| Introduzione
Gli spostamenti degli uccelli migratori hanno, da sempre, comportato concentrazioni
locali con la conseguente illusione di popolazioni molto abbondanti o, addirittura,
inestinguibili. Di conseguenza, ogni regione o paese attraversato effettua prelievi senza
tener conto della stagione o del momento del ciclo biologico delle singole specie, sovente
senza che intervenga una presa di coscienza collettiva sul rischio dell'impatto
demografico del prelievo.
La Beccaccia non sfugge da questo quadro generale ed il semplice esame dei calendari
venatori dei diversi paesi europei evidenzia che questa specie è cacciabile undici mesi
su dodici. La prima apertura ha luogo in Svezia a fine giugno e le ultime chiusure
avvengono in Russia a fine maggio. Il mese di giugno risulta pertanto l'unico periodo in
cui la Beccaccia non viene cacciata in Europa. I prelievi sono di differente entità a
secondadei paesi, ma le beccacce inanellate in Francia e riprese nei paesi dell'Europa del
nord e dell'est indicano che diversi prelievi si effettuano sulle stesse popolazioni.
Contemporaneamente il numero di cacciatori di beccacce tende ad aumentare ovunque se si
deve credere agli ambienti cinegetici più attenti. È quindi probabile che i prelievi
siano in crescita, anche se non si hanno dati statistici globali, a livello europeo, per
confermare questa impressione. Una tale constatazione pone il problema della stabilità
demografica delle popolazioni interessate dal fenomeno e provoca preoccupazione in alcuni
ambienti venatori. Così, è stato richiesto un limite dei prelievi individuali
giornalieri (annuali), che è stato messo in pratica in alcuni dipartimenti francesi già
da alcuni anni. È stato anche richiesto un limite alle giornate di caccia settimanali. Le
considerazioni espresse precedentemente non impediscono che gli stessi cacciatori
respingano le misure di protezione in periodo riproduttivo proposte dalle direttive della
Comunità Europea.
Una certa anarchia regna quindi sia a livello delle pratiche venatorie che nelle proposte
formulate per l'organizzazione della caccia. In tale contesto appare necessario inquadrare
il più realisticamente possibile lo status demografico della specie e quindi formulare un
piano di gestione venatoria a livello europeo.
Come gestire le popolazioni di Beccacce?
Numerose definizioni di gestione venatoria sono state proposte da diversi Autori,
ciascuna adattata al livello di conoscenza delle specie in oggetto e alla qualità della
gestione auspicata. In genere è da tutti ammesso che una gestione è buona quando " il prelievo effettuato dai cacciatori è compatibile con il
potenziale di accrescimento delle specie cacciate".
Per quanto concerne la Beccaccia, tre principi preliminari sono stati accettati come
approccio ai problemi posti dalla gestione.
- Gestione prioritaria dei prelievi
La saturazione della capacità portante non è il fattore limitante dell'espansione delle
popolazioni di Beccaccia. In Francia i tre quarti delle aree di potenziale riproduzione
non sono occupati in primavera (Ferrand,1994) e la maggioranza delle rimesse di
svernamento è vuota. I problemi di gestione devono quindi esser posti in termini di
prelievo venatorio.
- Monitoraggio delle variazioni relative degli effettivi
L'impossibilità di effettuare dei conteggi assoluti obbliga ad orientarsi verso una stima
relativa delle fluttuazioni degli effettivi.
- Gestione delle sub-popolazioni
L'areale di diffusione della Beccaccia in Europa è ampiamente aperto a sud, sull'Africa
settentrionale, e ad est, sull'Asia. La diversità dei paesi interessati sia a livello di
motivazioni che di mezzi disponibili rende attualmente utopistica l'applicazione di
un piano di gestione su tutto l'areale europeo. Tuttavia questa difficoltà può
scomparire, o almeno attenuarsi, per la relativa indipendenza delle sub-popolazioni. In
effetti, la fedeltà di ogni individuo maschio alla sua area di croule (Ferrand,1989) e,
dei due sessi, per quella di svernamento (Wilson,1979; Gossmann et al., 1986) implica che
le popolazioni di beccacce debbano essere gestite come se si trattasse di selvatici
sedentari, tanto per la caccia alla croule che per la caccia sulle aree di svernamento.
