Tanino
era stato per un lungo periodo il piu’ stretto collaboratore
di mio padre ed io, ragazzino, passavo molto tempo in ufficio insieme
a lui per ascoltare i suoi racconti di caccia alla beccaccia sulla
Sila.
Ogni tanto, d’inverno, si presentava a casa con un fagottello
di carta di giornali e, chiamatomi in disparte, mi consegnava nelle
mani, con rispetto quasi religioso, quel prezioso pacchetto nel
quale trovavo due o tre beccacce.
Erano un omaggio per mio padre, ma anche un suo modo di confermarmi
la veridicita’ dei suoi racconti.
Ed io osservavo le regine, le carezzavo e mi impossessavo delle
“penne del pittore” , conservandole in uno scatolino
di lamiera che aveva contenuto delle pasticche bianche alla menta.
Fu lui che mi trasmise la passione per la caccia ed in particolare
per la beccaccia raccontandomi di quel folletto che si materializzava
nei boschi lasciandolo ogni volta incantato: in casa mia, ad eccezione
di mio zio Giorgio, nessuno era cacciatore.
Insomma i suoi racconti di caccia vera, la descrizione dei luoghi,
le azioni dei suoi setter bianco-neri, le beccacce incarnierate,
il grandissimo rispetto per la natura e quelle poche volte che mi
portò effettivamente a caccia bastarono per far si che un
ragazzino di appena dieci anni s’innamorasse a tal punto della
caccia da ritrovarsi spesso a sognare ad occhi aperti scene di caccia,
fucili ed il possesso di un setter buono, bravo e bello come quelli
di… “Tanino”.
Dopo qualche anno, per motivi di lavoro mio padre si trasferi’
a Roma e cosi’ mia madre, per mantenere unita la famiglia,
decise di seguirlo con tutti noi.
E fu cosi’ che dovetti salutare Tanino, il quale non ancora
sposato, veramente aveva preso a volermi bene come ad un figlio.
Dopo qualche mese, nella capitale, i miei genitori mi preannunciarono
che Tanino sarebbe venuto a trovarci un fine settimana.
Io ne fui felice e quando la sera del venerdi’ suono’
il citofono, scesi in strada per riabbracciare il mio amico.
Tanino era commosso e dopo un lungo abbraccio mi disse :”
Ti ho portato una sorpresa, vieni, guarda nella macchina !!!”
Io mi affacciai e vidi la stupenda testa di TILL, il suo setter
anziano, girarsi verso di me e con occhio languidi guardarmi a lungo
ed intensamente.
TILL era un magnifico esemplare di setter laverlack, di taglia grande,
con due occhi nocciola espressivi ed intelligenti . Era un cane
non piu’ adatto alle terribili cacciate in montagna cui Tanino
sottoponeva i suoi cani; ma in compenso era veramente un grande
nella caccia alla beccaccia.
E Tanino mi confemo’ che TILL , come primo cane da caccia,
era veramente il massimo per un ragazzo come me “fresco”
di licenza : un cane esperto, maturo, senza grilli per la testa.
Aveva allora 12 anni ed io appena 16 : quasi due coetanei…!
I miei genitori di quel regalo ne fecero una “tragedia”
, nel senso che iniziarono subito a dire che non era possibile tenerlo
in casa, che era un cane troppo ingombrante, abituato a stare in
giardino, che avrebbe sempre sporcato casa!
Insomma alla prima occasione i miei si imposero e TILL fu portato
in campagna vicino a Latina, nelle adiacenze del Parco Nazionale
del Circeo dove io, ogni fine settimana, avrei potuto raggiungerlo
e divertirmi andando a caccia.
Il contadino che me lo teneva era persona molto sensibile, ma certamente
non era la stessa cosa per TILL che dopo essere stato qualche giorno
con me, mi aveva ormai scelto come amico e compagno!
Non si possono descrivere le feste che il cane mi riservava ogni
volta che andavo a trovarlo.
Un giorno ricevemmo una telefonata dal contadino che ci avvisava
che il cane da qualche giorno, non stava bene, e che gli occhi lacrimavano
ed erano purulenti.
Io e mio padre partimmo subito e preso il cane in campagna, lo portammo
da un veterinario di Latina, che, dopo una visita molto approfondita
e dopo aver fatto eseguire le analisi, sentenzio’ che TILL
sarebbe diventato cieco in poco tempo!
