I Forum di Scolopax rusticola
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Beccacce vissute

"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Il Professore, le beccacce, il Farmacista e le "memorie fuorvianti"!
di Florindo Antoniozzi

Molti pensano che le cose così come ci accadono sono gia' scritte e quindi regolate dal "fato"; altri affermano invece che la "responsabilita'" di come si evolvono è da attribuire a persone che sono in grado, anche solo con una parola, o con la loro presenza, o con il pensiero, di influenzarle positivamente o negativamente .
Non è facile stabilire chi ha ragione, ma la buona o cattiva sorte, purtroppo, esiste e puntualmente ne abbiamo riscontri quasi giornalieri, indipendentemente se determinata dal "fato", dagli influssi positivi o negativi delle persone che ci stanno intorno, o da noi stessi !
A questo riguardo voglio raccontarvi una storiella accaduta qualche tempo fa ad un signore, che per rispetto chiameremo "il Professore", e ad un suo amico soprannominato "Mussolini" , che si trovavano per una vacanza di caccia in un paesino d'alta montagna .
Il Professore era quasi un anno che, molto piu' spesso di quanto si possa pensare, aspettava il momento della partenza per una settimana venatoria alla beccaccia in uno dei posti piu' belli ed esclusivi della penisola per tale caccia : sulla Sila, in Calabria.
Aveva sentito raccontare a tanti amici cacciatori (dannate memorie fuorvianti !) storie di carnieri favolosi, di boschi stupendi, di giornate di caccia passate nell'imbarazzo della scelta a quale sparare delle tante beccacce che, come locuste, oscuravano il sole !
A dire il vero si era gia' recato l'anno precedente sulla Sila, in un alberghetto dove i proprietari - felici per l'inaspettato incasso - lo avevano accolto con grande amicizia per un fine settimana, ma gia' allora le condizioni del tempo e le forti nevicate non avevano consentito di verificare di persona tanta abbondanza venatoria.
Nel frattempo, pero', aveva conosciuto "Mussolini", un vecchio e stimato cacciatore calabrese che da sempre era assiduo frequentatore di quei boschi e che, a dire il vero, non aveva poi tanto confermato la facilita' e l'abbondanza degli incontri , tanto è vero che il Professore, innamorato dell'idea dell'abbondanza, inizio' a pensare in cuor suo che - ragionevolmente - il nuovo amico forse voleva sminuire la realta' anche per una sorta di mal celata gelosia per i propri territori di caccia !

Ora pero' erano finalmente insieme sulla Sila, con un tempo magnifico, con buone prospettive e notizie sul passo novembrino delle beccacce e, sopratutto, ben sistemati in una villetta del genero di "Mussolini", cosa di per se sottovalutata dagli interessati ma certamente molto sgradita ai due fratelli proprietari dell'alberghetto del precedente anno che avevano cosi' irrimediabilmente perso un po' di clienti !

C'era tra i due un patto silente che, per dovizia di particolari e meglio inquadrare la situazione, deve essere spiegata : il Professore avrebbe cacciato con un amico locale, grande esperto dei luoghi, con cani eccellenti e pluridecorati, insomma uno dei i migliori cacciatori di beccacce della Sila e dell'intera regione, che qui chiamerò il "Gran Beccacciaio", mentre "Mussolini" , come in passato, molto piu' modestamente si sarebbe accontentato di cacciare con il genero utilizzando due onesti quanto semplici ed inesperti cagnuoli.

Dopo i primi due giorni di caccia, il carniere del "Professore" e del suo compagno contava solo due "regine", mentre il carniere di "Mussolini" una sola : un po' pochino per un luogo cosi' favoleggiato !

Tanto che il Professore penso' che probabilmente il passo non era ancora iniziato e visto che sarebbero rimasti ancora molti giorni, sicuramente le cose sarebbero cambiate piu' avanti. E per questo consolava Mussolini e gli prediceva che avrebbero sicuramente riempito il carniere quanto prima e che i venti favorevoli dovevano ancora iniziare, e che la luna sarebbe stata favorevole di li a poco, e che la fortuna certamente non poteva abbandonarli!
A questi bei discorsi Mussolini, vecchia e arguta volpe, se la rideva sotto i baffi, in quanto sapeva bene che solo fatti veramente eccezionali avrebbero potuto modificare l'andamento della caccia!

E cosi' passò anche il terzo giorno di caccia con Mussolini ed il genero che avevano incarnierato altre due beccacce (non diciamo quante invece ne avevano mandate via) ed il "Professore" senza sparare neanche un colpo!

Venne il martedì, giorno di silenzio venatorio, ed al Professore venne in mente di andare a visitare l'antichissima Certosa di Serra San Bruno.

Dopo moltissimi chilometri di pessima strada e giunti alla Certosa ebbero la sorpresa che, essendo l'edificio religioso abitato dai monaci cistercensi, non era possibile accederne all'interno in quanto di stretta clausura !