Esperienze effettuate su foreste di qualche centinaio di ettari hanno mostrato che questo
principio può essere applicato con successo (Fadat, 1989).
In definitiva, la somma di buone gestioni "elementari" non potrà che portare ad
una buona gestione globale su tutta l'area di diffusione.
Indicatori di una buona gestione
L'espansione di una popolazione si manifesta in genere attraverso numerosi fenomeni
biologici quantificabili:
- accrescimento dell'area di riproduzione e/o delle densità su questa area, nel caso di
ambiente non saturo, come si verifica in Francia e probabilmente nella maggior parte dei
paesi dell'Europa occidentale;
- aumento del tasso di sopravvivenza e diminuzione della mortalità;
- aumento delle densità sulle aree di svernamento, ferme restando le altre variabili
(caso di zone di sverno non saturate).
Queste variazioni possono essere rilevate con monitoraggi internannuali e con i trend
relativi su lungo periodo.
Monitoraggio delle variazioni geografiche nell'area di
riproduzione
Metodo
Il metodo, messo a punto da Ferrand (1994) consiste nel conteggio dei maschi "in
canto" sulle aree di croule, la sera, su un campione di siti rappresentativo della
tipologia forestale della regione considerata. Questi conteggi permettono di rilevare le
variazioni geografiche dell'area occupata, nonché delle densità, in maggio e giugno. Il
confronto delle variazioni permette di farsi un'idea della tendenza demografica della
popolazione di maschi in periodo riproduttivo, dopo qualche anno di rilevamenti. Tuttavia,
la poligamia dei maschi impedisce di affermare che la popolazione delle femmine segua le
stesse variazioni. Ciononostante una correlazione positiva deve esistere poichè in maggio
e giugno, in Francia, il manifestarsi della croule è sempre accompagnata da nidificazioni
sugli stessi siti.
Risultati
La tabella 1 e la figura 2 riportano le variazioni del tasso d'occupazione su 25
dipartimenti francesi nell'arco di sette anni: sono deboli, non significative, e per tale
periodo fanno pensare ad una stabilità del tasso globale medio d'occupazione.
Tabella 1. Colonna 2: Variazioni
del tempo tra l'inanellamento e la ripresa (tempo di porto di anello, in giorni) cosidetta
"diretta" (beccacce inanellate in Francia e riprese nel corso dello stesso
inverno in cui sono state inanellate). Colonna 3: Variazioni del tasso d'occupazione delle
foreste da parte dei maschi canori alla croule in maggio e giugno in Francia.
| anno |
Tempo di "porto" d'anello (giorni) |
Tasso d'occupazione alla croule (%) |
| 1986/1987 |
21,8 |
|
| 1987/1988 |
23,7 |
|
| 1988/1989 |
26,2 |
0,259 |
| 1989/1990 |
22,1 |
0,247 |
| 1990/1991 |
25,2 |
0,281 |
| 1991/1992 |
27,4 |
0,236 |
| 1992/1993 |
23,7 |
0,270 |
| 1993/1994 |
26,9 |
0,255 |
| 1994/1995 |
|
0,241 |
Il tasso medio d'occupazione è basso, con circa un quarto soltanto degli habitat
forestali occupati. Le possibilità di espansione demografica sono quindi notevoli. Tra i
fattori limitanti, gli interventi forestali moderni (distruzione dei cedui, messa a dimora
di conifere) possono essere considerati sfavorevoli. Ma l'abbandono dell'agricoltura e il
ritorno all'incolto, soprattutto in media montagna, alla periferia dei massicci boscati,
sono certamente fattori d'espansione per la specie. D'altra parte, la caccia rappresenta
un secondo fattore limitante. Sebbene la caccia alla croule sia proibita in Francia dal
1978, la caccia in periodo invernale è universalmente ritenuta in aumento, anche nella
porzione interna del paese ove svernano le beccacce autoctone. L'inanellamento mostra
effettivamente che le beccacce "francesi", inanellate sulle loro aree di
nidificazione, si spostano poco in inverno, anche con grandi freddi. Il monitoraggio
interannuale della proporzione di beccacce nate in Francia (autoctone) sul totale dei
carnieri francesi mostra una notevole diminuzione a partire dal 1977 (Figg.2 e 3).
