
Amici di Scolopax - Natura e Passione
"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"
Non ricordo la volta in cui vidi la mia prima beccaccia portata a casa da mio padre,ma ricordo il suo volto,ogni volta soddisfatto e vittorioso ed i cani ancora partecipi della sua gioia ,come se capissero che quella caccia era la sola cui il padrone tenesse.Certo,quaglie,starne o pernici valevano la pena,ma la beccaccia era un'altra cosa,superiore a tutte le altre ,che trasmetteva,con quella sua aria fiera,con i suoi colori e le sue forme ,un'emozione non paragonabile alle altre cacce. Fu così che da bambina imparai lentamente,giorno per giorno,i segreti di caccia,quando ascoltavo i racconti di mio padre e di altri cacciatori alla fine di una giornata a beccacce con i cani.E ogni volta mi stupivo nel vedere come i cacciatori del mondo fossero tutti uguali nel narrare le gesta dei loro cani,sempre più bravi degli altri,il numero delle beccacce prese,sempre al limite tra vero ed inventato e nel lanciare una nuova sfida per il giorno dopo,come se la caccia fosse un'amichevole gara tra chi ha il miglior cane o tra chi trova più animali,ma sempre in uno spirito di allegria ed in fondo di solidarietà e se poi un giorno si tornava a mani vuote ,pazienza,il proprio cane aveva fermato e poi ..sparare non era così importante. Crescendo ,quei termini come consenso,caricare o sfrullare ,che dapprima mi erano rimasti vaghi e astratti,si fecero più chiari e potei apprender meglio e cominciare a capire quando un cane fermava correttamente e quando errava ,con disappunto del padrone.Iniziai a seguire mio padre nei boschi per allenare i nostri cani,nei primi anni Arno e Bixa,poi Selva,Miss e Brava.Ascoltare i racconti era stato interessante,ma viverli in prima persona era qualcosa di diverso ed ogni volta più bello perchè si rafforzava quel rapporto simbiotico uomo-cane che solo chi va a caccia può capire.La caccia cominciò a non esser più concepibile per me senza cani,essendo io una cinofila appassionata di setter inglesi. Purtroppo andare a caccia in Italia divenne sempre più difficile nel corso degli anni a causa di leggi e regolamenti restrittivi e così si sentì il bisogno di andare all'estero,non per "ammazzare di pìù",ma per cacciare in pace e felici,perchè tanto la caccia esiste,è sempre esistita ed esisterà ed il bello di essa è proprio quel contatto quasi ancestrale tra animale uomo e natura ed il cacciatore è sinonimo di amante della natura e non di crudele assassino. Oggi continuo ad amare la caccia ,ad allenare i miei setters con mio padre e ad ascoltare con lo stesso spirito i racconti,sempre uguali ,ma sempre diversi,che usavo ascoltare quando vedevo le beccacce con gli occhi di una bambina ,solamente dal giardino di casa mia...
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