I Forum di Scolopax rusticola
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Beccacce vissute

"La gioia è più grande quando dei ricordi più belli ne possono gioire gli altri"


penne del Pittore


L'attesa
di Giuliano Rigoni Podestà

 

Il ritmato e impaziente battito della coda di Puma che percuote la fiancata del bagagliaio sembra spronarmi a far presto, anche se mancano ancora 10 minuti.
Nello spiazzo la luce è già buona, ma nel fitto so già che non vedrei nulla e La sentirei solo partire con il suo flap flap che coprirà appena il battito del mio cuore impazzito. Scendo dall’auto, sfilo il fucile dalla custodia, controllo le canne, prendo dalla cartucciera un otto e un dieci, bossolo cartone borra in feltro, le uso non perché la rosata sia più perfetta o la penetrazione migliore, le uso perché le usava mio padre e oltre al suo di ricordo mi sento tornare nelle narici il caratteristico odore della polvere bruciata sul cartone.
Me le infilo in tasca e dalla cacciatora dietro prendo il campano, a quel suono la setterina aumenta ancora di più il ritmo del suo tam tam e mi decido ad aprirle il portellone, la prendo al volo per infilarle il campano, se non glielo metto ora i prossimi saranno dieci minuti dolorosi nell’attesa incerta di sapere se è in ferma o se ha allungato troppo, a nulla serviranno i miei richiami per farla avvicinare.
Sono nove anni che è mia fedele compagna di malattia e sinceramente non so chi sia il più grave dei due, forse Lei che a fagiani fa la superiore e l’offesa, mentre quando intuisce che andiamo a cercarLa, allora si esalta e sembra dirmi "seguimi" entrando come una forsennata tra i pini dove l’odore del sottobosco autunnale nasconde la sua amata amica dagli occhi profondi.
Il tempo non è ancora quello giusto, siamo solo ai primi di Ottobre e fino ad ora non abbiamo avuto burrasche o venti favorevoli, ma questo non ci ferma e nemmeno smorza i nostri entusiasmi, troppe volte ormai abbiamo calpestato questi luoghi, questi sentieri per non godere anche del solo cercarLa.
Metto il fucile in spalla e mi inoltro per il solito valloncello dove l’anno scorso al 29 di settembre Rack, il cucciolone di Ivano, ha fatto la sua prima ferma alla Regina e al frullo invece di sparare, ci siamo guardati come a chiederci se stavamo sognando, mentre Lei se ne andava senza quasi nemmeno degnarci di attenzione, tanta era la nostra sorpresa per i due avvenimenti simultanei.
Poi la vecchia Puma, in stretta collaborazione con l’altra setter Gruba, ci ha fatto passare una mattinata coi fiocchi e le due rimesse successive ci hanno dato la giusta esaltante energia per affrontare una stagione da Beccacciai.

Distolgo la mia mente da questi pensieri e ascolto il campano che passa sulla mia destra formando dei "laccet" irregolari a seconda dei posti che la setter visita, evitando quelli che sa già non buoni e perlustrando metodicamente quelli dove l’esperienza di afrori passati la induce a cercare con maggiore attenzione.
Si blocca d’improvviso, trattengo il respiro con la speranza che quel silenzio perduri……… riparte, mi stava solo cercando, ed ora si infila tra quei due pini maestosi come sempre ogni mattina usa fare, non passa mai a destra o a sinistra, deve passare lì, del resto non sono anch’io così ?
Non metto forse gli scarponi sempre sui medesimi sassi, nelle identiche piccole fossette sul sentiero, sul medesimo tronco abbattuto.- Qualcuno una volta mi disse che nella vita un cacciatore avrà un solo vero cane da beccacce e questo pensiero mi rattrista pensando all’età della mia setter che ora mi accorgo di non sentire più.
Da quanto tempo i miei pensieri mi hanno distolto dal suono basso del campano ?
Dieci secondi o due minuti, mi giro a misurare con la distanza che ho percorso dall’ultima volta che l’ho vista passare tra i due grandi pini, il tempo che è trascorso e mi dico che non può essere lontana.
La cerco quasi senza respirare sperando di non sentire il campano e allo stesso tempo di risentirlo per individuare quel piccolo diavolo bianco con quella macchia nera sull’occhio sinistro che le da quel certo non so che di piccola peste.
Eccola, con la sua immobilità tra le felci, in quella posizione un po’ alta che sicuramente qualche cinofilo giudicherebbe offensiva al buon stile imposto ai setter, . . . .ma cavolo che me ne frega di quello che pretendono lor signori, io con Lei vado a caccia di beccacce e dello stile proprio non so cosa farne, per me vale di più quel suo sguardo di traverso per vedere se sono pronto che qualsiasi CAC o CACIT in prima pagina.
Quasi a intuire i miei pensieri e dopo avermi visto con la coda dell’occhio vicino a Lei, fa due passi con la flessuosità di un felino, nemmeno il campano fa rumore, non so come fa ma sembra riuscire ad evitare le poche foglie secche già cadute, avanza quasi strisciando, gira a lato per evitare un ramo secco e poi lentamente volge la testa a destra e rimane immobile, con le narici che si aprono e chiudono su quella che immagino essere per lei una specie di droga esilarante.
Ora so che la sua dolce amica la sta guardando invisibile.
Rimango così ascoltando il mio cuore e tra un battito e l’altro mi sembra di intuire che Lei ha rallentato il suo per sincronizzarlo con il mio e fare insieme meno rumore possibile a non disturbare questa quieta attesa.
Secondi che non passano, il respiro mi esce lento e leggero, mi perdo in questa sensazione e forse sto sognando, forse la sveglia non ha ancora suonato, devo fare uno sforzo per non lasciare che i miei occhi si chiudano quasi a dare più spazio alla mente di assaporare fino in fondo questi attimi.
Quanto sono rimasto così, non lo so, la voglia di vederLa volare e sentire dentro salire violenta l’eccitazione che il tuono improvviso del suo volo saprà scatenare, si scontra con la speranza che questi momenti possano durare per l’eternità.

Penso a come deve essere il paradiso per un Cacciatore di beccacce e me lo immagino esattamente così o forse spero, pensando a mio padre, che possa essere così.



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