La facilità di applicazione del metodo di conteggio dei maschi in canto alla croule
permette una rapida applicazione su vaste aree. La quasi totalità dell'area di
riproduzione francese (74 dipartimenti) è stata monitorata nel 1994. Sarebbe auspicabile
estendere il monitoraggio su tutta l'area di riproduzione europea, prioritariamente in
quei paesi ove è praticata la caccia alla croule.
Figura 2.- Tasso d'occupazione
medio dei territori di nidificazione da parte dei maschi durante la croule in Francia. Nel
riquadro, variazioni regionali del tasso dei territori nazionali occupati in maggio e
giugno 1994. La curva visualizza le variazioni del tasso medio nazionale, che è vicino al
25% e indica che circa un quarto dei territori idonei alla riproduzione sono
effettivamente occupati in maggio e giugno. Il quadro non è variato in maniera
significativa a partire dal 1988 (Ferrand,1994). La proporzione nei carnieri delle
beccacce nate in Francia (autoctone) è pure variata poco nello stesso periodo, ma aveva
subito un notevole decremento in precedenza.

Monitoraggio della mortalità e della sopravvivenza delle beccacce
La mortalità/sopravvivenza delle beccacce può essere stimata a
partire sia dai dati di inanellamento che dai carnieri.
Stima della sopravvivenza a partire dagli inanellamenti
Un gran numero di beccacce può attualmente essere inanellato ogni
anno durante la migrazione autunnale o in svernamento. Sebbene meno ricco di informazioni
dell'inanellamento dei giovani nei siti di riproduzione, questo approccio fornisce un alto
tasso di riprese (tra il 25 e il 30% in Francia, 10% in Europa occidentale) che permettono
elaborazioni statistiche ripetute annualmente (Gossmann, 1994).
Metodo
L'insieme delle beccacce riprese a partire dal 1983 ha permesso di
calcolare il loro tasso di sopravvivenza con il metodo detto del "massimo di
verosimiglianza" (Lebreton, 1977), risultato uguale a 0,39 nella fascia
Manico-Atlantica francese (Gossmann,1994).
Il tasso di sopravvivenza così ottenuto risulta basso, anche se derivante da un campione
di beccacce probabilmente più longeve della maggioranza di quelle svernanti sulle coste
della Manica e dell'Atlantico. In effetti gli inanellatori operano spontaneamente in
settori dove le densità sono più elevate, le quali coincidono molto spesso con le aree a
più bassa pressione venatoria. Il tasso di sopravvivenza reale è quindi probabilmente
ancora più basso e parrebbe insufficiente a garantire la stabilità degli effettivi,
ferma restando l'ipotesi che la popolazione sia raddoppiata dalla produzione dei giovani.
Una buona gestione venatoria degli effettivi svernanti delle regioni costiere della fascia
Manico-Atlantica esigerebbe una sopravvivenza almeno pari a 0,50 dello stesso ordine di
grandezza di quella delle Isole Britanniche.
Stima della sopravvivenza in base agli age-ratios degli effettivi
svernanti acquartierati
Metodo
La fedeltà della Beccaccia alle sue rimesse invernali indica che
l'assenza di un individuo adulto, in condizioni identiche a quelle degli anni precedenti
(in cui era presente), non può essere spiegata se non con la sua morte. La rimessa così
liberata può restare vacante, oppure essere occupata da un'altra Beccaccia, per lo più
giovane. Pertanto l'age-ratio dei carnieri realizzati nelle rimesse diurne di svernamento
(caccia con il cane da ferma) è proporzionale al tasso di mortalità dell'effettivo
cacciato (Fadat,1981,1986,1989). Lo stesso si nota nelle beccacce catturate di notte per
l'inanellamento.