Senza neanche il ristoro di un buon pranzetto consolatore
- per la delusione mangiarono infatti un paninello - ripresero il lungo viaggio di ritorno sulla Sila piuttosto delusi per aver fatto tutti quei chilometri quasi inutilmente !

Passando per il paese di San Giovanni in Fiore e dovendo fare un po' di rifornimenti, fermarono la vettura in una strada secondaria e mentre "Mussolini " ed il genero entrarono in un negozio per fare la spesa, il "Professore" ne approfitto' per acquistare una medicina in farmacia.

La farmacia era piuttosto moderna per quel luogo cosi' distante da tutto, ed il Professore si avvicino' al bancone pensando come chiedere quella medicina senza la ricetta : l'ottenerla dipendeva esclusivamente da come avrebbe instaurato il rapporto con il farmacista e cosa gli avrebbe raccontato!

Quest'ultimo era certamente avvezzo a queste scenette : ogni giorno,immancabilmente,capitava gente che richiedeva medicine senza la ricetta e l'esperienza ormai gli consentiva di individuare subito, sin dalla fase di avvicinamento, chi entrava in farmacia senza aver quel benedetto pezzo di carta .

Il Professore tergiverso' un po' vicino alle creme di bellezza, poi ai prodotti para farmaceutici, fingendo di scegliere un deodorante e leggendo con attenzione e senza leggerla la sua composizione incollata sul dorso della confezione; poi i suoi occhi - alla ricerca di un uleriore appiglio - si poggiarono su un distributore di profilattici eed egli penso' subito di far proseguire senza indugio lo sguardo verso una catasta di spazzolini multicolori che addobbavano il bancone.

Poi finalmente il suo sguardo si incrocio' con quello del Farmacista che, tenendo aperto tra le mani un quotidiano, sbirciava al di sopra dei mezzi occhiali da lettura con la certezza di chi gia' conosce quale sara' la richiesta.

Il Farmacista ruppe il ghiaccio chiedendo al Professore in cosa poteva essere utile e questi, sollevato dall'imbarazzo di ulteriori tergiversamenti, chiese finalmente la medicina - vietatissima alla libera vendita - come se avesse chiesto un caffe' al bar!

Il Farmacista aggrotto' la fronte quasi a significare l'inutilita' di tale richiesta qualora fosse sprovvisto della prescrizione medica!
Ed allora il Professore, prima che il farmacista potesse aggiungere qualche cosa, incautamente inizio' a rappresentare la sua condizione di "straniero in terra straniera", di povero - ahime' - cacciatore lontano da casa e senza amici in quello sperduto luogo del mondo!
Il Farmacista, capendo la situazione e mosso a compassione, ando' quindi nel retro della farmacia a cercare il prodotto.
Ritorno' subito dopo e, battendo lo scontrino fiscale, ne chiese il corrispettivo : una cifra piuttosto consistente!
A sentire l'esosa richiesta il Professore ebbe quasi un sussulto, tanto che il farmacista se ne accorse ed aggiunse che, qualora si fosse fatta fare la prescrizione dalla USL locale, avrebbe pagato solo il prezzo del ticket !

Il Professore ci penso' qualche istante ammaliato dall'idea di cotanto risparmio ma poi, vagliata l'impossibilita' di tale strada, d'impulso chiese : " NON E' CHE MI FA UNO... SCONTICINO?"

Il farmacista lo guardo' quasi incredulo e poi, con lapallissiana ironia, spiego' che non poteva ritoccare il prezzo imposto sulla confezione , mentre nella sua mente, forse involontariamente, si formo' l'idea di "benedire" quel cliente che, senza arte e ne' parte, chiedeva lo sconto in farmacia!

E fu cosi' che dalla bocca del farmacista usci' una frase tremenda , di quelle che possono anche fulminare chi ci crede e che alle orecchie del Professore tuono' piu' o meno cosi' : Caro amico, risolti i problemi fisici, faccia una buona permanenza sulla Sila e soprattutto una buona caccia !!!"

A quella frase Il Professore trasali', degluti' di forza, si senti' sprofondare e come pugnalato alle spalle a tradimento; contrasse i muscoli del viso quasi come se avesse voluto azzannare al collo l'ignaro farmacista; si giro' e senza l'accenno di un saluto usci' dalla farmacia!

Quella frase gli ronzo' tutta la notte nelle orecchie, tanto che al mattino seguente, con gli occhi arrossati e le occhiaie cadenti si sentiva piu' stanco di quando era andato a dormire la sera prima!

Si sveglio' - si fa per dire - che era ancora notte fonda: erano le 4 del mattino: il "Gran Beccacciaio" gli aveva dato appuntamento alle 6 in punto e quindi doveva aspettare ancora due ore ad occhi aperti.
Alle sei in punto era gia' pronto a partire, ma stranamente, le ore di attesa si moltiplicarono in quanto, ironia della sorte, alle 8 ancora il Gran Beccacciaio non si era presentato all'appuntamento!
Il Professore inizio' a pensare al Farmacista ed alla fatidica frase che sembrava ormai scolpita a lettere di fuoco nella sua mente : nonostante che la giornata di caccia si presentasse piena di speranze e piuttosto bella ed assolata , il suo umore era gia in prima mattina come il cielo nuvoloso che precede una tempesta d'acqua!

