|
"La gioia č pių grande quando dei ricordi pių belli ne possono gioire gli altri"
Solo, ora sono solo, finalmente. La strada sale in direzione del mio monte preferito, il motore canta libero, ascolto un’improponibile canzone dai suoni gutturali con la base creata al computer; no… molto meglio un cd di Mozart… e la musica cambia! Sosta al bar del Paese per il caffè di rito, brevissima passeggiatina di cinque minuti, per fare pipì contro le gomme delle altre vetture; e via ancora. Il mio amico corre come impazzito, rincorrendo inutilmente gli uccelletti che si alzano velocissimi da terra al suo arrivo. Ogni tanto compare con un bastoncino, raccattato non so dove, e me lo porge con la speranza di poter giocare a fare il riporto. Come impedirglielo? Solo qualche lancio per farlo felice. E la camminata continua. I merli sfrecciano raso terra uscendo dal loro nascondiglio all’improvviso, chiocchiolando a più non posso; i pettirossi appostati su di un rametto scrutano quello strano animale a due zampe che si avvicina, pronti a darsi alla fuga. Il cane corre, si ferma, mette il tartufo all’aria, lo riabbassa subito e comincia una cerca frenetica su di una pista che solo lui può sentire. Ventre a terra, cammina veloce quanto più la posizione glielo permette, disegna sul terreno strani ghirigori, scarta prudente le spine dei rovi e ritorna sui suoi passi, si ferma, annusa, riprende…. Avanti così per almeno un quarto d’ora; un quarto d’ora che se fossi a caccia equivarrebbe ad un anginapectoris, come minimo. La mia salivazione è in ogni caso azzerata nell’emozione; vedere un predatore di quel genere al lavoro, sentirne distintamente il respirare affannoso, il deglutire saliva con l’intento di migliorare la percezione debolissima dell’usta, vederlo annusare nell’aria quell’unica particella odorosa che lo incatena al selvatico; una sola particella o poco più nascosta tra miliardi di altre, sapere che riesce a scartare le particelle inutili in quel momento per dedicarsi solo a quelle poche interessanti. Natura con la N maiuscola, altro che storie ! Poi l’odore svanisce senza che alla fine della pista ci sia qualcosa di concreto, il mio animale mi guarda incredulo, pare non capire; è ancora troppo giovane per queste malizie. Una coccola, una carezza ed un incoraggiamento lo fanno felice; scodinzolando riprende felice la sua corsa. Felice sì, sicuramente in questo momento io lo sono più di lui. Mi trovo a pensare con dispiacere alle persone che non comprendono, che sono ambientalisti da televisione, che odiano noi cacciatori che spariamo ad un uccello, (anche a me non stanno certo simpatici gli stragisti) solo perché alcuni politici assetati di un posto di potere hanno fatto loro il lavaggio del cervello, che pensano che ecologia sia chiudere la caccia… e solo quella, che “bonificano” le zone umide,ultimi veri paradisi degli acquatici; che creano parchi museo dove tutto diventa caos, dove tutto è bruciabile per poter poi costruire, e costruiscono eccome ;costruiscono le case di villeggiatura dove un tempo c’erano solo alberi e gli uccelli migratori trovavano riparo dopo centinaia di chilometri…e chi più ne ha, più ne metta ! Amico mio, quanto sei bello, invidio la tua libertà, invidio il tuo non sapere; la tua non conoscenza della stupidità umana; spero solo che tu non possa mai incontrarla. Alla fine del prato, c’è il vecchio ceppo dove voglio fermarmi a contemplare il volo delle prime rondini della stagione, sono in pace con me stesso, orgoglioso di provare quello che sto sentendo.Non provo rabbia nei confronti di chi ci odia, solo pena…….poveretti, cosa si perdono.
Ti piacerebbe pubblicare il tuo racconto? Trasmettilo a |