Amici di Scolopax
Amici di Scolopax - Natura e Passione

Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


Le Beccacce viste dal giardino di casa mia...
di Elisabetta Rosetti

Non ricordo la volta in cui vidi la mia prima beccaccia portata a casa da mio padre,ma ricordo il suo volto,ogni volta soddisfatto e vittorioso ed i cani ancora partecipi della sua gioia ,come se capissero che quella caccia era la sola cui il padrone tenesse.Certo,quaglie,starne o pernici valevano la pena,ma la beccaccia era un'altra cosa,superiore a tutte le altre ,che trasmetteva,con quella sua aria fiera,con i suoi colori e le sue forme ,un'emozione non paragonabile alle altre cacce.

Fu così che da bambina imparai lentamente,giorno per giorno,i segreti di caccia,quando ascoltavo i racconti di mio padre e di altri cacciatori alla fine di una giornata a beccacce con i cani.E ogni volta mi stupivo nel vedere come i cacciatori del mondo fossero tutti uguali nel narrare le gesta dei loro cani,sempre più bravi degli altri,il numero delle beccacce prese,sempre al limite tra vero ed inventato e nel lanciare una nuova sfida per il giorno dopo,come se la caccia fosse un'amichevole gara tra chi ha il miglior cane o tra chi trova più animali,ma sempre in uno spirito di allegria ed in fondo di solidarietà e se poi un giorno si tornava a mani vuote ,pazienza,il proprio cane aveva fermato e poi ..sparare non era così importante.

Crescendo ,quei termini come consenso,caricare o sfrullare ,che dapprima mi erano rimasti vaghi e astratti,si fecero più chiari e potei apprender meglio e cominciare a capire quando un cane fermava correttamente e quando errava ,con disappunto del padrone.Iniziai a seguire mio padre nei boschi per allenare i nostri cani,nei primi anni Arno e Bixa,poi Selva,Miss e Brava.Ascoltare i racconti era stato interessante,ma viverli in prima persona era qualcosa di diverso ed ogni volta più bello perchè si rafforzava quel rapporto simbiotico uomo-cane che solo chi va a caccia può capire.La caccia cominciò a non esser più concepibile per me senza cani,essendo io una cinofila appassionata di setter inglesi.

Purtroppo andare a caccia in Italia divenne sempre più difficile nel corso degli anni a causa di leggi e regolamenti restrittivi e così si sentì il bisogno di andare all'estero,non per "ammazzare di pìù",ma per cacciare in pace e felici,perchè tanto la caccia esiste,è sempre esistita ed esisterà ed il bello di essa è proprio quel contatto quasi ancestrale tra animale uomo e natura ed il cacciatore è sinonimo di amante della natura e non di crudele assassino.

Oggi continuo ad amare la caccia ,ad allenare i miei setters con mio padre e ad ascoltare con lo stesso spirito i racconti,sempre uguali ,ma sempre diversi,che usavo ascoltare quando vedevo le beccacce con gli occhi di una bambina ,solamente dal giardino di casa mia...



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