Al Gran Beccacciaio, peraltro, non era mai capitato nella sua vita venatoria di ritardare tanto ad un appuntamento, ne', soprattutto, di essere andato nel mese di novembre a caccia in Sila per giornate intere senza aver trovato neanche una beccaccia!

Quella quarta giornata di caccia per il Professore ed il Gran Beccacciaio si concluse con una vera "caporettovenatoria": nulla di visto e di fatto, nonostante che i luoghi visitati fossero considerati - a ragione - un vero "dindarolo delle beccacce", insomma dove le trovi anche quando non ci sono!

A coronamento di quella nefasta giornata di caccia, che è meglio cancellare dalla memoria, l'incauto Professore scendendo in un vallone e scivolando sul terreno gelato cadde in malo modo sul suo amato automatico "Benelli", troncandolo in due pezzi all'altezza del calcio !

Per decenza, non mi è possibile raccontare i commenti e gli apprezzamenti serali del Professore sul farmacista e sulla tremebonda frase, a questo punto automaticamente collegata alla sorte avversa !

A questo punto non si trattava piu' di semplice"sfiga" passeggera di una giornata nera tra tante, ma di una terribile "jellaccia" dura e spietata che oltre all'andamento dell'intera vacanza di caccia ora influenzava negativamente ed invadeva anche altre sfere!

A conferma di cio', nella tarda serata, quando tutti erano raccolti davanti all'allegria del camino acceso, e mentre il gruppetto - dimenticato momentaneamente il negativo evolversi dell'aspetto venatorio della vacanza - si era lasciato andare consolandosi con il buon vino di Donnici ed una lauta cenetta a base di spaghetti ai porcini e bisteccone alla brace, giunse una inaspettata telefonata sul cellulare del Professore: era la moglie che gli comunicava che il venditore dell'appartamento recentemente acquistato per il figliolo ("un vero affare !!!" raccontava) non voleva assolutamente piu' venderlo !

Inutile raccontare l'espressione del viso del Professore al cellulare e le successive reazioni verbali a quest' ultima cattiva notizia !

Intanto le giornate di caccia proseguivano, purtroppo senza novita' sostanziali : Mussolini ed il genero continuarono ad incontrare diverse beccacce senza colpirne piu' una, mentre il Professore ed il Gran Beccacciaio, per sorte o jellaccia, non ne videro proprio piu', nonostante la disponibilita' di eccezionali cani ed il vastissimo ottimo territorio praticamente setacciato palmo a palmo!

Dopo dieci giorni di permanenza sulla Sila, il carniere di beccacce fu talmente modesto, in particolare per il Professore ed il Gran Beccacciaio, che preferisco evitare d'infierire ulteriormente precisandone il modesto numero: vi basti sapere che per il Gran Beccacciaio si è verificato il primato negativo della sua vita venatoria!

Il Professore parti' un giorno prima rispetto agli altri : era piuttosto deluso ed amareggiato non tanto per il carniere (chi va a caccia sa che cio' puo' capitare ) ma soprattutto per la certezza che il farmacista avesse in qualche modo ( e chi sa come?) determinato l'andamento negativo della vacanza venatoria!

Quando alla sera il Professore telefono' agli amici rimasti sulla Sila e comunico' di essere giunto finalmente sano e salvo a casa, racconto' che la "benedizione" del farmacista aveva colpito ancora, anche a distanza!
Infatti durante il viaggio aveva subito un brutto incidente stradale con ingentissimi danni alla fiancata della sua Mercedes nuova!

Ora lascio a te lettore, valutare chi sia stato l'ispiratore, anche se inconsapevole, di tanti fatti negativi o se, piuttosto, cio' che è capitato doveva comunque accadere perche' scritto dal "fato"!

Per quanto mi riguarda il sospetto maggiore non ricade sul farmacista, ignaro pronunciatore di frasi "gia' fatte", ma piuttosto su i due fratelli albergatori che, conoscendoli bene, a causa del mancato guadagno causato dall'ospitalita' nella casa del genero di Mussolini, potrebbero aver lanciato terribili anatemi sull'ignaro gruppetto!!!

Fatto sta che in ogni caso la buona e la cattiva sorte esiste e, purtroppo, dobbiamo tenercela cosi' come viene, magari addossando la responsabilita' della "jellaccia" - se non altro per amor proprio - ad un farmacista o a due fratelli albergatori, escludendo comunque e sempre i presenti !

Ringrazio pertanto il Professore, Mussolini ed il Gran Beccacciaio che con le loro "scaramanzie", i loro discorsi ed i loro modi di fare hanno solleticato e sollecitato a tal punto la mia fantasia per cui è stato piu' forte di me il dover fissare in poche righe - a memoria dei posteri - la cronaca della loro vacanza venatoria sulla Sila!

Vivano, dunque, le beccacce , almeno fino al prossimo anno!!!

Roma Dicembre 1998

 

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