L'age-ratio dei carnieri realizzati nelle aree di svernamento è stata calcolata, per la
maggior parte delle regioni francesi, a partire dal 1976 (Fadat,1986). La percentuale dei
giovani dell'anno è vicina al 70% con piccole variazioni da un anno all'altro (Tab.2 e
Fig.3). Durante il periodo considerato (1976-1993) l'inclinazione della retta di
regressione delle age-ratios nazionali non è significativamente diversa da zero. Non è
stato invece seguito l'andamento delle age-ratios interannuali delle beccacce catturate
per l'inanellamento a causa della ridotta estensione delle aree di campionamento.
Tuttavia paragoni puntiformi tra le age-ratios di beccacce inanellate e di beccacce
abbattute mostrano che sono dello stesso ordine di grandezza. Un campione di 1.098
beccacce inanellate in questi ultimi anni ha mostrato una percentuale di giovani
(age-ratio) pari al 74% contro il 76% di quelle incarnierate nella stessa regione.
Tabella 2. Variazioni delle
age-ratios (%di giovani) nei carnieri e densità di beccacce nelle zone cacciate
(I.C.A.2p) in Francia.
| anno |
Age-ratio dei carnieri (% di giovani) |
Percentuale di giovani tardivi nei
carnieri |
Indici Cinegetici di Abbondanza
(I.C.A.2p) |
| 1976/1977 |
60,60 |
9,90 |
0,21 |
| 1977/1978 |
76,00 |
15,90 |
0,24 |
| 1978/1979 |
63,90 |
17,20 |
0,25 |
| 1979/1980 |
69,20 |
19,90 |
0,19 |
| 1980/1981 |
75,40 |
24,20 |
0,23 |
| 1981/1982 |
69,00 |
24,10 |
0,21 |
| 1982/1983 |
68,00 |
18,00 |
0,16 |
| 1983/1984 |
70,70 |
24,40 |
0,18 |
| 1984/1985 |
72,60 |
21,20 |
0,18 |
| 1985/1986 |
61,70 |
19,30 |
0,14 |
| 1986/1987 |
75,40 |
26,10 |
0,17 |
| 1987/1988 |
75,60 |
28,40 |
0,11 |
| 1988/1989 |
68,90 |
23,30 |
0,13 |
| 1989/1990 |
67,40 |
23,40 |
0,11 |
| 1990/1991 |
69,90 |
24,90 |
0,17 |
| 1991/1992 |
70,10 |
28,30 |
0,17 |
| 1992/1993 |
59,40 |
22,50 |
0,09 |
| 1993/1994 |
69,60 |
26,30 |
0,14 |
La mortalità delle beccacce calcolata in base alle age-ratios
rilevabili dai carnieri, e di conseguenza la loro sopravvivenza, riguarda solo gli
effettivi svernanti su territori soggetti ad attività venatoria. Quelli localizzati in
territori non cacciati hanno ovviamente una sopravvivenza più elevata per la grande
influenza che il fattore "caccia" ha sulla sopravvivenza stessa. L'assai bassa
age-ratio delle beccacce inanellate in una foresta non cacciata, conferma tale
consierazione (Fadat,1989). La sopravvivenza indicata dalle age-ratios dei carnieri è
quindi inferiore a quella reale.
Ad un age-ratio media di 75% (fascia Manico-Atlantica) corrisponde, in base alle riprese
di beccacce inanellate, un tasso di sopravvivenza di 0,39. Questa equivalenza dovrebbe, in
futuro, essere completata dalla stima della sopravvivenza da age-ratios dei carnieri. Una
tabella di corrispondenza tra age-ratio e sopravvivenza potrà esser così messa a punto,
permettendo una diminuzione dello sforzo di inanellamento laddove è difficile e,
parallelamente, la stima della sopravvivenza anche laddove l'inanellamento non viene
effettuato. La stima dell'age-ratio dei carnieri si porrebbe così come alternativa
all'inanellamento. Tale stima potrebbe poi essere migliorata dal mio campionamento casuale
dei carnieri.
Figura 3.- Variazioni annuali
dell'entità di comparsa dei giovani in Francia. Nel periodo 1976-1992 la percentuale
globale dei giovani nei carnieri è variata poco, lasciando credere in una grande
stabilità dei fenomeni biologici dell'insieme delle popolazioni di beccacce che svernano
in Francia. In realtà la tendenza all'aumento della percentuale dei giovani tardivi
(nord-orientali) rispetto ai precoci (occidentali) mostra una notevole variazione relativa
di queste due grandi popolazioni. D'altra parte la popolazione francese (autoctona)
sembrerebbe di scarsa entità rispetto alle altre e in decremento relativo rispetto alle
stesse.

