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| Per il suo orientamento perpendicolare al flusso migratorio proveniente
dall'Europa centrale ed orientale la penisola italiana si pone come una sorta di barriera
di terra emersa, un po' come le coste francesi atlantiche per le beccacce provenienti
dall'Europa nord-orientale. Il Vesuvio, questa montagna vulcanica affacciata sul mare , è ormai circondato da zone fortemente urbanizzate che lo separano da altre aree forestali: è un po' come un'isola boscosa in mezzo al mare! Infatti durante i passi notoriamente vi si verificano notevoli concentrazioni di beccacce. Meno idonea è invece l'area per una sosta prolungata quale lo svernamento probabilmente in relazione alla composizione del suolo, assai drenante e poco umido, tale cioè da non favorire lo sviluppo dei lombrichi. Si ritiene comunque utile un monitoraggio delle presenze, che può effettuarsi soprattutto con conteggi serali alla posta, in punti particolarmente idonei da evidenziare sperimentalmente intorno al massiccio forestale del Vesuvio sulla base di tentativi portati avanti per un'intera stagione preliminare e su indicazione dei cacciatori. Una volta individuati i punti più adatti occorrerà effettuarvi , da fine ottobre a
fine marzo, i conteggi suddetti sia per stimare il flusso migratorio che per confrontarlo
con gli effettivi svernanti, questi ultimi importanti per valutare l' "effetto
riserva" del massiccio forestale stesso nel corso degli anni. Con l'appoggio dell'Università e la collaborazione dei cacciatori si potrebbe inoltre studiare l'alimentazione analizzando i contenuti stomacali delle beccacce incarnierate lungo i confini del Parco: un inventario parallelo della fauna del suolo nei principali siti del Parco notoriamente frequentati dalla specie potrebbe poi permettere di valutare la capacità di carico della zona. In conclusione le ricerche andrebbero condotte per un lungo periodo (dell'ordine del decennio) e con metodologie costanti; solo in seguito si potranno modificare i protocolli. Ad ogni buon conto, indipendentemente dai risultati, si ritiene necessario portare avanti il lavoro almeno a fini didattici in quanto il monitoraggio della demografia delle specie oggetto di caccia deve essere incrementato in Italia, e i Parchi nazionali sono territori sperimentali ideali di collegamento tra il mondo della ricerca e quello dellla fruizione, cioè i cacciatori.
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