Ero disperato per quel verdetto : e mi sentivo in colpa per aver
portato il cane in campagna: mi fu pero’ precisato che la
malattia non era dovuta al fatto che il cane stava in campagna!
Non passo’ molto tempo e TILL inizio’ ad avere i sintomi
della cecita!
Ogni fine settimana notavo che ogni volta il povero cane diventava
sempre piu’ cieco.
Una domenica di dicembre, arrivai in campagna. Avevo portato con
me il fucile per sparare a qualche tordo.
TILL, come tutte le altre volte, riconobbe da lontano il clacson
della mia auto e mi corse incontro fiutando l’aria e cercando
il mio odore. Ormai vedeva solo ombre!
Lo accarezzai e guardandolo negli occhi mi domandai se era giusto
che un cane ancora pieno di vita ed entusiasmo fosse condannato
alla cecita’ !
Decisi allora di portarlo a fare una passeggiata , per farlo muovere
un po’!
Il contadino mi disse che negli spinari sotto gli eucalipti erano
rifugiati merli e tordi in grande abbondanza e quindi mi consiglio’
di portarmi il fucile : anche se il cane non poteva certo cacciare
in quelle condizioni, io avrei potuto fare qualche tiro.
E cosi’ fucile in spalla mi incamminai con TILL.
Il setter mi anticipava di qualche metro, ogni tanto incespicando
goffamente in qualche cespuglio: non era comunque pericoloso portarlo
a spasso, anche se lo spettacolo non era dei piu’ belli.
Avevamo superato un fosso e stavamo risalendo una spalletta sulla
quale erano cresciuti cespugli di ginestra, quando ebbi la netta
sensazione che TILL stesse fiutando l’aria : aveva alzato
la canna nasale e cercava di carpire nell’aria gli odori e
decifrarne i segnali.
Ora era immobilizzato e sembrava proprio in ferma.
Accucciato sul posteriore, la testa bellissima e la coda tesa mi
rivelavano che li, in quel ginestraio, c’era selvaggina nascosta.
Till ora era appiattito al suolo, quasi sdraiato.Le labbra nere
e rosse fremevano sotto al tartufo e la candida e serica coda proseguiva
in una linea ideale, tesa, tesissima e fremente!.
Capii che di li a poco un selvatico si sarebbe involato dalle ginestre.
Non ebbi tempo di pensare che il silenzio fu rotto da un batter
d’ala nervoso : una beccaccia si involo’ a candela per
proseguire veloce tra le fitte piante di eucaliptus.
Un po’ sorpreso imbracciai e tirai di stoccata tra i rami
e le foglie e mi parve di vedere quel volo fermarsi in aria : avevo
avuto la sensazione che la beccaccia fosse caduta, ed infatti dopo
poco vidi qualche piccola piuma portata via dalla brezza!
TILL fece un balzo, quasi d’istinto, e si mise ad annusare
tutt’intorno : nervosamente comincio’ la ricerca, incespicando
tra gli spini ed i cespugli di ginestra.
Scomparve alla mia vista ed io cominciai a richiamarlo, temendo
che con il suo entusiasmo potesse andare a cadere nel vicino canale
di bonifica, pieno di limacciose acque.
Ma il setter, tanto preso dall’entusiasmo, non torno’
indietro, anzi si allontano’ rispetto al punto dove mi era
sembrato vedere cadere la regina.
Ad un certo punto vidi per pochi istanti TILL vicino al canale,
tra le canne fitte! E poi sparire nuovamente, movendo le punte delle
canne a seconda dei suoi spostamenti.
Mi avvicinai seguendo quei movimenti quando dalle canne usci’
TILL con in bocca una bella beccaccia, che con qualche difficoltà
mi porto’ subito.
Io carezzai il cane e carezzai la testa del “beccolungo”
appena incernierato grazie alla bravura del mio setter : ero felice
e commosso per quello che TILL aveva fatto con l’entusiasmo
di un cucciolo e la generosita’ che solo un grande cane è
in grado di avere, nonostante la sua condizione di semi-cecita’
.
Quella fu l’ultima beccaccia di TILL !
E quando ripenso al mio TILL immagino che se mai dovesse esistere
un “al di la’” anche per i cani, ora lui corre
lassù, tra i boschi celesti, alla eterna ricerca di qualche
amata “regina” e forse un giorno… torneremo insieme
a cacciare.