Stima della dinamica relativa delle sub-popolazioni di beccacce
Metodo
L'osservazione dello stato delle penne dell'ala permette di
distinguere, in svernamento, i giovani a muta delle copritrici delle remiganti secondarie
terminata - definiti "precoci" - da quelli a muta non terminata - definiti
"tardivi". Questi sono originari nelle regioni a nidificazione tardiva, quelle
cioè dell'Europa del nord e dell'est rispetto a quelle dell'Europa occidentale
(Fadat,1989). Il monitoraggio interannuale delle proporzioni di giovani precoci e tardivi
nei carnieri permette di valutare le variazioni demografiche relative delle
sub-popolazioni nord-orientali e occidentali.
La figura 3 visualizza le variazioni di queste due variabili a partire dal 1976. Si
constata una tendenza all'aumento di giovani tardivi (nord-orientali) rispetto ai precoci
(occidentali) dal 1976 al 1981, e quindi una stabilizzazione di queste percentuali.
L'accrescimento relativo della proporzione delle beccacce nordorientali rispetto a quelle
occidentali alla fine degli anni '70 non può essere spiegata che con la soppressione
della caccia in marzo in Europa occidentale. Notevoli carnieri venivano effettuati nel
centro e nell'est della Francia durante la migrazione nuziale. Ma questa maggiore
proporzione di beccacce nord-orientali nei carnieri francesi non implica necessariamente
che i loro effettivi siano in crescita. Solo la crescita simultanea dei loro effettivi
permetterebbe di confermare tale incremento. L'insufficienza delle statistiche non
permette di concludere alcunché su questo punto.
Monitoraggio delle densità di beccacce in base ai prelievi
Metodo
Le densità di beccacce sono state stimate con il metodo degli Indici Cinegetici di
Abbondanza (I.C.A.: Fadat,1979). Ricordiamo a questo proposito che gli I.C.A. calcolati
riguardanti le beccacce abbattute sono stati ottenuti con la formula:
ICA 2p = B x n1
n²
dove:
- B rappresenta il numero di
beccacce abbattute
- n quello delle uscite di caccia
- n1 quello delle uscite positive (in cui almeno una Beccaccia è stat
incarnierata) nel corso di una stagione venatoria.
Tali valori provengono da un campione globale di 500-600 cacciatori
di beccacce con il cane da ferma. In questo contesto si è potuto dimostrare che gli
estremi della variazione del numero di beccacce incarnierate (viste) dovuti alle grandi
differenze tra cacciatori (territori, cani, ecc.) si compensano. Pertanto il conglobamento
dei dati provenienti da un alto numero di cacciatori porta al concetto di "cacciatore
teorico medio" uguale a se stesso (abilità, resistenza, motivazione, cane,
territorio), nello spazio (settore, dipartimento, regione) e nel tempo (giorno, settimana,
mese, anno). La sua potenzialità può quindi essere considerata costante. Questo I.C.A.
è inoltre proporzionale al tasso di occupazione dell'area di svernamento considerata
(Fadat,1986).
Le variazioni interannuali degli I.C.A. annuali nazionali (Tab.2 e Fig.4) mostrano una
tendenza alla diminuzione dell'ordine del 3,3% all'anno (base 100 nel 1976).
Figura 4.- Variazioni delle
densità medie di beccacce in Francia a seconda degli anni (1976-1992). Gli I.C.A.2p
(Indici Cinegetici di Abbondanza) calcolati in base ai dati forniti da 500-600 cacciatori
specialisti sono proporzionali al numero medio di beccacce incarnierate da ogni cacciatore
e per ogni giorno di caccia, come pure all'entità degli effettivi presenti nel
paese. Si può constatare che gli I.C.A. decrescono a partire dallafine degli anni '70,
più in bretagna che nella regione Alpi-Giura. Questo decremento è probabilmente legato
sia all'aumento dei cacciatori, che si dividono un carniere nazionale in carnieri
individuali sempre più scarsi, sia ad una probabile diminuzione degli effettivi secondo
quanto rilevato in Danimarca.

