I Forum di Scolopax rusticola
I Forum di Scolopax rusticola

Beccacce vissute

"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


LA PASSEGGIATA DI MARZO
di Renzo Stella

Solo, ora sono solo, finalmente.                                                                                                        
Solo, con il mio Cane.
Oggi per il sottoscritto è giorno di festa; la macchina percorrerà finalmente i chilometri che mi dividono dal “mio bosco “.Certamente non si bloccherà in code da girone Dantesco, con la gente isterica chiusa dentro quelle scatole di latta e plastica, respirando miasmi velenosi, cercando di guadagnare < il metro > in più rispetto al vicino di carreggiata; quasi fosse un gran premio. Il gran premio degli stupidi, di cui anche io faccio parte.

La strada sale in direzione del mio monte preferito, il motore canta libero, ascolto un’improponibile canzone dai suoni gutturali con la base creata al computer; no… molto meglio un cd di Mozart… e la musica cambia!
Atmosfera dolce, accompagnata dai violini, dal pianoforte, dai fiati: ora va meglio, molto meglio.
Il musetto del mio amico fa capolino dietro la grata che lo divide dalle mie carezze. E’ vietato dalla legge, altrimenti sarebbe qui, seduto accanto, con il musetto appoggiato alla mia coscia; salendo e scendendo tutte le volte che uso il freno per le curve. Mi guarderebbe dal basso interrogandosi per quel movimento sussultorio, dolce, che fa venire sonno… e chiuderebbe i suoi occhini ambrati.

Sosta al bar del Paese per il caffè di rito, brevissima passeggiatina di cinque minuti, per fare pipì contro le gomme delle altre vetture; e via ancora.
Mozart riempie l’abitacolo con le sue note, i miei pensieri si affollano in questo meraviglioso silenzio di suoni.
Ancora poco, qualche curva, un paio di lunghi rettilinei e potremo finalmente sgambettare tra i rami bassi dei Castani, calpestare milioni di foglie ormai morte che fanno da tappeto, ammirare le meravigliose Primule che crescono ai bordi dei prati. La primavera è appena iniziata, l’aria ne è piena, l’atmosfera tutta è colma di una pace “ agitata “, i colori sono quanto di meglio si possa ammirare, tutto è meraviglioso. Dopo l’autunno è sicuramente la stagione che preferisco.

Il mio amico corre come impazzito, rincorrendo inutilmente gli uccelletti che si alzano velocissimi da terra al suo arrivo. Ogni tanto compare con un bastoncino, raccattato non so dove, e me lo porge con la speranza di poter giocare a fare il riporto. Come impedirglielo? Solo qualche lancio per farlo felice. E la camminata continua.
Poca strada, o forse tanta; chi lo sa. Cammineremo nel silenzio, ammirando quanto di più bello c’è, finche ne avremo voglia; un enorme cerchio dentro al bosco, per riposare al vecchio ceppo, addentando un panino, e ritornare alla macchina. Uno scherzetto di un paio d’ore.

I merli sfrecciano raso terra uscendo dal loro nascondiglio all’improvviso, chiocchiolando a più non posso; i pettirossi appostati su di un rametto scrutano quello strano animale a due zampe che si avvicina, pronti a darsi alla fuga.

Il cane corre, si ferma, mette il tartufo all’aria, lo riabbassa subito e comincia una cerca frenetica su di una pista che solo lui può sentire. Ventre a terra, cammina veloce quanto più la posizione glielo permette, disegna sul terreno strani ghirigori, scarta prudente le spine dei rovi e ritorna sui suoi passi, si ferma, annusa, riprende…. Avanti così per almeno un quarto d’ora; un quarto d’ora che se fossi a caccia equivarrebbe ad un anginapectoris, come minimo. La mia salivazione è in ogni caso azzerata nell’emozione; vedere un predatore di quel genere al lavoro, sentirne distintamente il respirare affannoso, il deglutire saliva con l’intento di migliorare la percezione debolissima dell’usta, vederlo annusare nell’aria quell’unica particella odorosa che lo incatena al selvatico; una sola particella o poco più nascosta tra miliardi di altre, sapere che riesce a scartare le particelle inutili in quel momento per dedicarsi solo a quelle poche interessanti. Natura con la N maiuscola, altro che storie !

Poi l’odore svanisce senza che alla fine della pista ci sia qualcosa di concreto, il mio animale mi guarda incredulo, pare non capire; è ancora troppo giovane per queste malizie. Una coccola, una carezza ed un incoraggiamento lo fanno felice; scodinzolando riprende felice la sua corsa. Felice sì, sicuramente in questo momento io lo sono più di lui.

Mi trovo a pensare con dispiacere alle persone che non comprendono, che sono ambientalisti da televisione, che odiano noi cacciatori che spariamo ad un uccello, (anche a me non stanno certo simpatici gli stragisti) solo perché alcuni politici assetati di un posto di potere hanno fatto loro il lavaggio del cervello, che pensano che ecologia sia chiudere la caccia… e solo quella, che “bonificano” le zone umide,ultimi veri paradisi degli acquatici; che creano parchi museo dove tutto diventa caos, dove tutto è bruciabile per poter poi costruire, e costruiscono eccome ;costruiscono le case di villeggiatura dove un tempo c’erano solo alberi e gli uccelli migratori trovavano riparo dopo centinaia di chilometri…e chi più ne ha, più ne metta !
Noi cacciatori amiamo la Natura, la difendiamo per poter esistere; e la difendiamo davvero, non solo a parole; amiamo  i nostri cani come fossero figli…. è vero anche che ci piace sparare, il che vuol dire uccidere… ma è la naturale conclusione della predazione, come Natura comanda.Imperativo non esagerare.

Amico mio, quanto sei bello, invidio la tua libertà, invidio il tuo non sapere; la tua non conoscenza della stupidità umana; spero solo che tu non possa mai incontrarla.

Alla fine del prato, c’è il vecchio ceppo dove voglio fermarmi a contemplare il volo delle prime rondini della stagione, sono in pace con me stesso, orgoglioso di provare quello che sto sentendo.Non provo rabbia nei confronti di chi ci odia, solo pena…….poveretti, cosa si perdono.
Il mio amico ha uno scarto a lato, si ferma, alza il muso all’aria; ricomincia la danza di poco prima.
Nuovamente con il ventre a terra scandaglia con il suo radar naturale una invisibile pista, cerca di capire la direzione, la prende, avanza piano e poi… fermo come una statua.
Dietro di lui ci sono io, in piedi immobile e silenzioso, quasi senza respiro attendo l’evento; eccola!
Maestosa, bellissima, rapidissima, spiega le ali al vento che non c’è ed in un baleno è già alta in cielo.
Punta il sole, cabra, vira a sinistra e con un’allungo guadagna il bosco suo reame. La Regina si è levata! Viva la Regina!
La ammiro entusiasta, forse se avessi avuto il fucile sarei rimasto come uno scemo a guardarla, lei, la Regina, …la Beccaccia ………
Coccolo il cane, lo accarezzo ma non lo incito più, per oggi va bene così; ho preso la mia dose di droga e mi basta
E Mozart riprende a suonare per me, per noi.

 


 

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