| Introduzione
Considerato l'enorme interesse venatorio e, conseguentemente, gestionale per questa
specie in olti Paesi europei, pur non comparendo fra i relatori ufficiali, relatori
ufficiali, ritengo indispensabile un intervento articolato sulla base dell'ormai
abbondante materiale scientifico edito in proposito (cito, per tutti, le grosse revisioni
nazionali : Shorter 1974, Mc Kelvie 1990, UK - Kalchreuter 1979, D -
Fraguglione 1983, Fadat 1995, F - Spanò 1993, I ).
La finalità è quella di conservare l'attuale (soddisfacente) livello delle
popolazioni di Beccaccia.
1. Dati disponibili (utili per la gestione)
1.1 Strategie riproduttive:
La beccaccia è nidificante molto precoce (nella fascia meridionale dell'areale di
riproduzione il picco cade a fine marzo-inizio aprile). Depone una sola volta, ma ha
notevole capacità di rideporre nel caso di distruzione della prima covata. Il successo
riproduttivo medio (variabile negli anni e nei luoghi a seconda dell'andamento climatico)
varia da 2,3 a 3,3 giovani per nidiata (in Inghilterra), con una speranza di vita
inferiore ai due anni.
1.2 Rotte migratorie:
generalmente NE-SW, più direttamente E-W per le popolazioni nord-occidentali, più
a <<ventaglio>> (e quindi anche direttamente N-S) man mano che ci si sposta
verso est.
Per l'Europa occidentale è comunque accettabile la schematizzazione NE-SW con rotte
piuttosto parallele. I paesi più grossi produttori sono la Russia, i Paesi Baltici e
quelli Scandinavi. I Paesi di transito e sverno tendono ad essere <<serviti>>
sempre dalle stesse popolazioni.
1.3 Svernamento:
aree pricipali : Isole Britanniche, Paesi della costa atlantica, Paesi
circumediterranei (da Gibilterra al Caucaso). La fedeltà ai siti di sverno è stata ben
assodata e conseguentemente, anche lo sfruttamento di specifiche popolazioni da parte dei
singoli Paesi.
1.4 Struttura delle popolazioni:
- Age-ratio (percentuale di giovani dell'anno), le cui problematiche si vanno
chiarendo grazie all'esame di decine di migliaia di ali raccolte dai cacciatori ed
esaminate dai ricercatori, soprattutto in Francia, Inghilterra, Danimarca, Italia. Una
elevata percentuale di giovani nei carnieri autunnali (intorno al 70% mediamente in
Francia e Italia, più vicino al 50% in Inghilterra) indica si che la riproduzione è
andata bene (o meglio, che la specie ha un buon potenziale di recupero), ma indica anche
che la popolazione è composta da un numero alto di giovani dell'anno, mentre una
popolazione stabile fonda il suo potenziale riproduttivo sugli adulti: una buona
percentuale di adulti sottolinea che questa classe di età si è potuta riprodurre almeno
una volta, potenzialità tutta da verificare per i giovani alla prima migrazione! Ne sono
esempio le popolazioni più stabili e ricche delle Isole Britanniche, in cui l'age-ratio,
come già detto, è intorno al 50%. Questo fatto, unitamente al diverso comportamento
migratorio delle due classi di età, consiglia una grande prudenza nell'utilizzo di una
elevata percentuale di giovani nei carnieri (peggio ancora su aree ristrette) quale
indizio di ottimo stato di salute (assenza <<di sofferenza>>) di una
popolazione cacciata. Questo parametro deve essere valutato attentamente, su vaste
estensioni (più Nazioni) e ulteriormente indagato per metterne a punto i reali
significati.
- Sex-ratio: esiste una notevole segregazione dei sessi con differenti distribuzioni su
territori diversi, anche tra loro prossimi (preferenze delle femmine per terreni morbidi e
profondi, mentre i maschi si cibano più in superficie e su aree più estese). Si verifica
pertanto una maggior concentrazione delle femmine - più esposte alla diminuzione delle
disponibilità alimentari (la femmina perde più peso del maschio durante i duri mesi
invernali) - in aree più morbide e riparate, in definitiva più <<tipiche>> e
quindi anche più battute dai cacciatori. le femmine pertanto compaiono in numero più
elevato dei maschi nei carnieri autunnali-invernali. Esiste infine anche un certo ritardo
negli spostamenti dei maschi.
1.5 Individuazioni di differenti popolazioni sulla base
dell'analisi del DNA.
La ricerca è in corso presso l'Istituto di Zoologia dell'Università di Genova,
promossa dal sottoscritto, e i primi risultati sono in via di pubblicazione. Finora è
stato messo in evidenza come, anche nella beccaccia (come rilevato per altre specie), è
possibile individuare differenze tra le diverse popolazioni che quindi risultano
geneticamente separate e identificabili. Pertanto l'ipotesi di poter utilizzare questa
metodologia per tipizzare le diverse popolazioni, e quindi anche per valutare la
percentuale delle stesse sfruttate dai SINGOLI Paesi di transito e sverno ( e stabilirne
così proporzionali quote di sfruttamento), non è poi così lontana dalla realtà.