Molteplici gruppi di fattori influiscono sulle densità (totale degli effettivi, capacità
portante dell'ambiente, pressione venatoria) e le loro variazioni non sono conosciute con
precisione. La conoscenza dell'aumento del numero di cacciatori, ovunque considerata
evidente, nonchè quella del carniere globale nazionale permetterebbero un'interpretazione
più pecisa della diminuzione degli I.C.A. Supponendo che la capacità portante
dell'ambiente e gli effettivi varino poco da un anno all'altro, la diminuzione degli
I.C.A. potrebbe essere il risultato di una maggiore concorrenza tra i cacciatori, il cui
prelievo totale viene ripartito in un più grande numero di prelievi individuali, ciascuno
dei quali sempre più scarso, anno dopo anno. Se invece il prelievo totale risulta
decrescente (caso della Danimarca a partire dal 1964, Fig.5), malgrado una pressione
venatoria in aumento, gli effettivi sarebbero in declino.
La conoscenza dei carnieri nazionali annui di beccacce e del numero di cacciatori che li
hanno realizzati è una realtà ineliminabile nella stesura di un piano di gestione. Essa
dovrebbe permettere una migliore interpretazione delle variazioni della sopravvivenza
globale, nonchè di quella delle singole sub-popolazioni. Un monitoraggio globale della
capacità portante dell'ambiente (superficie forestale, estensione delle lande e degli
incolti) sarebbe assai utile a completare l'informazione.
Figura 5.- Variazioni dei
carnieri in Danimarca. In Danimarca sono state calcolate statistiche venatorie a partire
dal 1942. Per la Beccaccia si è constatato che i carnieri nazionali variano
periodicamente anche di tre volte, ed i picchi compaiono ogni 9 anni circa (Fadat,1994).
Contemporaneamente il numero dei cacciatori è rimasto pressapoco stabile nei primi 20
anni (1942-1962), poi è aumentato, raddoppiando durante i 30 anni seguenti (da Standgaard
e Asferg, 1980). Durante questo ultimo periodo la tendenza del carniere globale nazionale
è a decrescere, come probabile conseguenza di una identica tendenza degli effettivi di
beccacce in transito in quel paese.

Stima della pressione venatoria sulla base del tempo di porto di
anello
Oltre al tasso di sopravvivenza, le riprese di beccacce inanellate permettono il calcolo
del "tempo di porto di anello" in svernamento. Espresso in giorni, esso misura
la durata che separa la data di inanellamento da quella della ripresa. Un tempo di porto
d'anello medio può essere calcolato per un campione di beccacce riprese in una
determinata regione. È proporzionale alla speranza di vita delle beccacce, che a sua
volta è correlata negativamente con le variazioni dei fattori di mortalità. tra essi la
pressione venatoria è la più importante, in zona di svernamento francese (Fadat,1981 e
1989). Le variazioni del tempo di porto d'anello medio traducono quello della pressione
venatoria nella regione considerata. Praticamente, è stato calcolato un tempo di porto di
anello per ogni stagione di caccia sulla base delle riprese dirette al fine di analizzare
le sue variazioni interannuali.
La tabella 1 e la figura 6 sintetizzano le variazioni del tempo di porto di anello medio
in Francia (soprattutto regioni costiere della fascia Manico-Atlantica). Esso è variato
poco in questo periodo ed in maniera non significativa, e pertanto si può ammettere che
la pressione venatoria è rimasta costante.
Figura 6.- Variazioni del tempo
di porto d'anello (giorni). Il lasso di tempo che intercorre tra l'inanellamento e la
ripresa delle beccacce durante lo stesso svernamento in cui sono state marcate (riprese
dirette) è proporzionale alla pressione venatoria media presente sulle aree di ripresa.
Le variazioni osservate non sono risultate statisticamente significative, ma appaiono più
legate alle variazioni delle condizioni di inanellamento che a quelle relative alla
pressione venatoria (da Gossmann,1994).

