I Forum di Scolopax rusticola
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Beccacce vissute

"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Beccacciaro per un giorno
di Siino Gioele

Ci sono delle giornate di caccia che una persona non vorrebbe avere mai trascorso,come,ad esempio,quelle in cui sembra debba fare tutta la pioggia della stagione proprio in quel giorno,oppure quelle rovinate dalla semplice compagnia di una persona che crede di essere cacciatore solo perché in possesso di una licenza di caccia o dell’ultimo semiautomatico uscito in commercio.

Ma,per fortuna,non è così,l’essere cacciatore nasce assieme alla persona,è scritto nel suo DNA.

Tornando a bomba,ci sono anche le giornate positive,come quella che sto per raccontare…

E’ una fredda mattina di Dicembre e i miei cani stanno aspettando ansiosi,nel cofano dell’auto,di essere liberati;finiti gli ultimi preparativi dei campani e dei beeper,do sfogo alla loro passione più forte.

Mi soffermo un attimo ad ammirare la poesia dei pini imbiancati dalla brina notturna,delle giovani roverelle contrastano il verde degli aghiformi col loro bel colore rugginoso,a confine con una vasta boscaglia di acacie spinose.

E’ proprio dalla zona delle acacie che inizia la mia indimenticabile giornata di caccia,accompagnata dai miei due setter e un amico improvvisatosi.con ottimi risultati,”beccacciaro per un giorno”.

Dopo circa venti minuti passati tra consigli e battute di buono auspicio,rivolgo lo sguardo verso la setter Sharon,che vedo intenta a risalire una serie di emanazioni che,come un maestro d’orchestra,ritma il suo campano nel più dolce suono per l’orecchio di un beccacciaro,quel suono che,rallentando e cadenzandosi in una stilosa filata,determina col suo silenzio la ferma.

Subito il consenso,come un blocco meccanico arriva rispettare,da parte dell’altra setter,il lavoro della compagna nonché figlia.

Il mio cuore si ferma insieme al resto del paesaggio;con il solo movimento degli occhi cerco Carlo per riuscire,nel migliore dei modi,ad assegnargli la postazione adeguata alla posizione dei cani e al folto intricato degli alberi spinosi.

Ma come se avessimo beccacciato insieme in una precedente vita,lo trovo posizionato proprio nel punto in cui l’avrei voluto impostare.

Il beeper rompe il silenzio,alternandosi in un gioco di suoni alti e bassi.

Cerco di imitare il suono della frullata invitando la Regina a palesarsi,come se stessi invitando ad un ballo un’interessante signora;eccola che si mostra in tutto il suo splendore,in piroette brevi e decise.Il frastuono delle fucilate fanno cadere a terra la bella.

Ancora le piccole piume stanno danzando nell’aria,che Sharon si è impossessata della rusticola,e viene a porgermela come se mi volesse fare un dono.

Mi complimento con una stretta di mano l’inaspettato beccacciaro e soprattutto coccolo le due setter,uniche responsabili di questo amplesso venatorio.

Incarnierata l’ambita preda,si rinizia a cacciare in cerca di riempire,non la cacciatora di selvaggina,ma il cuore e la mente di emozioni.

Non passa molto tempo dal successivo incontro,solo che a differenza del primo,dove il campano,nel suo affievolirsi,mi avvisava di un’imminente ferma,questa volta il cane,in pieno galoppo,immobilizza il suo corpo e dà sfogo solamente al beeper.

Si capisce subito che con una manovra simile,il cane deve aver captato una forte emanazione proveniente da una macchia di rovi poco distante.

Ci avviciniamo senza indugio,così posso assistere ad una ferma completamente fuori dallo stile setter della mia dolcissima Anouk e ad un consenso duro da reggere di Sharon,che,come un felino,scivola avida affianco alla compagna per percepire anch’essa l’emanazione;sembrano in posa per il dipinto di uno stimato pittore.

E’ lì che un mio desiderio si realizza,cerco con attenzione di intravedere nei rovi la beccaccia e,grazie al suo occhio ingannevole,la vedo.Non riesco a trattenermi e mi pronuncio “sei bellissima”;Carlo sorride,sta vivendo quel momento fantastico al massimo dell’adrenalina.

La beccaccia,come se capisse che sono riuscito ad intravederla,fa due passi per cercare il punto più adatto per l’involo,ed ecco che sfoga tutta la sua bellezza,la voglia di vivere e di tornare nel luogo dov’è nata,dove da pulcino ha imparato a frugare il terreno alla ricerca di vermi,e rivedere il fantastico tragitto che la natura gli ha prestabilito nella migrazione.

Ma come,purtroppo,è stato stabilito da noi uomini,l’azione venatoria si deve concludere,ed ecco che,con un tiro sicuro e deciso di Carlo,la bella finisce adagiata su un cespuglio di rovi intricato,cresciuto in un piccolo muro a secco,come se la beccaccia volesse ancora una volta mettere alla prova i cani nel riporto.

E,in effetti, i cani hanno dovuto sfoderare il loro bagaglio di esperienza per capire in quelle condizioni come comportarsi.

Il riporto è avvenuto e,come un gesto di rispetto,analizzo l’età della regina scrutando le ali,le remiganti secondarie mi indicano la giovane età e,ripiegando il becco sotto l’ala,ripongo l’animale sul fondo della cacciatora.

La giornata continua con numerosi incontri e con altre quattro beccacce cadute sotto la maestria dei cani e l’abilità dei fucili;ma è con piacere che posso dire che altrettante sono state padellate,dando così loro la possibilità di diventare sempre più scaltre e streghe quando sentiranno di nuovo il rumore di un campano o l’avvicinarsi di coloro che,proprio perché le amano,cercano il confronto in tutte le situazioni più disperate che le Regine del bosco avranno preparato mimetizzandosi nel loro regno.


 

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