1.6 Fattori limitanti:
il gelo invernale, forte e prolungato, può esser causa di vere e proprie ecatombi
<<da fame>>, cui si aggiungono i rischi di aumentata mortalità da caccia
eccessiva e predazione a seguito dell'aumento abnorme locale della densità.
Il prelievo venatorio pesantissimo, almeno localmente, deve esser tenuto in costante
monitoraggio, soprattutto se può combinarsi con altre cause di calo di popolazione
(attenzione che la mortalità da caccia non passi da <<compensativa>> ad
aggiuntiva!).
2. Dati mancanti indispensabili
2.1 Dati sulla situazione ambientali e sull'andamento
riproduttivo annuale nelle principali aree di nidificazione.
2.2 Entità dei prelievi venatori e numero dei
fruitori per Paese, possibilmente tenendo separati gli specialisti da quelli casuali.
2.3 Valutazione dell'incidenza della mortalità
naturale.
3. Iniziative prudenziali di gestione
(da oggi al 2000 dobbiamo attenerci a questo criterio di "prudenza"
parallelamente all'approfondimento delle conoscenze)
3.1 Piani di prelievo:
importantissimo non superare i prelievi globali medi di questi ultimi anni, visto che ad
oggi sono stati piuttosto ben sopportati. Utili carnet di caccia; carnieri massimi da
stabilire per cacciatore/giornata e per cacciatore/anno. Raccolta dati dei prelievi per il
suddetto monitoraggio.
Si dovrà arrivare a quote per nazione e per anno. Controllo dell'effettivo divieto di
commercializzazione della specie.
3.2 Chiusura al 31 Gennaio:
la forte pressione venatoria e la precocità riproduttiva di questa specie consiglia di
non allungare la stagione venatoria al di là di tale data. Per un piano di gestione
prudenziale sarebbe addirittura auspicabile la chiusura al 31 dicembre di ogni anno (come
avviene in alcune regioni italiane senza isterismi!) : questo in considerazione alla
sedentarietà delle popolazioni svernanti ( e quindi all'accresciuto impatto venatorio
ripetitivo sugli stessi individui stabili) e al periodo climatico più critico per la
specie ( tra l'altro appena precedente la risalita e pertanto necessitante di una adeguata
preparazione energetica). Non dobbiamo poi dimenticare che la beccaccia sopporta, qua e
là per il suo areale, pressione di caccia per un periodo lunghissimo da luglio (Svezia) a
maggio (Russia).
3.3 Coordinamento co i Paesi extra-comunitari
(dell'Europa orientale e circumediterranei).
Poichè è impensabile chiedere sacrifici a popolazioni che dalla caccia traggono entrate
utili a soddisfare esigenze primarie, occorrerà studiare strumenti economici atti a
supplire il mancato indotto economico per quei Paesi che si impegnino a non cacciare
(almeno quale turismo venatorio) la beccaccia dopo il 31 gennaio. Si può pensare a
sovvenzioni compensative da parte degli Stati che hanno più cittadini (e quindi introiti)
interessati alla beccaccia o anche a fonti proponibili di indotto turistico alternativo
(ad es. per addestramento cani tra febbraio e marzo).
3.4 Individuare cacce di specializzazione
a scelta del singolo, ma escludentisi a vicenda, che permetterebbero
di conoscere esattamente il numero dei fruitori (dei quali sarebbe anche più facile
ottenere la collaborazione alla ricerca) evitando spostamenti incontrollabili di masse di
cacciatori da una specie all'altra nei diversi periodi dell'anno.
3.5 Accorciare la giornata venatoria alla beccaccia
(dalle ore 08.00 alle 16.00) evitando così più facilmente le
illegalità della caccia alla posta (laddove proibita), con eventuali derighe per
tradizioni locali.
3.6 In definitiva, conservare
l'oggetto della nostra passione, ritualizzandone al massimo
l'approccio e diminuendone il prelievo spicciolo e stupido.
Ovviamente si potrà realizzare solo in parte di siffatto
programma, tenendo presente che sarebbe comunque auspicabile:
- diminuire la pressione di caccia e quindi il tableau annuo medio;
- aumentare la longevità media degli individui con una conseguente diminuzione della
percentuale dei giovani nei carnieri intorno a 50%.
Quando si riuscissero ad avere dati attendibili sui prelievi medi dei singoli Paesi, le
percentuali di utilizzazioni delle diverse popolazioni di beccacce da parte degli stessi,
notizie sullo stato degli habitat e indici tempestivi dell'andamento riproduttivo annuale
(almeno nei principali quartieri di riproduzione), si potrebbe tranquillamente stilare un
corretto ed oggettivo piano di prelievo per ogni Paese fruitore di tale patrimonio,
probabilmente eliminando alcune delle restrizioni qui prospettate nel segno di una
salutare prudenza gestionale.
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