Lo sforzo di inanellamento come la situazione geografica dei siti in cui è stato
effettuato sono assai variati nel periodo indicato. Questi fattori sono probabilmente una
delle cause delle piccole variazioni rilevate. D'altra parte la varianza elevata del tempo
di porto d'anello traduce differenti speranze di vita tra un sito e l'altro. Ciò deriva
dal fatto che in alcuni casi riguardano uccelli in rimessa diurna in zone protette, mentre
in altri uccelli rimessi in territori cacciati pesantemente. Poichè gli inanellatori
operano spontaneamente sui territori protetti ove le densità sono più alte, è probabile
che la speranza di vita media reale della totalità della popolazione della regione
considerata sia più bassa di quella indicata dal tempo di porto d'anello. Sarebbe quindi
auspicabile che la scelta dei siti fosse casuale. Esperienze effettuate nel dipartimento
del Morbihan e delle Deux-Sèvres, hanno mostrato che le densità delle beccacce
riscontrate su siti scelti casualmente erano in alcuni casi minori (Morbihan), in altri
dello stesso ordine di grandezza (Deux-Sèvres) di quelle riscontrate sui siti scelti
soggettivamente dagli inanellatori.
Da un punto di vista pratico, il tempo di porto di anello può contribuire a rispondere a
domande come: le modifiche dei regolamenti presi per moderare i prelievi sono efficaci?;
che cosa è avvenuto nel corso degli ultimi anni?
Il numero totale dei cacciatori è diminuito in Francia di circa un terzo a partire da
metà degli anni '70. Contemporaneamente la durata della stagione venatoria è stata
diminuita di un mese (soppressione della caccia in marzo). Il numero di giornate di caccia
settimanali è stato ridotto in certi dipartimenti della Francia occidentale, inoltre è
stato deciso di stabilire un tetto ai prelievi individuali (o di gruppo) giornaliero
(settimanale, stagionale). Si potrebbe realmente dedurre che la pressione di caccia sia
effettivamente diminuita in questo periodo. In pratica un'impressione d'aumento è invece
avvertita da tutti i cacciatori. Questa impressione è confermata dall'aumento del 13%
nella percentuale di cacciatori che hanno incarnierato almeno una Beccaccia, tra il 1975 e
il 1983, secondo le stime dell'Office National de la Chasse (Fadat,1986). Le
regolamentazioni che si sarebbero volute restrittive non hanno quindi condotto ai
risultati auspicati. Questo è dovuto al ruolo di "selvatico rifugio" giocato
dalla Beccaccia in seguito alla rarefazione di altre specie di piccola selvaggina. La
generalizzazione dei lanci di fagiani nei boschi e lo sviluppo della caccia in battuta ha
introdotto un nuovo tipo di prelievo di beccacce, fenomeno ben conosciuto in gran Bretagna
(Tapper e Hirons, 1982), con effetto di aumento sul carniere nazionale globale, che sfugge
alle nuove regolamentazioni.
Le variazioni di tempo di porto di anello devono essere correlate con quelle della
sopravvivenza. Ciò dovrebbe permettere in futuro di spiegare le variazioni rilevate, se
se ne sono verficate. Sotto quest'angolazione esso appare come un parametro complementare
della sopravvivenza.
Modalità di stesura di un piano di Gestione
La stesura di un piano di gestione deve essere forzatamente
accompagnata da una normativa suscettibile d'agire efficacemente sui parametri demografici
oggetto di monitoraggio. La fedeltà di ogni individuo (e, conseguentemente, collettiva)
ai territori di svernamento e di riproduzione implica che tale normativa si debba ispirare
a quella utilizzata per la gestione della selvaggina stanziale. Oltre al rispetto assoluto
del periodo riproduttivo, lo stabilire quote territoriali di prelievo è la prima misura
da prendere per ogni unità di gestione (regione naturali, paesi). Queste quote potrebbero
essere determinate, e quindi modulate, sulla base di tentativi interattivi a partire dallo
stato attuale delle pratiche cinegetiche e fintantoché siano constatate
contemporaneamente:
- la stabilità o l'espansione dell'areale riproduttivo (soprattutto
laddove si caccia alla croule);
- la stabilità o la crescita della sopravvivenza stimata con i
diversi metodi attualmente disponibili (inanellamento e/o age-ratio dei carnieri). Il
livello della sopravvivenza rilevato nelle isole Britanniche, circa pari a 0,60, potrebbe
esser preso come obiettivo preliminare (almeno inizialmente). Questo comporterebbe che il
prelievo francese, ad esempio, venga ridotto del 30% circa, soprattutto sulla fascia
Manico-Atlantica.
