da un abbraccio a tre e dalle parole di mio padre:” Te lo dicevo che se Roy va in ferma ti puoi giocare tutto, ma lì c’è la beccaccia. Bravo Ale, abbiamo tirato contemporaneamente. Era troppo bello quell’angolo di bosco per non beccare la regina!”
L’orologio segna le undici del mattino e tra un po’ sarà ora di tornare alla macchina, anche se Roy non ha alcuna intenzione di rientrare.
Oggi è un giorno fortunato: la regina è nostra e non importa chi realmente merita di sedere sul trono più alto. Importano invece la semplicità dei gesti e la correttezza nei confronti del selvatico, consapevoli che il nostro rispetto per lei sarebbe stato uguale anche se, come il più delle volte accade, la beccaccia non ci avesse regalato la seconda opportunità.
Dedico queste righe ad un grande cacciatore, mio padre, che con la sua semplicità mi ha insegnato l’arte della caccia, e soprattutto al mio sfortunatissimo “professore” che mi ha lasciato nel momento migliore della sua vita.
Ciao Roy, forse un giorno, chissà, ritorneremo nuovamente a cacciare insieme!



 

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