Praticamente questa impostazione implica che siano stimati
prioritariamente, e per più anni, sia i prelievi che il numero dei cacciatori, al fine di
ottenere una media utilizzabile come base di paragone a partire dal momento in cui nuove
iniziative saranno decise per l'attuazione del piano di gestione.
A questo proposito, il principio di istituire zone protette, soprattutto in zone di
svernamento, deve essere ammesso come una pratica di largo uso. La loro localizzazione in
regioni al riparo da disastri meteorologici (freddi intensi, forti siccità) dovrà
garantire una loro efficienza massima. Tutto ciò dovrebbe essere inoltre rafforzato dalla
sospensione totale e sistematica della caccia in periodo di freddo eccessivo nelle zone
"rifugio climatico" litorali.
Se poi altre misure diventassero necessarie per contenere i prelievi nei limiti fissati
dalle quote, la limitazione della potenza ed efficacia delle armi da caccia dovrebbe
permettere di raggiungere l'obiettivo prefissato. (Tab.3)
Tabella 3.- Obiettivi per una
buona gestione venatoria delle popolazioni di beccacce in francia, soprattutto sulla
fascia Manico-Atlantica. Si tratta di obiettivi preliminari modulabili in funzione
dell'evoluzione dei trend (pressione venatoria, capacità portante).
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Situazione nel 1994 |
Obiettivi preliminari da raggiungere |
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1,3 milioni |
0,9 a 1 milione |
| Tasso
di occupazione aree di
croule |
25% |
superiore al 50% |
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carniere annuale
Pressione venatoria
(=tempo di porto di anello)
sopravvivenza (=longevitá)
âge-ratio |
0,6 à 0,9 milioni 27giorni
0,4
75 à 80% |
0,4 a 0,7 milioni 35 à 40 giorni
0,6
50% |
Conclusioni
La fedeltà della Beccaccia allasua area di riproduzione ed di
svernamento fa sì che possa venir considerata come selvaggina stanziale, anche se le zone
di nidificazione e di svernamento risultano a volte separate da migliaia di chilometri.
Questa particolarità conferisce ad alcune sub-popolazioni una relativa indipendenza
demografica rispetto alle altre e ne rende possibile la gestione, anche su estensioni
piuttosto ristrette. Per questo i monitoraggi interannuali delle variazioni geografiche
delle aree di riproduzione, della sopravvivenza, dei prelievi e della pressione venatoria
devono essere effettuati contemporaneamente per assicurare la convergenza delle loro
informazioni. Lo stabilire un tetto sostenibile ai prelievi per la determinazione di quote
regionali (nazionali) sembrerebbe il logico sbocco della stesura di piani di gestione.
Riassunto
Sulla base di un monitoraggio pluriennale di diversi parametri
relativi alle popolazioni di beccacce svernanti in Francia, viene proposta la metodologia
per la stesura di un piano di gestione della Beccaccia applicabile nella maggior parte dei
Paesi europei. In particolare ci si può basare sui seguenti indicatori:
- variazioni dell'area di nidificazione e/o delle densità di beccacce
su detta area (conteggi dei maschi in croule);
- variazioni dei tassi di sopravvivenza e di mortalità (negativamente
tra loro correlati) in base alle riprese di beccacce inanellate e alle variazioni
dell'age-ratio;
- variazioni delle densità nelle aree di svernamento.
Pertanto dovranno esser effettuati continuamente rilevamenti
annuali per evidenziare i relativi trend sul lungo periodo. La fedeltá della Beccaccia ai
siti riproduttivi e di sverno fa sì che possa venir gestita come una specie stanziale.
Stabilire un tetto sostenibile per i prelievi per la definizione di quote regionali è il
logico sbocco nella stesura del piano di prelievo.
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